Recalcati: l’eredità da dare ai figli non sono le proprietà, ma il proprio sguardo sullo splendore del mondo

Massimo Recalcati parla spesso di eredità, non nel senso notarile, non nel senso economico. Nel senso di quello che passa davvero da una generazione all’altra, al di là delle proprietà materiali e dei conti in banca. E quello che dice è insieme semplice e rivoluzionario.

eredità da dare ai figli

L’eredità da dare ai figli è il nostro sguardo sul mondo

“La direzione non è dare in eredità ai figli i giardini reali, non è dare in eredità ai figli i beni, le rendite, le proprietà. Si tratta di dare in eredità ai figli il nostro sguardo sul mondo.”

I “giardini reali” sono la metafora di tutto quello che si può possedere e trasmettere in forma materiale: le proprietà, i patrimoni, le rendite, i conti bancari. Recalcati non li nega, non dice che non contano nella vita concreta. Dice che non sono “la direzione” più importante. Non è quello il senso profondo del lasciare qualcosa ai figli che verranno dopo di te.

L’eredità dello sguardo

“La prima forma di eredità dei figli è l’eredità dello sguardo dei loro genitori.”

Questo è il punto centrale e più rivoluzionario. Lo sguardo – il modo di guardare il mondo, le persone, le difficoltà, le situazioni ordinarie e straordinarie – è quello che si trasmette davvero, spesso senza intenzione. Non attraverso le parole dette esplicitamente, non attraverso le istruzioni impartite, non attraverso i valori enunciati. Attraverso il modo in cui si vive quotidianamente di fronte ai figli.

Se il genitore guarda il mondo con curiosità autentica, con apertura, con la capacità di trovare qualcosa di interessante anche in quello che è ordinario e di valore anche in quello che è difficile, quella postura si trasmette. Si incarna.

La ricerca sull’apprendimento osservativo – in particolare il lavoro di Albert Bandura sul “modeling” o apprendimento vicario – mostra con precisione che i bambini imparano principalmente osservando il comportamento degli adulti di riferimento. Non quello che gli adulti dicono a parole, ma quello che gli adulti effettivamente fanno e come effettivamente sono.

Lo sguardo del genitore – il modo in cui guarda il mondo nella quotidianità – è il primo e più potente modello che il figlio ha di come stare al mondo.

Lo sguardo capace di splendore

“Questo sguardo è capace di vedere lo splendore del mondo? Questo sguardo è capace di testimoniare che noi sentiamo ancor, che siamo ancora capaci di amore, nonostante il dolore del mondo?”

Recalcati usa la parola “splendore” con precisione. Lo splendore non è la perfezione o l’assenza di difficoltà, è la capacità di riconoscere che il mondo, nonostante tutto il dolore che contiene, ha ancora qualcosa di luminoso, di degno di essere guardato e amato. Quella capacità – di vedere la bellezza anche nel mezzo delle perdite, di testimoniare ai figli che si può ancora amare nonostante tutto – è la cosa più preziosa che un genitore possa trasmettere.

Non si tratta di fingere che le cose vadano bene quando non vanno. Si tratta di mostrare che è possibile restare presenti alla vita anche quando fa male. Un figlio che vede un genitore che piange ma continua ad amare, che perde ma non chiude il cuore, che soffre ma non smette di trovare qualcosa di bello, ha ricevuto qualcosa che nessun bene materiale può comprare. Ha ricevuto una prova che si può fare.

Nient’altro

“Nient’altro. Questa è la testimonianza a cui sono chiamati i genitori.”

La chiusura è netta e deliberata. Non una lista di altre cose da aggiungere: nient’altro. Solo lo sguardo. Solo la testimonianza quotidiana e incarnata che il mondo vale la pena di essere vissuto con tutto se stessi, nonostante tutto quello che fa male.

I beni materiali si consumano, si dividono tra gli eredi, si esauriscono nel tempo. Lo sguardo funziona in modo completamente diverso: si moltiplica. Entra nei figli attraverso ogni momento condiviso, e da lì passa ai nipoti, e poi ancora avanti, generazione dopo generazione. È l’eredità più lunga che esista. E non richiede un notaio.

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