8 frasi di Erich Fromm che ci spiegano perché amiamo le persone che ci fanno soffrire e ci sentiamo tristi

Erich Fromm è lo psicoanalista e filosofo tedesco che ha scritto L’arte di amare, uno dei libri sull’amore più letti del Novecento. La sua tesi centrale è che l’amore non sia un sentimento passivo che ci capita, ma qualcosa che si impara, e che spesso si sbaglia. Le otto frasi che seguono vengono principalmente da L’arte di amare e da altri suoi scritti, e sono quelle che più direttamente illuminano una domanda difficile: perché continuiamo ad amare chi ci fa stare male?

perché amiamo le persone che ci fanno soffrire

Perché le frasi di Fromm fanno ancora così male

C’è qualcosa nelle parole di Erich Fromm sull’amore che non consola e non incoraggia: descrive. Descrive con una precisione quasi clinica i meccanismi che portano a restare dove si soffre, a cercare sempre le stesse persone, a scambiare il dolore per intensità. Non è un caso che L’arte di amare venga ancora riletto decenni dopo la sua pubblicazione: le dinamiche che Fromm racconta non sono cambiate. Le otto frasi che seguono sono quelle che, tra tutte, centrano meglio la domanda che molti si fanno e pochi riescono a rispondere: perché continuiamo ad amare chi ci fa stare male?

  1. Perché l’amore che nasce dal bisogno fa soffrire

“L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”

Erich Fromm individua qui la radice di molte sofferenze amorose: quando si ama a partire dal bisogno, l’altro non è scelto per quello che è: è scelto perché colma un vuoto. Questo tipo di amore è fragile e spesso doloroso, perché dipende dall’altro in modo totale. Se l’altro manca, delude o si allontana, il vuoto torna più grande di prima. Si resta comunque, perché lasciare significherebbe affrontare quella solitudine che si voleva fuggire.

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  1. Come la solitudine ci spinge verso relazioni sbagliate

“Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare.”

Chi non riesce a stare solo, spiega Fromm, non può amare in modo maturo. Amerà sempre in modo disperato, aggrappandosi a chiunque offra un momento di calore, anche se quel calore non è costante, anche se arriva insieme al dolore. La paura della solitudine è una delle ragioni più profonde per cui si resta accanto a persone che fanno soffrire: l’alternativa – il vuoto – sembra insopportabile.

  1. Quando si scambia l’infatuazione per amore

“Le persone scambiano l’intensità dell’infatuazione per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine.”

Questa frase di Erich Fromm, tratta da L’arte di amare, smonta un’illusione comune: più un sentimento è intenso, più sembra reale. Ma Fromm avverte che l’intensità non è un indicatore di qualità. A volte ciò che sentiamo come amore travolgente è solo la misura di quanto eravamo soli prima di incontrare quella persona. E quando l’infatuazione si attenua, rimane il dolore.

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  1. Perché l’amore infantile ci porta a ripetere gli stessi errori

“L’amore infantile segue il principio: amo perché sono amato.”

Erich Fromm descrive questa forma di amore come la più primitiva: si ama solo quando si è amati per primi, solo quando l’altro dimostra di volere. È un amore condizionato che genera tristezza ogni volta che quella dimostrazione manca. Chi è rimasto fermo a questo stadio continua a cercare persone che diano conferme continue, e soffre ogni volta che non arrivano.

  1. Dove si nasconde la vera causa della tristezza in amore

“Se amate senza suscitare amore, vale a dire, se il vostro amore non produce amore, allora il vostro amore è impotente, è sfortunato.”

Restare accanto a chi non ricambia – o ricambia in modo incompleto – è una delle esperienze più dolorose che esistano. Fromm lo dice con chiarezza: un amore che non trova risposta non è una mancanza dell’amante, ma una dinamica che non funziona. Eppure si continua a sperare che qualcosa cambi, che l’altro alla fine risponda. Quella speranza, quando si prolunga troppo, diventa la fonte principale della tristezza.

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  1. Come l’amore senza maturità genera dipendenza

“L’amore non è un sentimento al quale ci si possa abbandonare senza aver raggiunto un alto livello di maturità.”

Erich Fromm insiste su questo punto perché è spesso ignorato: l’amore non è spontaneo nel senso di automatico. Richiede lavoro su se stessi. Chi non ha fatto questo lavoro tende ad amare in modo caotico, a confondere possesso con cura, gelosia con amore, dolore con passione. E a restare in relazioni che fanno male perché non ha ancora gli strumenti per costruirne di diverse.

  1. Perché ci sentiamo soli anche quando siamo amati

“L’atto sessuale senza amore non riempie mai il baratro che divide due creature umane.”

Fromm parla qui di qualcosa di più ampio: la connessione fisica senza vera intimità non guarisce la solitudine, la amplifica. Si può stare in una relazione, ricevere attenzione e affetto superficiale, e sentirsi comunque vuoti. Quella tristezza diffusa che accompagna certi amori non è inspiegabile: è la risposta a un’intimità che manca nella sostanza, anche quando è presente nella forma.

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  1. Quando amare significa tradire se stessi

“Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno.”

Fromm chiude il cerchio con questa frase: l’amore è un atto attivo, non una condizione in cui si cade. Chi ama qualcuno che lo fa soffrire sta facendo una scelta, spesso inconsapevole, spesso dettata dalla paura. Riconoscerlo non significa smettere di soffrire subito, ma è il primo passo per capire che si può scegliere diversamente, quando si è pronti a farlo.

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