Era una mattina di quelle che fanno venire voglia di stare fermi: caldo, silenzio, cicale. Socrate, ovviamente, stava già facendo domande. Al suo fianco, Platone camminava con l’aria di chi sa già come andrà a finire. Male – per lui, almeno.
Perché quando Socrate dice “parliamo di una cosa semplice”, di semplice non c’è mai nulla. Quel giorno la cosa semplice era: la vita. Poca roba.
Socrate la pensava così:
“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.”
Smetti di farti domande, smetti di vivere.
Platone invece:
“La vita deve essere vissuta come gioco.”
Smettila di prenderti così sul serio, inizia a vivere.
Socrate sorrise. Quando sorrideva così, qualcuno stava per passare un brutto quarto d’ora.

Cosa succede quando Socrate e Platone provano a definire la vita
«Dimmi, Platone. Questo “gioco”: intendi che la vita è una cosa leggera?»
«No. Intendo che è creatività. Libertà.»
«Ah. Quindi non è leggera.»
«Non ho detto questo.»
«Interessante. Quindi il tuo gioco è una cosa seria.» Pausa. «Ma una cosa seria non assomiglia a quello che io chiamo ricerca?»
«Stai confondendo tutto apposta!»
«Io? Mai. Confondo solo chi non sa ancora spiegarsi.»
Platone rise, suo malgrado: «Tipico.»
Platone sapeva benissimo cosa intendeva. Pensate a quando imparate qualcosa di nuovo: una lingua, uno strumento, un lavoro diverso. All’inizio sbagliate, vi sentite ridicoli, ricominciate. Non lo fate perché è una gara, ma perché vi tiene vivi. Ecco cosa intendeva Platone per gioco: non fare le cose per finta, ma farle senza la paura di sbagliare che vi blocca prima ancora di iniziare.
«Se la vita è un gioco», riprese Socrate, «si gioca per vincere?»
«Si gioca per vivere.»
«Quindi non c’è vittoria finale?»
Silenzio.
«Tu cerchi la verità come se pesasse», disse Platone, fermandosi. «E se invece si scoprisse con leggerezza?»
«Leggerezza? Attento, rischi l’espulsione ufficiale dai miei allievi.»
«Nel gioco non sei meno serio. Sei più vero, ti muovi: provi, non ti paralizzi.»
Socrate si fermò. Lo guardò. Poi:
«Se tutto è gioco, allora rubare è solo una mossa? Mentire è solo una tattica?»
Pensate a un bambino che gioca a calcio con gli amici. Può barare, certo. Ma se bara, il gioco si rompe. Gli altri smettono di giocare con lui. Il gioco regge solo se dentro ci metti qualcosa di vero: rispetto, lealtà, onestà. Senza quello, non è più un gioco, è solo una furbizia.
Platone aprì la bocca.
La richiuse.
Socrate alzò un dito: «Ah. Ecco. Questo è interessante.»
«Non sto vincendo io», disse Socrate, rallentando il passo. «Stai vincendo tu contro te stesso. Io faccio solo domande.»
«Le tue domande le temo.»
«Allora eccone una peggiore: il gioco senza verità è ancora gioco?»
Silenzio lungo.
«No,» disse Platone, alla fine.
«E la ricerca senza vita è ancora vita?»
Altro silenzio.
«Nemmeno.»
«Bene. Allora dimmi tu cos’hai scoperto.»
Platone sospirò, con quella mezza risata di chi capisce di essere caduto in trappola da solo: «Che forse la vita non è né solo gioco né solo ricerca.»
Socrate fece una smorfia delusa: «Peccato. Speravo in qualcosa di più semplice.»
«Tu non vuoi risposte semplici.»
«No. Voglio risposte vere.»
Il sole aveva cambiato posizione. L’ora di pranzo si avvicinava.
«Allora, maestro,» disse Platone, «cos’è la vita?»
Socrate ci pensò su. Pochissimo.
«Una ricerca che si dimentica di essere un gioco. E un gioco che si dimentica di essere ricerca.»
Platone scosse la testa, sorridendo. Socrate rise. Nessuno dei due aveva vinto. Ed era esattamente il punto. Perché nella vita capita spesso di stare da una parte sola: o ci si prende troppo sul serio – ogni scelta diventa un peso, ogni errore una catastrofe – oppure si fa finta che vada bene tutto, che tanto è solo un gioco. La verità, però, sta nel mezzo. E non si trova stando fermi: si trova camminando, sbagliando, ridendo, ricominciando.
Quindi, la prossima volta che senti il peso delle domande – chi sono, cosa voglio, dove sto andando – non devi per forza trovare la risposta giusta. Devi solo non smettere di cercarla, magari con un po’ più di leggerezza.
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