Quando hai bisogno di innamorarti stai attento, potresti farlo di un ornitorinco: una frase di Umberto Eco sull’amore

C’è un momento in cui l’amore smette di sembrare qualcosa che “accade” e inizia a sembrare qualcosa che si cerca. E non sempre nel modo più lucido. Cosa succede quando il bisogno di innamorarsi arriva prima della persona giusta? Quando uno sguardo qualunque diventa un segnale, e una gentilezza casuale sembra destino? Umberto Galimberti, con poche parole, mostra e nasconde una domanda familiare: si sta davvero scegliendo qualcuno o si sta solo cercando di non restare soli? E sì, c’è anche un ornitorinco di mezzo. E già questo, in amore, dovrebbe far riflettere (e un po’ sorridere).

frase di Umberto Eco sull'amore

Cerchi l’amore o la compagnia?

“Bisogno di innamorarsi. Certe cose le senti venire, non è che ti innamori perché ti innamori, ti innamori perché in quel periodo avevi un disperato bisogno di innamorarti. Nei periodi in cui senti la voglia di innamorarti devi stare attento a dove metti piede: come aver bevuto un filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri. Potrebbe essere un ornitorinco.”

Non trovi ci sia qualcosa di disarmante in queste parole di Umberto Galimberti? Perché smontano una delle illusioni più comode: che l’amore arrivi come destino, come incastro perfetto tra due persone che si riconoscono. Qui, invece, il punto di partenza è un bisogno. Un’urgenza che cerca una via d’uscita.

E allora accade qualcosa di strano: non si incontra solo qualcuno, si incontra un momento della vita, magari più fragile, più esposto, più disposto a riempirsi. Tranquillizzati, caro lettore, non sei tu (o solo tu) a essere debole, ma questa è la condizione umana.

Ed ecco che allora qualsiasi cosa diventa un segnale: un messaggio, uno sguardo, una promessa, una presenza minima, una possibilità. Capisci perché proprio l’ornitorinco lascia un piccolo corto circuito? Se ci pensi bene, non è poi così assurdo: quando il bisogno ci guida, anche ciò che è insignificante può sembrare necessario: non perché lo sia, ma perché in quel momento lo sembra.

Ed è qui che l’amore rischia di diventare un abbaglio: non una menzogna, tuttalpiù una verità deformata. Si ama la persona, sì, ma spesso anche l’idea di non essere più soli, di essere finalmente scelti, riconosciuti. Un sentimento nasce dall’incontro o dalla paura del vuoto? Come per i grandi interrogativi della vita, non esiste una risposta definitiva. E forse non serve. Ma una consapevolezza può fare la differenza: riconoscere quando si è “assetati”. Perché quando si ha sete, anche una goccia sembra una sorgente.

Attenzione: non bisogna mai smettere di innamorarsi, ma sarebbe meglio imparare a distinguere ciò che nasce da un incontro da ciò che nasce da una mancanza. E sì, continuare anche a sorridere dell’ornitorinco. Non per ironia, ma per ricordarsi che, quando il cuore ha fretta, può trasformare quasi tutto in amore.

Potrebbe essere amore (o la password del Wi-Fi)

Galimberti parla di un “filtro”, ma forse il punto non è ciò che si vede: è la fretta di dargli un significato. In certi momenti non si ha più pazienza e si vuole capire subito, dare un nome, trovare una direzione. Chiamala pure impazienza emotiva: l’incertezza pesa, e allora la si riempie.

Quante volte si è frainteso non ciò che accadeva, ma il momento in cui accadeva? Il filtro non trasforma l’altro, ma il momento. Lo rende unico e quando qualcosa sembra unico, si è pronti a crederci.

Basta pensare a una scena semplice: si riceve un messaggio alle 23.47. “Sei sveglio?”. Due parole che riescono, nella loro semplicità, a far fare un salto acrobatico al cuore. “Ecco, ci siamo”. Si resta lì a fissare lo schermo come se fosse una profezia, mentre il frigorifero ronza e il cane del vicino abbaia nel momento meno romantico possibile. E magari, il giorno dopo, si scopre che l’altro voleva solo sapere se qualcuno avesse ancora la password del Wi-Fi.

Fa ridere? A quanti è successa una cosa simile? Beh, non è ingenuità, è solo il desiderio di non perdere un’occasione. Eppure, le cose vere non hanno fretta. Restano e si fanno riconoscere col tempo. Forse è tutto qui: ciò che sembra subito importante non sempre lo è e ciò che conta davvero, spesso, all’inizio non si riesce proprio a sentire.

Vuoi evitarli gli ornitorinchi?

“Potrebbe essere un ornitorinco”, dice Galimberti. E il punto, forse, è che a volte basta pochissimo perché una persona diventi una storia. Non per ciò che fa, ma per il momento in cui arriva nella vita di qualcuno. In certi momenti non si incontra davvero l’altro, ma è il fatto che qualcosa succeda proprio mentre si stava aspettando che succedesse qualcosa.

Poi, però, le storie che nascono così hanno un dettaglio curioso: devono essere continuamente sostenute. Spiegate, interpretate, confermate: come se avessero bisogno di manutenzione emotiva. Quelle che, invece, non chiedono niente, non hanno mai fatto rumore all’inizio. Non sembravano niente di speciale. E proprio per questo non hanno bisogno di essere difese dopo. Forse è qui la differenza, alla fine: tra ciò che nasce perché serviva, e ciò che resta perché c’era davvero.

E l’ornitorinco, in tutto questo, non è un errore. È solo il promemoria di quanto sia facile confondere un momento che parla di noi con qualcuno che parla davvero a noi.

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