È inutile indagare le occasioni mancate, non sai mai se ti sei salvato o perso la vita vera: una frase di M. Mazzantini

C’è un tipo di rimpianto particolare, non quello per le cose fatte e sbagliate – che almeno ha la concretezza dell’errore riconoscibile – ma quello per le cose non fatte. La strada non presa nel momento in cui si presentava. L’incontro non cercato. La scelta non fatta quando era ancora possibile farla. Quel tipo di rimpianto ha una caratteristica specifica: vive nel territorio dell’immaginario, costruisce contro-mondi sempre più luminosi di quello che c’è stato davvero. Margaret Mazzantini ha trovato per questo tipo di rimpianto una risposta che è al tempo stesso disarmante nella sua semplicità e liberatoria nella sua logica.

frase di M. Mazzantini

È inutile indagare le occasioni mancate

“È inutile indagare le occasioni mancate. Non sai mai se ti sei salvato dalla morte, o ti sei perso la vita vera.”

La frase ribalta la prospettiva del rimpianto. L’occasione mancata – quella relazione non cercata, quella partenza non fatta, quella porta non aperta – potrebbe essere stata una perdita. Ma potrebbe anche essere stata una salvezza. Non lo si sa. E non lo si può sapere.

L’impossibilità di sapere

Il rimpianto si costruisce sempre su un controfattuale implicito: se avessi fatto quella cosa in quel momento, la mia vita sarebbe stata migliore: più piena, più intensa, più vera. Ma quel controfattuale è, per definizione strutturale, non verificabile.

La strada non presa potrebbe aver portato a qualcosa di meraviglioso e di irripetibile, o a qualcosa di devastante e di impossibile da sopportare. O a qualcosa di mediocre, simile a quello che c’è stato, solo in una forma diversa. Non si può sapere. La mente tende a costruire il contro-mondo in modo fortemente selettivo, dipingendo l’alternativa immaginata con i colori più belli possibili, come se l’alternativa non avesse avuto anch’essa le sue difficoltà, le sue perdite, i suoi errori.

Penso a quante decisioni ho vissuto come errori gravi per anni, solo per scoprire molto dopo che avevano portato a qualcosa di essenziale che non sarebbe arrivato altrimenti. E a quante cose che avrei voluto fare e non ho fatto nel momento in cui era possibile, e di cui non saprò mai quello che sarebbero potute diventare nella realtà, invece che nell’immaginazione. Mazzantini dice che questa incertezza strutturale non è una tortura aggiuntiva da sopportare: è esattamente la ragione per cui il rimpianto è, come dice la frase, inutile.

“Ti sei salvato o perso la vita vera”

La dicotomia che Mazzantini usa è volutamente estrema, ma molto precisa nella sua provocazione. Non “sarebbe andata leggermente meglio o leggermente peggio”: ti sei salvato dalla morte o ti sei perso la vita vera. Quella formulazione dice due cose con grande forza: che le occasioni mancate possono avere un peso enorme, uno di quei pesi che ci si porta dietro per anni senza riuscire a posarlo, e che possono aver avuto anche un effetto protettivo enorme, una salvezza che non si è riconosciuta come tale nell’immediato. Entrambe le possibilità sono ugualmente reali. Nessuna delle due è verificabile.

La libertà dell’impossibilità

Sapere che non si può sapere è, paradossalmente, una forma di liberazione molto concreta. Se non si può conoscere il controfattuale – se è strutturalmente impossibile sapere cosa sarebbe successo se si fosse fatta quella scelta diversa – allora non si può nemmeno affermare con certezza che l’alternativa fosse migliore.

Il rimpianto si indebolisce quando perde la sua base sicura di certezza, quando si riconosce che il confronto tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere non è un confronto tra due realtà verificabili: è un confronto tra una realtà che si è vissuta e una fantasia che non è mai stata messa alla prova del mondo reale.

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