Recalcati: la madre sufficientemente buona è quella che dona anche la sua assenza al figlio e non smette di essere donna

Cosa significa davvero essere madre, oggi? Secondo Massimo Recalcati la maternità smette di essere un’idea rassicurante e diventa una domanda su quanto bisogna esserci e quanto bisogna saper mancare. In un gioco quasi surreale, tra presenza e assenza, desiderio e distanza, emerge una figura materna sorprendente, lontana dai miti del sacrificio totale. Un modo diverso di pensare l’amore, che interroga non solo le madri, ma ogni relazione che voglia restare viva.

madre sufficientemente buona

La madre deve restare donna

Cosa succede quando una madre continua a essere anche donna, con i suoi desideri, la sua vita, ciò che la attraversa oltre il ruolo?

Nel pensiero di Recalcati, la maternità non coincide mai con la cancellazione di sé. È piuttosto un equilibrio fragile tra cura e libertà:

“Una madre sufficientemente buona è quella che continua a essere una donna, è una madre che non è tutta madre, è una madre che non esaurisce la sua femminilità nella maternità.”

Cosa significa “non essere tutta madre”? Una madre che resta donna non toglie nulla al figlio, gli offre invece uno spazio vitale perché l’amore è, prima di tutto, lasciare esistere l’altro. Quando la madre non si riduce al solo ruolo materno, il figlio impara che non deve essere tutto per nessuno.

Il figlio non è il mondo

“Una madre non fa del suo bambino il mondo.”

Qui non si parla tanto della madre, ma dello spazio in cui il figlio può nascere come soggetto separato. Sai, il rischio dell’amore è sempre lo stesso: diventare totale, assoluto, senza fuori. Ma un figlio ha bisogno proprio di quel “fuori”. È in quello spazio che il figlio inciampa nella vita, sbaglia e si separa. Non perché viene lasciato solo, ma perché non viene trattenuto dentro una fusione impossibile. E la madre, in questo movimento, non perde il figlio: lo incontra davvero per la prima volta come altro da sé. Forse è questa la forma più difficile dell’amore: non fare del figlio il proprio mondo, ma permettergli di entrarci e poi uscirne.

Quando la madre sparisce nel ruolo

Cosa succede quando una donna, diventando madre, smette lentamente di essere altro da quel ruolo? Recalcati pensa che questa è una delle derive più profonde dell’ideologia patriarcale: chiedere alla donna di coincidere totalmente con la maternità, fino a scomparire come soggetto. E quando lo dice, è molto chiaro:

“La madre che rimane donna, contraddicendo l’ideologia patriarcale che invece vuole che la donna sparisca nella madre, che la donna non esista più e venga assorbita integralmente nella madre.”

Ma nella vita quotidiana come si vede tutto questo? Si vede, ad esempio, quando una madre smette di avere tempo per sé “perché ormai è madre”. Quando ogni suo desiderio viene rimandato, ogni hobby cancellato, come se fosse naturale che la sua vita coincidesse interamente con quella del figlio.

Succede che la maternità si trasforma in un ruolo assoluto, e il figlio rischia di crescere dentro una relazione senza respiro, dove la madre è solo madre e nient’altro. Recalcati invita a guardare questo punto cieco: una madre non dovrebbe sparire nel suo ruolo, perché nessun amore ha bisogno della cancellazione di chi lo vive.

Cos’è il dono dell’assenza?

Nel pensiero di Recalcati, la maternità non si esaurisce mai nella sola presenza. Cosa significa amare senza occupare tutto l’altro?

“La madre è tenuta a dare come dono non solo la sua presenza amorevole, ma anche la sua assenza. Cosa vuol dire donare l’assenza? Vuol dire non essere tutta del figlio, e non essere tutta del figlio è possibile quando una madre è donna, cioè ama qualcos’altro rispetto al figlio, solitamente una volta era il marito, adesso può essere qualunque cosa, ma il bambino ha bisogno che sua madre desideri altro al di là di se stesso.”

Recalcati suggerisce che non si cresce nella pienezza, ma nella mancanza. È ciò che non si colma a far nascere il desiderio. È possibile amare senza lasciare un margine vuoto? Forse no. Forse ogni legame vivo ha bisogno di non essere tutto pieno. Ed è proprio in quel vuoto non colmato, in quella presenza che sa farsi assenza, che l’amore smette di possedere e comincia finalmente a far nascere la vita.

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