Sei mai stato in un momento in cui tutto sembrava fermo, pesante, senza via d’uscita visibile, eppure, da qualche parte dentro di te, qualcosa continuava ad aspettarsi che accadesse qualcosa di buono? Non una certezza. Non una promessa. Solo una direzione, ostinata e silenziosa, verso qualcosa di più di quello che c’era in quel momento? Khaled Hosseini ha scritto di persone che hanno perso molto più di quanto la maggior parte di noi riuscirà mai a immaginare. E ha osservato, in loro e in sé stesso, qualcosa che non si spegne. Ha trovato le parole giuste per dirlo, parole che non consolano con bugie, ma che riconoscono qualcosa di vero e di potente su come siamo fatti.

Tutti noi aspettiamo che ci succeda qualcosa di straordinario
“Malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che ci succeda qualcosa di straordinario.”
Fermati sulla parola chiave: “malgrado”. Non “dopo aver superato le difficoltà”. Non “quando le cose migliorano abbastanza”. Malgrado: in mezzo alle difficoltà, mentre ci sono ancora, pesanti e irrisolte. Hosseini sta descrivendo qualcosa che accade adesso, non quando sarà finita.
C’è qualcosa di strutturalmente umano in questo: la capacità di aspettarsi qualcosa di buono non come conseguenza del benessere raggiunto, ma come risposta diretta all’avversità. Non nonostante il dolore: dentro il dolore. È lì, in quel posto scomodo, che questa aspettativa mostra tutta la sua forza.
Chi è Khaled Hosseini come voce
Hosseini non scrive di guerre e fughe da fuori. Le conosce dall’interno: cresciuto in Afghanistan, ha vissuto il colpo di stato del 1978 da bambino, si è rifugiato negli Stati Uniti con la famiglia come esiliato politico. I suoi libri raccontano persone che perdono case, paesi, persone amate in modo definitivo e irreversibile.
Ma i suoi personaggi – e questa è la cosa più importante – non smettono mai completamente di aspettarsi qualcosa di buono, anche quando ogni logica suggerirebbe il contrario. Quella resistenza dell’aspettativa non è ingenuità romantica. È la condizione strutturale che permette di continuare a vivere. È quello che lui ha visto nelle persone che conosce, e che ha deciso di onorare con la scrittura.
Il paradosso dell’attesa
C’è qualcosa di profondamente paradossale nell’aspettare qualcosa di straordinario mentre le difficoltà non sono ancora finite. E Hosseini lo sa meglio di chiunque. Non sta promettendo che l’attesa si realizzerà, che lo straordinario arriverà puntuale come ordinato. Non è un libro di motivazione. Sta osservando qualcosa di molto più concreto: un fatto strutturale sull’essere umano.
La psicologia positiva chiama questo orientamento “speranza”, non come ottimismo ingenuo che nega la realtà, ma come orientamento cognitivo verso il futuro che permette di continuare ad agire nel presente difficile.
Martin Seligman e altri ricercatori hanno mostrato in modo rigoroso che questa speranza — misurabile, concreta — è uno dei predittori più forti di resilienza psicologica di fronte alle avversità. Chi la perde smette progressivamente di cercare uscite, di costruire, di muoversi. Chi la mantiene continua, anche senza sapere esattamente verso cosa sta andando.
Lo straordinario come direzione
Hosseini non definisce cosa sia lo straordinario che si aspetta, e quella vaghezza è deliberata. Perché per te è qualcosa di diverso da quello che è per chiunque altro. Un incontro inaspettato. Un ritorno che non speravi. Una piccola apertura in una situazione che sembrava senza uscita. Una conversazione che cambia qualcosa in modo silenzioso, ma definitivo.
L’aspettativa dello straordinario non ha un oggetto preciso. Ha una direzione. Un orientamento verso qualcosa di più di quello che c’è adesso, di meglio di come stanno le cose in questo momento. Quella direzione – mantenuta in mezzo alle difficoltà, nonostante tutte le ragioni per abbandonarla – è forse la cosa più specificamente umana che esista. È quello che i personaggi di Hosseini portano con sé attraverso le perdite più grandi. È quello che lui descrive con grande rispetto e senza sentimentalismo facile.
Khaled Hosseini è uno scrittore afghano-americano, autore di Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli, due dei romanzi più venduti e più amati degli ultimi vent’anni in tutto il mondo.
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