Le frasi di Paolo Crepet e Vittorino Andreoli che aiutano a vivere in pace il rapporto con i genitori anziani

C’è un momento nella vita in cui i ruoli si invertono. Il genitore che era il punto fermo diventa qualcuno che ha bisogno. Il figlio che era quello accudito diventa quello che accudisce. Questa inversione non avviene in modo lineare, arriva a pezzi, a volte lentamente, a volte di botto. E porta con sé domande difficili: quanto si dà, dove si mette un limite, come si vuole bene senza annullarsi. Paolo Crepet e Vittorino Andreoli – due delle voci più autorevoli della psichiatria italiana, con approcci diversi ma convergenti su molti punti – hanno detto cose precise e utili su questo tema. E possono aiutarti a vivere con più serenità il rapporto con i tuoi genitori anziani.

rapporto con i genitori anziani

Crepet: quando il senso di colpa è il segnale giusto

“Meglio il senso di colpa che l’abbandono.”

Crepet lo dice in modo diretto, quasi brutale. Il senso di colpa che si sente quando non si riesce a essere sempre presenti, quando si mette un limite, quando si sceglie la propria vita, non è un errore. È il segnale che si tiene ancora alla relazione. Il vero problema non è sentirsi inadeguati: è smettere di sentirsi qualcosa, perché vuol dire che il legame si è spezzato davvero.

Quindi, quando arriva il senso di colpa per non essere stati abbastanza presenti, non soffocarlo subito con le giustificazioni. Riconoscilo come segnale, e poi chiediti cosa ti sta dicendo su quello che vuoi davvero fare, non su quello che dovresti fare.

Leggi anche: Pellai sulla “generazione sandwich”: a 40-60 anni si cresce un adolescente e si cura un anziano, ed è devastante

Crepet: cosa significa davvero abbandonare

“L’abbandono è non esserci anche se siamo a casa.”

La presenza fisica non basta. Crepet fa una distinzione che cambia completamente il modo di guardare al tema della cura: si può essere fisicamente vicini a un genitore anziano e completamente assenti, perché si è distratti, perché si è rassegnati, perché si è già altrove col pensiero. E si può essere lontani fisicamente e profondamente presenti: in una telefonata vera, in un’attenzione reale, nel ricordarsi di chiedere qualcosa che conta per lui.

Per fare sentire ai tuoi genitori anziani la tua vicinanza,  potresti per esempio scegliere un momento fisso nella settimana in cui la tua presenza è vera: senza telefono, senza list di cose da fare, senza guardare l’orologio. Anche un’ora. L’assenza che fa male non è quella geografica.

Andreoli: cosa significa davvero essere genitore, anche da figli

“Per diventare padre e madre occorre dedicare tutta la propria vita.”

Andreoli parla di genitori verso i figli, ma la frase si rovescia con precisione sul tema inverso: capire quanto i propri genitori hanno dedicato richiede la stessa disponibilità ad essere pienamente lì. Non si accudisce davvero qualcuno mentre si è anche da un’altra parte. La dedizione – anche parziale, anche limitata da vincoli reali – è quello che fa la differenza tra il compiere un gesto e l’essere presenti in un momento della vita dell’altro.

Quindi, quando stai con il tuo genitore anziano, scegli consapevolmente di stare lì. Non di portare a termine un compito, ma di stare con una persona. Questo spostamento di prospettiva cambia la qualità di quello che succede tra voi.

Leggi anche: La tenera e vera frase di Paolo Kessisoglu sui figli con genitori anziani: “Quando invecchiano, capisci chi sei”

Andreoli: il gesto che vale più delle parole

“Un abbraccio vale di più di una terapia sul dolore.”

Andreoli lo ha scritto parlando di sé: di come i propri figli, a volte, lo abbraccino quando lui ha bisogno di forza. Ed è esattamente questo capovolgimento che lo rende così potente applicato al rapporto con un genitore anziano: il genitore che stava sempre in piedi ha bisogno di ricevere. Un contatto fisico, una presenza corporea, un calore concreto, valgono più di molte parole giuste, di molte spiegazioni corrette, di molti gesti pratici fatti in modo efficiente ma distante.

La prossima volta che sei con i tuoi genitori anziani e non sai cosa dire, non cercare le parole giuste. Stai lì. Tocca loro la mano. L’abbraccio non richiede di sapere cosa sta succedendo: richiede solo di essere presenti abbastanza da darlo.

Leggi anche: Saper invecchiare è trovare un accordo decente tra il volto vecchio e il cuore giovane: una frase di Ugo Ojetti