Oscar Wilde risponderebbe a Tajani con questa frase: “Meglio tacere e sembrare stupidi”: il caso “donne da sposare”

Oscar Wilde è morto nel 1900. Eppure, con una precisione quasi soprannaturale, aveva già preparato la risposta ad Antonio Tajani. E siamo sicuri che non gli piacerebbe, ma è davvero quella che si merita.

donne da sposare

Cosa c’è di meglio dell’aprire la bocca per dire cose stupide?

“È meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio.”

Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio della Repubblica Italiana, ha recentemente aperto bocca. E ha detto, con la solennità di chi ritiene di dispensare saggezza millenaria:

“Meglio sposare una donna meno appariscente ma più stabile, con le gonne più lunghe.”

Oscar Wilde, che di battute se ne intendeva – e di sciocchezze ancora di più – avrebbe probabilmente alzato un sopracciglio, sistemato il fiore all’occhiello e concluso: affare vostro.

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Perché le gonne lunghe garantiscono la stabilità coniugale secondo Tajani (e ahinoi molti altri)

Fermiamoci un momento sulla logica interna di questa affermazione, perché merita un esame serio. La donna con la gonna lunga è più stabile. Si presume quindi che la gonna corta generi instabilità. Nervosismo, forse. Irrequietezza. Voglia di fare le valigie.

Non è chiaro se il meccanismo sia fisico – la gonna corta limita meno i movimenti, quindi la donna potrebbe teoricamente muoversi di più, anche metaforicamente – oppure estetico-morale, nel senso che la gonna lunga indica carattere, serietà, vocazione domestica. In entrambi i casi siamo di fronte a una delle teorie sartoriali più ambiziose della storia politica italiana. Darwin aveva studiato l’evoluzione delle specie. Tajani ha scoperto il rapporto tra lunghezza dell’orlo e solidità matrimoniale.

Viene spontaneo chiedersi: le donne in kilt sono instabili o super stabili? E le suore, con i loro abiti fino ai piedi, sarebbero mogli ideali? Sono domande legittime, all’interno della struttura teorica proposta.

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Cosa significa “meno appariscente” nella pratica

La seconda variabile del consiglio matrimoniale di Antonio Tajani è la scarsa appariscenza. Meglio una donna che non si faccia notare troppo. Che non attiri l’attenzione. Che, in qualche senso non meglio specificato, stia un po’ più in sottofondo.

In italiano, fino a qualche decennio fa, si diceva “moglie e buoi dei paesi tuoi.” Tajani ha aggiornato il proverbio con una sensibilità contemporanea: moglie e gonna lunga dei paesi tuoi, preferibilmente meno vistosa. È un progresso. È un progresso nel senso che fa un passo indietro con più stile.

Quello che questa visione non contempla è che una donna non è un accessorio da abbinare a uno stile di vita. Non è una variabile dipendente da selezionare in base alla propria comodità, alla propria necessità di stabilità, alla propria paura di ciò che è vivace, autonomo, vistoso perché presente e sicuro di esserlo.

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Chi è la donna che Tajani non ha visto

La donna che Tajani ha in mente – silenziosa, sobria, stabile, con la gonna lunga – esiste. Come esistono tutte le donne, in tutte le forme, le lunghezze d’abito e i livelli di appariscenza. E nessuna di queste donne esiste per corrispondere a un consiglio matrimoniale di un politico.

Esiste la donna che lavora, che litiga, che ama, che sbaglia, che cambia idea, che porta i tacchi o le scarpe da ginnastica, che ha paura e non lo dice, che ha paura e lo dice troppo forte, che piange ai film e non ai funerali, o il contrario. Esiste la donna che sa esattamente cosa vuole e quella che non lo sa ancora. Esiste la donna brillante, quella silenziosa, quella invadente, quella che non parla mai abbastanza. Nessuna di queste donne è un tipo da catalogo da cui scegliere il modello più adatto alla propria tranquillità.

Ridurre una donna a un consiglio sulla gonna è un gesto talmente antico da sembrare quasi vintage, se non fosse che vintage è una categoria estetica e non un aggettivo per le idee su chi ha il diritto di occupare spazio nel mondo.

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La risposta che Oscar Wilde aveva già scritto

“È meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio.”

Oscar Wilde la usava come battuta. Ma la sua efficacia non sta nella cattiveria: sta nella precisione. C’è un tipo di uscita pubblica che non ha bisogno di controreplica, di analisi, di smontaggio sistematico. Si smonta da sola, non appena la si legge con attenzione. Il consiglio matrimoniale di Antonio Tajani appartiene a questa categoria: non ha bisogno di essere confutato. Ha bisogno soltanto di essere ripetuto ad alta voce, con calma, davanti a qualcuno che abbia un minimo senso del ridicolo.

Il problema non è Tajani. Il problema è che affermazioni di questo tipo, dette da chi ha visibilità e potere, non rimangono boutade da salotto. Diventano il rumore di fondo in cui crescono le ragazze che imparano a farsi meno appariscenti, a tenersi sul sicuro, a non occupare troppo spazio. Perché qualcuno, da qualche parte, ha detto loro che la donna giusta è quella che non disturba.

Oscar Wilde aveva capito tutto. Aveva capito che certe cose non meritano una risposta elaborata. Meritano una frase sola, tagliente, e poi il silenzio. Il tipo di silenzio che lascia l’interlocutore con il proprio imbarazzo, ben visibile, senza nemmeno la gonna lunga a coprirlo.

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