Non dite ai figli cosa devono fare e date loro presenza, non regali: una citazione di Alberto Angela

Alberto Angela – divulgatore scientifico, naturalista, autore di libri sulla storia e sulla scienza, volto storico della RAI e uno dei comunicatori più amati d’Italia – non è un pedagogista di professione. Non ha studiato per insegnare ai genitori come si fa. Ma quando parla dei figli, lo fa con la stessa chiarezza con cui racconta la storia dell’Impero Romano: senza fronzoli inutili, senza moralismo, con una lucidità che colpisce proprio perché non viene da chi fa il guru della genitorialità a tempo pieno.

citazione di Alberto Angela

Ai figli bisogna dare presenza

“Ai figli non bisogna mai dire cosa devono fare. Presenza e non regali.”

Due cose. Non dire cosa devono fare. Dare presenza invece che regali. Sembra semplice, e invece smonta due delle trappole più diffuse della genitorialità contemporanea.

Non dire cosa devono fare

Questo non è un invito all’anarchia educativa o a lasciare i figli senza bussola. Non significa che i figli non abbiano bisogno di guida, di limiti chiari, di direzione quando si perdono. Significa qualcosa di più preciso: che la guida più efficace non arriva attraverso l’ordine impartito dall’alto in modo unilaterale, ma attraverso il modello vissuto accanto a loro giorno per giorno. Un figlio a cui si dice continuamente cosa fare e come farlo, impara a fare quello che gli viene detto, non a decidere da solo cosa fare. E un adulto che non sa decidere autonomamente è fragilissimo di fronte alle scelte vere.

La ricerca sull’autonomia nella psicologia dello sviluppo – in particolare il lavoro di Edward Deci e Richard Ryan sulla teoria dell’autodeterminazione – mostra qualcosa di preciso: i figli che vengono supportati nell’autonomia invece di essere controllati sviluppano motivazione intrinseca, resilienza e una migliore salute psicologica nel lungo termine. Non fanno meno bene le cose, spesso le fanno meglio, perché le fanno per ragioni loro, non per obbedienza.

Un figlio che impara a decidere – anche sbagliando, anche con la supervisione paziente di qualcuno vicino che non interviene subito – è un figlio che sta imparando la cosa più importante che esista: fidarsi del proprio giudizio.

Presenza e non regali

Questa è la parte che fa più male, perché tocca un meccanismo molto comune e molto comprensibile: compensare la mancanza di tempo con oggetti. Uno smartphone nuovo, un viaggio costoso, un regalo fuori budget. Tutto purché il figlio sia felice, o almeno tranquillo, o almeno non rancoroso.

Ma quello che un figlio memorizza davvero e porta con sé negli anni non è il regalo: è il momento. La volta in cui qualcuno si è seduto accanto a lui senza guardare il telefono e senza avere fretta di essere da qualche altra parte. La sera in cui qualcuno ha ascoltato quello che stava dicendo davvero, non solo la versione utile e concisa di quello che stava dicendo.

La presenza non richiede grandi investimenti di tempo, richiede qualità dell’attenzione, e quella si costruisce con la pratica. Cinque minuti in cui sei davvero lì, completamente, senza la metà della mente da qualche altra parte, valgono molto di più di un’ora in cui sei fisicamente seduto accanto a loro ma mentalmente già altrove.

Alberto Angela come esempio

Non è un caso che questa frase venga da Alberto Angela. Figlio di Piero Angela – uno dei divulgatori più amati d’Italia, autore di decine di documentari e programmi che hanno cambiato la televisione italiana – ha raccontato in varie interviste quanto il padre fosse presente nella sua formazione, non solo come genitore, ma come persona profondamente curiosa del mondo che trasmetteva quella curiosità senza imporla mai come obbligo.

Quella trasmissione silenziosa del modo di stare nel mondo è esattamente la presenza di cui parla. Non Piero Angela che diceva ad Alberto cosa studiare o cosa diventare nella vita. Piero Angela che guardava il mondo con meraviglia concreta davanti a lui, e Alberto che lo osservava fare. Quella visione silenziosa e quotidiana è la radice profonda di chi Alberto Angela è diventato.

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