“La felicità è di coloro che sono sufficienti a se stessi”: un aforisma di Aristotele

Dipendi dalla presenza di qualcuno per stare bene? Dal messaggio che non arriva e che ti occupa la testa, dall’approvazione che aspetti per prendere una decisione, dalla persona senza cui la giornata sembra meno piena o meno vera? O al contrario, sei in una fase della vita in cui sei molto spesso solo, e quella solitudine non è scelta ma pesa? Aristotele aveva capito qualcosa di fondamentale su dove abita davvero la felicità. Non in chi ti vuole bene, quello è meraviglioso, ma non è abbastanza. Non nelle condizioni esterne. In qualcosa di più vicino e di più difficile da costruire.

aforisma di Aristotele

Cos’è la felicità?

“La felicità è di coloro che sono sufficienti a se stessi.”

Poche parole. Non dice che la felicità è solitaria o che le relazioni non contino. Dice che chi è sufficiente a se stesso – chi non dipende costantemente dall’esterno per sentirsi intero – è in possesso della condizione fondamentale per essere felice.

Cosa significa “essere sufficienti a se stessi”

Non significa non aver bisogno di nessuno, quello è isolamento, che è l’opposto dell’autosufficienza nel senso che intende Aristotele. Significa avere un centro di gravità interno stabile che non dipende esclusivamente dall’esterno per esistere.

Significa che quando sei solo, stai bene con te stesso, non necessariamente in modo euforico, ma bene. Che non hai bisogno che qualcuno ti confermi il tuo valore ogni giorno per sentirti valido. Che la tua capacità di godere della vita non è totalmente subordinata alla presenza, all’attenzione o all’approvazione di qualcun altro.

Aristotele chiamava questa condizione autárkeia, termine greco che indica l’autosufficienza nel senso più pieno, la capacità di bastare a se stesso non nel senso della solitudine, ma nel senso dell‘integrità interiore. Chi ha autárkeia può scegliere le relazioni con libertà, non subirle come necessità di sopravvivenza emotiva, come se senza di esse non si potesse esistere.

La dipendenza come fragilità

Chi non è sufficiente a se stesso – chi ha bisogno costante di qualcuno per stare bene, per sentirsi amato, per sentirsi valido nel mondo – è in una posizione di fragilità strutturale. Non perché ami troppo, non perché sia debole in senso morale: ma perché la fonte principale del suo benessere è completamente esterna e quindi fuori dal suo controllo. E le fonti esterne, per definizione, sono inaffidabili nel lungo periodo.

Aristotele non stava giudicando quella fragilità con moralismo, la stava descrivendo come un ostacolo strutturale alla felicità. Perché chi dipende dall’altro per stare bene non può mai stare davvero bene in modo stabile: la minima variazione nell’altro – un cambiamento di umore, un silenzio, una critica – produce una variazione corrispondente nel proprio stato. Non c’è stabilità possibile su questa base fragile.

Come si costruisce l’autosufficienza

Non da un giorno all’altro, non come decisione volontaria presa in un pomeriggio di buoni propositi. Si costruisce lentamente, nel tempo, con la pratica. Imparando a stare con se stessi, nei momenti di silenzio che non si riempie sempre di rumore, di solitudine che non si fugge subito, di noia che non si stordisce immediatamente con uno schermo.

Imparando a trovare risorse dentro di sé – un pensiero, un interesse, una direzione – invece di cercarle sempre fuori. Imparando a conoscere i propri pensieri con abbastanza chiarezza, i propri gusti, i propri valori, abbastanza da non aver bisogno che qualcuno li confermi costantemente per sentirli veri.

Inizia dal silenzio

La prossima volta che sei solo e senti il bisogno immediato di riempire quel silenzio con qualcosa – un telefono, un video, una notifica, qualsiasi cosa pur di non restare lì – fermati. Stai lì un secondo in più. Quella sensazione di disagio nel silenzio è esattamente il punto di partenza. Non fuggirla: conoscila. Lì comincia l’autosufficienza di cui parla Aristotele.

Aristotele era un filosofo greco del IV secolo a.C., allievo di Platone, maestro di Alessandro Magno, fondatore della logica, della biologia come disciplina, dell’etica e di buona parte delle categorie del pensiero occidentale che usiamo ancora oggi.

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