Il 18 giugno 1837, a soli trentotto anni, moriva a Napoli Giacomo Leopardi, poeta, filosofo, filologo, autore dei Canti e delle Operette morali, uno dei più grandi intelletti della letteratura italiana e mondiale. Aveva vissuto una vita spesso difficile: la salute fragile fin dall’infanzia, le limitazioni fisiche crescenti, l’isolamento di una città di provincia, i rapporti complicati con la famiglia, le delusioni sentimentali, i sogni intellettuali che tardavano a trovare il loro posto nel mondo.
Eppure quella vita breve e spesso dolorosa aveva prodotto qualcosa di straordinario: una visione del mondo lucidissima, capace di guardare il dolore in faccia senza abbassare gli occhi, e al tempo stesso – contro ogni aspettativa di chi conosce solo la facciata del suo pessimismo – capace di aprire spiragli di luce precisi proprio nei momenti più bui. Questa frase è uno di quei spiragli. Forse il più sorprendente.

La possibilità di cambiare il proprio destino fino all’ultimo istante
“Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.”
Leopardi – quello del pessimismo cosmico, quello che scriveva ne L’infinito di spazi siderali infiniti, quello che sembrava aver dato un nome definitivo e irreversibile al dolore esistenziale – scrive una delle frasi più aperte e più speranzose che si possano immaginare. E lo fa in modo non contraddittorio: non nonostante il suo pensiero, ma coerentemente con esso.
Perché il cuore del pessimismo di Leopardi non era la passività o la rassegnazione, era la lucidità. E quella lucidità, portata fino in fondo, riconosce che il momento presente – ogni momento presente – è sempre, in qualche misura, ancora aperto.
Il paradosso di Leopardi
Si tende a pensare a Leopardi come al poeta della rassegnazione, quello che guarda la luna con malinconia infinita e sa che non c’è risposta consolatoria. Ma c’è un’altra faccia di Leopardi, meno celebrata nel senso comune, ma non meno presente nella sua opera: quella che scrive La ginestra, il grande poema finale sulla solidarietà umana di fronte al destino avverso. Quella che crede che anche dentro la tragicità ineliminabile dell’esistenza ci sia sempre uno spazio, anche piccolo, per scegliere come starci.
Questa frase viene da quella parte. Non nega il dolore, non minimizza la difficoltà del cambiare, ma dice che la possibilità rimane aperta. Fino alla fine. Fino all’ultimo istante.
Cosa significa “cambiare il destino”
Non necessariamente qualcosa di grandioso o visibile dall’esterno. Può essere un pensiero. Una parola detta o non detta. Un momento di pace trovato dentro una situazione che sembrava togliere ogni pace. Una scelta di come stare, anche quando non si può scegliere cosa accade.
Leopardi stava scrivendo dall’interno di una vita difficile_ la salute cagionevole, le limitazioni fisiche, le delusioni sentimentali, i rapporti complicati. Sapeva di cosa parlava quando diceva “anche nell’ultimo istante”. Non era ottimismo teorico: era qualcosa che aveva capito davvero.
La libertà che nessuno può toglierti
Viktor Frankl – psicologo viennese, sopravvissuto ai campi di concentramento, autore de L’uomo in cerca di senso – avrebbe scritto anni dopo da un’esperienza ben più estrema qualcosa di molto simile. Aveva capito dall’interno della situazione più disperata che esista: che l’ultima libertà che rimane all’essere umano, anche nelle condizioni più difficili e più spogliate di tutto, è la scelta di come rispondere a quello che accade.
Non sempre si può scegliere cosa accade, spesso non si può. Ma si può sempre scegliere – in qualche misura, anche minima, anche solo interna – come starci dentro. Quella libertà è l’ultima a cedere. Leopardi lo sapeva, in modo diverso.
Per oggi
Non aspettare di essere all’ultimo istante per ricordarti che la possibilità esiste. Ma sapere che esiste – che il cambiamento non ha una scadenza prestabilita, che non è mai definitivamente troppo tardi – può togliere un peso molto concreto. Non devi cambiare tutto adesso in una volta. Non devi farlo in modo eroico. La possibilità è aperta, adesso. Leopardi lo sapeva.