Roberta Bruzzone sui manipolatori: non fidarti di chi ti dice che la sua vita è una tragedia, spesso è lui il problema

Quante volte ci siamo trovati ad ascoltare storie di sofferenza che ci toccano il cuore? Racconti di persone che, arrivando da noi, sembrano portare un fardello insopportabile: relazioni finite male, famiglie assenti, amici traditori. Siamo pronti ad ascoltare e consolare, ma siamo davvero sicuri che ciò che stiamo sentendo sia vero e non solo distorto? Dietro a queste storie potrebbe esserci una strategia ben precisa. Oggi riflettiamo insieme su come i manipolatori usano il loro passato per influenzare il presente, come osserva Roberta Bruzzone, e su come dobbiamo imparare a difenderci da queste dinamiche.

R. Bruzzone sui manipolatori

Attenti a chi usa il passato come scudo

Roberta Bruzzone ci invita a chiederci: “Ma non è che tante volte il problema è lui?” Di fronte a storie di sofferenza, siamo portati a vedere l’altra persona come una vittima. Le infinite (e fantasiose) narrazioni fanno leva sulla nostra empatia, facendoci credere che quella persona sia solo sfortunata.

Come dice Roberta Bruzzone:

“Arrivano da voi e tipicamente tutta la loro vita precedente è stata un disastro: le ex gli hanno fatto di tutto, la madre e il padre non gli parlano, fratelli non pervenuti, amici son tutti stronzi… Ma non è che tante volte il problema è lui? Poniamoci il problema, perché è vero che il karma può essere negativo, ma così negativo qualcosa allora non va.”

Chi si riconosce in questa esperienza? I manipolatori si nutrono di questa empatia, presentandosi come vittime di un destino avverso. Ma, come sottolinea Roberta Bruzzone, il passato doloroso non giustifica mai comportamenti manipolatori, e attenti a chi lo usa come scudo!

La storia (quasi) perfetta raccontata dai manipolatori

Se ci facciamo caso, ogni volta, sembra un copione già scritto. Quando ci raccontano queste storie strappalacrime che sembrano degne di un premio letterario per romanzi drammatici, dobbiamo chiederci: perché questa persona ci sta raccontando tutto ciò? È davvero un momento di vulnerabilità?

Un esempio che spesso vediamo è quello di chi, parlando incessantemente di quanto la sua ex partner lo abbia fatto soffrire, la dipinge come irragionevole e crudele.

La narrazione perfetta della sofferenza diventa uno strumento per manipolare le nostre emozioni, facendoci vedere chi parla come una vittima, quando in realtà potrebbe essere proprio lui la causa dei suoi stessi fallimenti.

Un segnale da non sottovalutare è quando queste storie non sembrano mai evolversi: l’altra persona non cerca mai di cambiare, di migliorarsi, ma continua a concentrarsi sul suo passato.

Il gioco delle colpe

Un aspetto che spesso sfugge è proprio la costante abitudine del manipolatore, di spostare la colpa sugli altri. Questa continua auto-vittimizzazione gli permette di mantenersi sempre nel ruolo di chi subisce, mai di chi agisce.

A lungo andare, potremmo sentirci inclini a proteggerlo, convinti di essere l’unica persona che lo “capisce davvero”. Ma è importante fermarsi a riflettere: se questa persona ha sempre un elenco di “nemici” e delusioni, forse dovremmo chiederci se la radice del problema non sia, in realtà, proprio lei.

Come riconoscere la trappola

Come possiamo accorgerci se siamo entrati nei tentacoli di un manipolatore? Il primo segnale è la mancanza di responsabilità. Un campanello d’allarme è chi vede solo le colpe degli altri e mai le proprie. Un altro segno importante è quando la sofferenza sembra infinita, senza mai un tentativo di cambiamento o di evoluzione.

Per evitare di cadere in questa trappola, dobbiamo imparare a stare più attenti alle nostre emozioni. La nostra empatia è importante, ma non possiamo permettere che venga sfruttata da chi cerca solo di ottenere qualcosa da noi.

Beh, cosa dire: quando prendiamo decisioni importanti – come iniziare una relazione – è fondamentale non agire d’impulso. Più facile a dirsi che a farsi, ma è molto importante, prima di investire tempo ed energie in una persona o in un progetto, prenderci il tempo per “studiare” a fondo la situazione. Non come per un compito in classe, ma il fine è quasi simile: è essenziale per aver un buon risultato finale.

Basta osservare come quella persona reagisce nelle difficoltà, se condivide i nostri valori e se c’è davvero la possibilità di costruire una relazione solida. Solo così possiamo fare scelte consapevoli e durature. Non dobbiamo avere fretta: dare a noi stessi il tempo per riflettere e basarci su elementi oggettivi è la chiave per evitare i manipolatori.

E adesso? Come venirne fuori?

Qua c’è il vero grattacapo! “E adesso, che faccio?” Per prima cosa è fondamentale stabilire dei confini chiari. Se ci accorgiamo che la persona non è interessata a cambiare, ma continua a ripetere la stessa narrazione senza mai cercare una soluzione, dobbiamo decidere di non alimentare questo circolo vizioso. Bisogna capire quando è arrivato il momento per tagliare i ponti.

Riconoscere i manipolatori non è semplice, ma è possibile. Se impariamo a leggere i segnali e a non cedere alla tentazione di “salvare” chi non vuole cambiare, possiamo vivere in modo più autentico e protetto. La nostra empatia è una forza, ma non deve diventare uno strumento nelle mani di chi cerca di sfruttarla a proprio favore.

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