C’è una lista di cose che hai rimandato tutto l’inverno perché faceva freddo, eri stanco, non era il momento giusto. Adesso è estate, fa caldo, e quelle cose sono ancora esattamente lì dove le hai lasciate, ma ora non è il momento perché fa troppo caldo, sei stanco in modo diverso, sei in modalità vacanze. Ti suona familiare in modo imbarazzante? Mark Twain ha descritto questo meccanismo in modo così preciso e così comico che non si può fare altro che riconoscersi immediatamente. E poi vergognarsi un po’. E poi, si spera, fare finalmente quella cosa.

Chi rimanda d’inverno e poi d’estate
“L’estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d’inverno.”
È una battuta, ma come tutte le battute di Mark Twain che resistono nel tempo e vengono citate ancora oggi, è anche una diagnosi molto precisa di qualcosa di strutturalmente e fastidiosamente umano.
Il caldo e il freddo sono le scuse stagionali del rimandare, quelle che cambiano con il calendario. Sono perfettamente intercambiabili: ciò che importa non è la temperatura reale, è la struttura del ragionamento che, indipendentemente dalla stagione e dalla scusa trovata, produce sempre la stessa conclusione. Non adesso. Poi. Quando le condizioni saranno finalmente migliori.
La struttura del rimandare
Il rimandare non ha bisogno di ragioni valide, ha bisogno di ragioni credibili. Il freddo è credibile: fa freddo, non ho voglia di uscire, è scomodo. Il caldo è credibile: fa troppo caldo, sono stanco, aspetto che passi la canicola. Le due ragioni si alternano come stagioni, e il risultato è che le cose restano dov’erano, nella lista mentale dei “prima o poi”.
Mark Twain scriveva nell’Ottocento americano, senza aria condizionata e senza riscaldamento moderno, e il caldo e il freddo dell’epoca erano problemi reali e concreti, molto più dei nostri. Eppure il meccanismo che descriveva è identico a quello che funziona perfettamente oggi, con tutti i comfort moderni che hanno eliminato molte delle scuse originali. Si trovano sempre scuse nuove che le sostituiscono. Non è la temperatura il problema.
Le scuse cambiano, la procrastinazione resta
Questa frase vale anche fuori dalle stagioni meteorologiche, e anzi, è lì che diventa davvero utile. Sostituisci “caldo” e “freddo” con le scuse della tua vita specifica. “Sono troppo occupato adesso, quando avrò meno cose da fare lo faccio.” Arriva il momento con meno cose: “adesso sono in un periodo più tranquillo, ma non riesco a concentrarmi, non è il momento giusto.” “Prima devo finire quest’altra cosa.” Finisce: “adesso sono stanco, ricomincio da domani.”
Il principio è identico al caldo e al freddo: le condizioni perfette non arrivano mai, non perché il destino sia contro di te, ma perché la mente è straordinariamente brava a trovare la ragione per rimandare qualunque sia la condizione reale.
Smetti di aspettare il momento giusto
Ridi: è la reazione giusta alla frase di Twain. Poi, dopo che hai riso, chiediti: qual è la tua versione del “fa troppo caldo / fa troppo freddo” in questo periodo della vita? Qual è la scusa stagionale concreta che stai usando per rimandare quella cosa specifica?
Quella domanda, posta onestamente a se stessi senza eccessiva autoindulgenza, spesso svela che la ragione vera non è la temperatura e non è il momento sbagliato. Non sono le condizioni esterne. È qualcos’altro di più preciso e di più trattabile: la paura del risultato non all’altezza, l’incertezza su come cominciare, la comodità rassicurante dello status quo. E quelle cose, a differenza del caldo e del freddo che tornano ogni anno, si possono affrontare e superare davvero.
Mark Twain è stato uno scrittore americano, autore de Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn e di centinaia di racconti e saggi brillanti, considerato uno dei più grandi maestri dell’umorismo americano e mondiale. Aveva il dono raro di nascondere verità profonde e scomode dentro a frasi che fanno ridere.