C’è qualcosa di paradossale, e insieme di commovente, nel fatto che uno degli inni più potenti alla vita provenga da un uomo che non poteva muovere quasi nessun muscolo del proprio corpo. Stephen Hawking – fisico teorico, cosmologo, autore di bestseller planetari – ha vissuto con la SLA per oltre mezzo secolo, comunicando attraverso un sintetizzatore vocale controllato prima con le dita e poi con un muscolo della guancia. Eppure quando parlava di vita, lo faceva con una leggerezza, un’ironia e una profondità che molti di noi, con tutti i muscoli funzionanti, faticano a raggiungere.
Le sue frasi sulla forza di vivere non sono motivazione da calendario. Sono parole nate dentro una vita che aveva ogni ragione di arrendersi e scelse ogni giorno di non farlo. Per questo pesano di più. Per questo fanno più effetto.

“Siamo tutti diversi, c’è sempre qualcosa che uno può fare”
“Noi siamo tutti diversi… per quanto brutta possa sembrarci la vita, c’è sempre qualcosa che uno può fare, e con successo.”
Questa è forse la frase di Hawking più diretta e più generosa. Diretta perché non nasconde nulla: riconosce esplicitamente che la vita può sembrare brutta. Non nega il dolore, non propone ottimismo di facciata. È realista. E poi aggiunge qualcosa che cambia tutto: c’è sempre qualcosa che uno può fare. Non tutto. Non quello che si faceva prima, non quello che gli altri fanno. Ma qualcosa.
Hawking lo sapeva per esperienza diretta. Quando la malattia gli tolse il controllo delle mani, imparò a scrivere con le dita dei piedi. Quando perse la voce, adottò il sintetizzatore. Quando anche le dita smisero di rispondere, imparò a controllare il cursore con i movimenti degli occhi. Non si chiese mai cosa non poteva fare. Si chiese sempre cosa ancora poteva. E quella domanda lo portò a scrivere libri da milioni di copie, a tenere conferenze in tutto il mondo, a contribuire in modo decisivo alla fisica teorica. Tutto questo con un muscolo della guancia.
“Finché c’è vita, c’è speranza”
Sembra una frase trita. Ma nella bocca di Hawking – di quell’Hawking specifico, con quella storia specifica – diventa qualcosa di completamente diverso. Quando i medici gli dissero a vent’anni che aveva la SLA e che probabilmente avrebbe avuto due anni di vita, attraversò un periodo di oscurità profonda. Poi successe qualcosa che lui stesso descrisse come una presa di coscienza: c’erano ancora cose che voleva fare. La malattia non aveva ancora toccato la sua mente. E la mente, per Hawking, era tutto.
Quella scoperta – che la vita, finché esiste, contiene possibilità – lo accompagnò per tutti i cinquantasei anni successivi alla diagnosi. Cinquantasei anni in più di quanto i medici avessero previsto. In quei cinquantasei anni scrisse opere fondamentali, ebbe tre figli, girò il mondo, fece un volo in assenza di gravità, apparve nei Simpson e in Star Trek. La speranza, nel suo caso, non era un’emozione vaga: era una pratica quotidiana.
“Quando si ha di fronte la morte prematura, si capisce che la vita vale la pena”
“Quando si ha di fronte la possibilità di una morte prematura, ci si rende conto che la vita vale la pena di essere vissuta e che ci sono innumerevoli cose che si vogliono fare.”
Questa frase, tratta da Breve storia della mia vita, è tra le più oneste che Hawking abbia mai scritto. Non è ottimismo di circostanza. È la descrizione precisa di un processo interiore reale: solo quando la morte cessa di essere un’astrazione e diventa una possibilità concreta, la vita smette di essere scontata e diventa preziosa.
È il paradosso che Hawking ha vissuto in prima persona e ha condiviso con una generosità rara: la diagnosi terribile, invece di annientarlo, lo ha svegliato. Gli ha mostrato, con brutalità e chiarezza, cosa importava davvero. E quella chiarezza si è trasformata in carburante per decenni di lavoro, di scoperte, di amore. Non tutti abbiamo bisogno di una diagnosi per arrivare a questa consapevolezza. Ma le parole di Hawking ci invitano a non aspettarla.
“Noi viviamo senza comprendere quasi nulla del mondo”
“Noi viviamo la nostra vita quotidiana senza comprendere quasi nulla del mondo.“
Questa frase, apparentemente amara, è in realtà uno dei regali più grandi che Hawking ci abbia lasciato. Non ci sta dicendo che siamo stupidi. Ci sta dicendo che viviamo immersi in una meraviglia che quasi non vediamo. Un pianeta straordinario, un universo di proporzioni inimmaginabili, leggi fisiche che la scienza ha solo cominciato a sfiorare. E la maggior parte di noi attraversa tutto questo come se fosse una burocrazia da sbrigare.
La curiosità di Hawking – quella che lo portò a chiedersi cosa c’era prima del Big Bang, cosa succede dentro un buco nero, se il tempo può andare all’indietro – era la sua forma più profonda di amore per la vita. Non capire il mondo era per lui uno stimolo, non una frustrazione. Ogni domanda senza risposta era un invito a continuare. E quella curiosità – quella meraviglia coltivata fino all’ultimo respiro – è forse il suo lascito più prezioso.
“Se comprendiamo l’universo, in qualche modo lo controlliamo”
“Se comprendiamo come funziona l’universo, in qualche modo lo controlliamo.”
L’ultima frase è la più ambiziosa, e la più incoraggiante. Non stava parlando solo di fisica. Stava parlando di conoscenza come forma di libertà. Non il potere nel senso meschino, ma la comprensione nel senso più profondo: capire come funzionano le cose intorno a te – le relazioni, le emozioni, i meccanismi sociali, la tua stessa mente – è un modo per smettere di esserne travolto e cominciare a navigarci con consapevolezza.
Hawking lo ha fatto con l’universo. Con una sedia a rotelle, un sintetizzatore vocale e un muscolo della guancia, ha capito cose sull’universo che nessuno aveva capito prima. Cosa ti impedisce di fare lo stesso – alla tua scala, con le tue risorse – con la tua vita?
Chi era Stephen Hawking
Stephen William Hawking (Oxford, 1942 – Cambridge, 2018) è stato uno dei più grandi fisici teorici della storia. Professore di matematica all’Università di Cambridge, è noto per le sue ricerche sui buchi neri, la cosmologia quantistica e la teoria della radiazione di Hawking.
Diagnosticato con la sclerosi laterale amiotrofica a 21 anni, visse e lavorò per oltre mezzo secolo oltre la prognosi medica. Tra i suoi libri più noti: Dal Big Bang ai buchi neri (milioni di copie vendute), Il grande disegno, Breve storia della mia vita.
La sua vita fu raccontata nel film La teoria del tutto (2014). Ricevette la Medaglia della Libertà del Presidente degli Stati Uniti e decine di lauree honoris causa da tutto il mondo.
5 frasi di Stephen Hawking sulla forza di vivere
- “Noi siamo tutti diversi… per quanto brutta possa sembrarci la vita, c’è sempre qualcosa che uno può fare, e con successo.”
- “Finché c’è vita, c’è speranza.”
- “Quando si ha di fronte la possibilità di una morte prematura, ci si rende conto che la vita vale la pena di essere vissuta e che ci sono innumerevoli cose che si vogliono fare.”
- “Noi viviamo la nostra vita quotidiana senza comprendere quasi nulla del mondo.”
- “Se comprendiamo come funziona l’universo, in qualche modo lo controlliamo.”
Leggi anche: