Quante volte hai sentito un uomo dire che certe cose domestiche “non le sa fare”, che “non è il suo forte”, o che “lo fa peggio di te quindi è meglio se lo fai tu”, salvo poi essere in grado di fare cose tecnicamente molto più complesse senza alcun problema? Il load mentale – quella gestione invisibile di tutto ciò che serve per mandare avanti una casa – ricade ancora in modo sproporzionato sulle donne. E spesso non per malvagità, ma per abitudine. Luciana Littizzetto usa l’ironia come coltello affilato per dire cose che molte donne pensano ogni giorno e che molti uomini hanno bisogno di sentirsi dire da qualcuno del proprio genere. Perché a volte il messaggio deve arrivare da dentro. Ecco il suo monologo smontato in 6 frasi e analizzato nel dettaglio per smontare le tesi dei maschi di casa.

Tocca al maschio “riprendere” il maschio
“Tocca al maschio dire al maschio che non gli si accorcia il pisello se carica la lavatrice, e se passa l’aspirapolvere non gli spunta la jolanda, che se la minestra è sciapa può alzarsi anche lui a prendere il sale senza per questo sentirsi un eroe della Repubblica.”
Luciana Littizzetto usa un linguaggio diretto, colorito e deliberatamente esagerato per smontare l’idea che le faccende domestiche siano incompatibili con la mascolinità. Non c’è nessun rischio reale. Nessuno perde niente. Non diminuisce nessuno. La frase fa ridere, e poi fa pensare, che è esattamente quello che voleva.
La responsabilità collettiva
“C’è una cosa che si chiama responsabilità collettiva e che voi maschi dovete assumervi, perché noi donne, quello che dovevamo fare, l’abbiamo fatto.”
Questa è la più diretta delle sei frasi. Le donne hanno denunciato, hanno lottato, si sono esposte al giudizio e alle conseguenze. La responsabilità di cambiare non ricade solo sulle vittime o su chi subisce, è di tutti, inclusi e soprattutto gli uomini che assistono. La responsabilità collettiva ha un corollario preciso: il silenzio di fronte a certi comportamenti, l’amicizia complice, il non dire niente: è già una posizione. Non neutrale: a favore di chi fa del male.
Non responsabile, ma responsabile
“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
Questa frase è particolarmente interessante, perché distingue tra responsabilità della situazione e responsabilità dell’azione. Non hai creato tu il sistema, ma se lo vedi e non fai niente, diventi parte di esso. Vale in ogni ambito: in casa, nel lavoro, nella vita sociale.
Le donne hanno già fatto la loro parte
“Noi donne siamo state coraggiose: abbiamo denunciato, abbiamo chiesto aiuto, abbiamo gridato, siamo scese in piazza.”
Lucian Littizzetto non sta chiedendo compassione, sta facendo un bilancio. Le donne si sono mosse. Hanno preso rischi. Hanno esposto se stesse. Il momento in cui questo diventa un appello agli uomini: adesso tocca a voi.
La parità nei gesti piccoli
“La parità inizia dai piccoli gesti quotidiani.”
Non nelle grandi dichiarazioni, non nelle giornate simboliche, non negli slogan. Inizia nel chi apparecchia la tavola, chi mette in lavatrice, chi sa dov’è il sale, chi pensa ai regali di compleanno. La parità strutturale si costruisce (o si smantella) in quei momenti invisibili che nessuno celebra.
Inizia tu a cambiare
“Smettila di aspettare che qualcuno cambi il mondo: inizia tu.”
Il mondo cambia quando le persone smettono di aspettare le condizioni ideali – la legge giusta, il politico giusto, il momento culturale giusto – e iniziano nel piccolo, nel concreto, nel quotidiano. In casa propria: chi lava i piatti, chi conosce il numero del pediatra, chi sa dove sono le bollette. Con i propri figli, educandoli diversamente. Con i propri amici, non ridendo a certe battute. Quella cosa, fatta da abbastanza persone, si propaga.
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