Saviano: sopravvive chi non si fida mai completamente, e quando idealizzi qualcuno lo costringi a deluderti

C’è qualcuno nella tua vita che hai messo su un piedistallo? Qualcuno di cui ti sei fidato completamente, senza riserve, consegnandogli una parte di te che non avresti dovuto consegnare a nessuno in modo così totale? E c’è qualcuno che hai deluso – o che ti ha deluso – non perché fosse una persona cattiva, ma semplicemente perché era umana, e tu non te lo aspettavi? Roberto Saviano ha detto qualcosa che fa male in modo preciso, non come un colpo generico, ma come qualcosa che trova esattamente il punto giusto. Non parla da un libro di psicologia. Parla da dentro una vita in cui fiducia e tradimento hanno avuto conseguenze reali e irreversibili. Quello che ha capito vale anche per te, anche nelle relazioni più ordinarie.

quando idealizzi qualcuno
Portrait of Roberto Saviano 2023 ©Francesca Mantovani ©Gallimard/opale.photo

Roberto Saviano: sopravvive solo chi non si fida mai completamente di nessuno

“Sopravvive sempre chi in fondo non si fida mai completamente di nessuno. Non sai mai le persone quando si avvicinano cosa cercano, e anche quando non cercano niente, hai paura che possano averti idealizzato. E quando tu idealizzi una persona, la stai costringendo a deluderti.”

La struttura è in tre parti. Prima: la sopravvivenza e la fiducia. Seconda: il mistero dell’avvicinarsi degli altri. Terza – la più inaspettata – l’idealizzazione come costrizione alla delusione.

Sopravvive chi non si fida mai del tutto

Non è un invito al cinismo. Non è Saviano che ti dice di chiuderti, di non fidarti di nessuno, di vivere in guardia permanente. È un’osservazione precisa su come funziona la vulnerabilità nelle relazioni.

Chi si fida completamente, senza nessuna riserva, trasferisce nell’altro una quantità di potere su di sé che nessun essere umano può gestire in modo perfetto. Tutti sbagliamo. Tutti deludiamo. Tutti abbiamo momenti in cui siamo meno di quello che gli altri si aspettano.

E più le aspettative sono totali, più quella distanza fa male. La fiducia senza margini non è generosità verso l’altro, ma è un carico enorme che schiaccia chi lo riceve. Chi porta una fiducia assoluta sa che qualsiasi errore, qualsiasi momento di debolezza, qualsiasi imperfezione normale sarà amplificato in tradimento. Quella pressione silenziosa cambia la relazione in modo sottile e spesso irreversibile, prima ancora che accada qualcosa di concreto.

Saviano parla da dentro un’esperienza estrema: amici stretti che lo hanno tradito, collaboratori rivelatisi diversi da come sembravano. Ma la struttura psicologica che descrive è universale. Vale nelle tue amicizie. Vale nelle tue relazioni di lavoro. Vale ovunque ci sia qualcuno di cui ti fidi.

Non sai cosa cercano

“Non sai mai le persone quando si avvicinano cosa cercano.”

Questa è la parte più malinconica della frase, e la più vera in senso assoluto. Le intenzioni degli altri sono opache per definizione: non puoi saperle con certezza, non puoi leggerle direttamente. Puoi osservare i comportamenti, fare ipotesi, costruire fiducia nel tempo. Ma non puoi sapere. C’è sempre un margine di non conoscenza tra te e qualsiasi altra persona, anche quelle che conosci da anni, anche quelle che ami.

E quella opacità – non la malevolenza, non il tradimento volontario, solo la normale opacità strutturale delle relazioni umane – è la condizione in cui vivono tutte le relazioni, nessuna esclusa. Convivere con quell’incertezza senza paralizzarsi e senza chiudersi del tutto è una delle cose più difficili che esistano. E nessuno te lo insegna davvero.

L’idealizzazione come costrizione

“Quando tu idealizzi una persona, la stai costringendo a deluderti.”

Questa è la parte più psicologicamente precisa, e quella che va più contro l’intuizione comune. Di solito si pensa che idealizzare qualcuno sia un atto di ammirazione, quasi un dono: stai dicendo all’altro che è straordinario, speciale, al di sopra degli errori normali. Saviano dice il contrario: stai costruendo una gabbia.

L’idealizzazione non è un omaggio. È una trappola silenziosa. Quando vedi qualcuno come perfetto, come immune alle debolezze umane, come capace di cose che nessun essere umano può fare sempre, lo stai mettendo in una posizione impossibile da mantenere. Prima o poi quella persona avrà un cattivo giorno. Deluderà un’aspettativa. Mostrerà un limite. E quella normalissima umanità, misurata contro l’ideale che hai costruito tu, sembrerà un fallimento o un tradimento. Non è lei che ha sbagliato. Sei tu che hai posto un’aspettativa che nessuno poteva soddisfare.

Come puoi usare questa frase nella tua vita, in modo concreto?

Il primo passo è imparare a distinguere tra fiducia e fiducia totale. Fidarsi di qualcuno è sano, necessario, il fondamento di qualsiasi relazione reale. Fidarsi completamente, senza nessun margine, è un rischio diverso, non perché l’altro sia necessariamente inaffidabile, ma perché lo metti nella condizione di non poter mai sbagliare. Mantieni sempre uno spazio per la tua autonomia di giudizio. Non come difesa, ma come rispetto per la complessità dell’altro.

Il secondo passo riguarda l’idealizzazione, e richiede una certa onestà con te stesso. Pensa a qualcuno che ammiri molto: un amico, un partner, una figura che segui. Chiediti: lo sto vedendo per quello che è, con i suoi limiti reali, o sto vedendo una versione di lui che ho costruito io? Se la risposta è la seconda, stai già preparando la tua prossima delusione. Non perché lui ti tradirà, ma perché prima o poi sarà umano, e tu non glielo stai permettendo.

Il terzo passo è il più liberatorio per entrambi: quando smetti di idealizzare qualcuno, lo liberi. Gli permetti di essere imperfetto senza che quella imperfezione significhi qualcosa di definitivo. E ti liberi anche tu: dall’aspettativa impossibile, dalla delusione già scritta, dal peso di dover essere, a tua volta, sempre all’altezza di chi ti idealizza. Le relazioni reali vivono nello spazio tra due persone imperfette che si scelgono lo stesso. Non tra un ideale e la sua inevitabile caduta.

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