Pellai sulla “generazione sandwich”: a 40-60 anni si cresce un adolescente e si cura un anziano, ed è devastante

Ti capita di sentirti esausto senza riuscire a spiegartelo bene, senza un motivo singolo e identificabile che giustifichi quella stanchezza? Di avere la sensazione di correre in due direzioni opposte contemporaneamente: verso un figlio che vuole sempre più libertà, verso un genitore che ne sta perdendo, e di non riuscire mai ad arrivare fino in fondo in nessuna delle due? Nel mezzo ci sei tu, a tenere insieme tutto, a fare il collante tra generazioni che tirano in direzioni diverse, senza mai abbastanza tempo, senza mai abbastanza energie, senza mai abbastanza spazio per te. Alberto Pellai ha un nome preciso per quello che stai vivendo. E averlo cambia qualcosa: quando capisci che la tua fatica non è un fallimento personale, ma una condizione strutturale che riguarda milioni di persone, si apre la possibilità di affrontarla diversamente.

si cresce un adolescente e si cura un anziano

Cos’è la generazione sandwich

“La generazione sandwich è la generazione dei 40/60enni che stanno contemporaneamente accompagnando nella crescita i loro figli adolescenti e curando, nell’anzianità, i propri genitori.”

Il termine non è ironico né banalizzante: è descrittivo con una precisione quasi geometrica. Si è letteralmente in mezzo: tra una generazione che sta salendo – i figli adolescenti – e una che sta scendendo – i genitori anziani. E da entrambe le parti arriva pressione, bisogno, richiesta di presenza e di attenzione.

Questa frase mi ha raggiunta con una precisione quasi fisica, come quando qualcuno descrive qualcosa che stai vivendo senza saperlo. Ho avuto mio figlio di dodici anni da un lato e mia madre sempre più fragile dall’altro, e non riuscivo a capire perché fossi così stanca. Non era pigrizia. Era strutturale. Pellai ha dato un nome a quello che stavo vivendo, e nominarla è stato il primo sollievo.

La protezione doppia e opposta

“Ti proteggo da un’autonomia che tu vuoi sfidare, ma non sai ancora di che cosa è fatta; ti proteggo da un’autonomia che non sai più gestire, ma che non vorresti abbandonare.”

Questa è la frase più precisa delle tre, e anche la più commovente nella sua simmetria perfetta. Le due generazioni che stringono la generazione sandwich stanno facendo la stessa cosa, ma in direzioni completamente opposte: l’adolescente combatte per conquistare un’autonomia che non sa ancora come gestire, con tutta la forza e l’impazienza di chi vede davanti a sé qualcosa che vuole; l’anziano combatte per conservare un’autonomia che aveva e che sta perdendo, con tutta la resistenza di chi non vuole cedere qualcosa che è stato suo per decenni.

In mezzo c’è chi deve proteggere entrambi, con risposte spesso opposte e apparentemente contraddittorie. Con il figlio adolescente, proteggere significa a volte lasciarlo sbagliare, mentre ogni istinto materno o paterno vorrebbe evitargli il dolore. Con il genitore anziano, proteggere significa a volte dire una verità difficile da ascoltare, mentre ogni istinto filiale vorrebbe risparmiargliela.

Il rischio di frammentarsi

“È un compito molto impegnativo e faticoso, a volte ci si frammenta dentro questa situazione.”

Il frammento non è una metafora poetica: è una descrizione clinica molto precisa. Chi vive questa doppia pressione senza supporto tende a spaccarsi: perde il filo di sé, esaurisce le risorse, smette di capire cosa vuole lui. Perché non c’è spazio per chiedersi cosa vuole lei o lui.

La prima indicazione che Pellai dà per chi si trova in questa situazione è molto concreta: chiedere aiuto. Non come segno di debolezza o di incapacità, ma come atto di sopravvivenza necessario e intelligente. Riconoscere di essere in una situazione strutturalmente faticosa, che non dipende dai propri difetti ma dalla somma oggettiva di quello che si porta, è il primo passo per non lasciarsi consumare da essa.

Alberto Pellai è medico, ricercatore e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore di numerosi libri sull’educazione tra cui L’età dello tsunami e Tu non sai con chi parlo!, collaboratore del Ministero della Salute e uno dei riferimenti più ascoltati sulla genitorialità in Italia.

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