I figli trovano il cammino quando ami le loro storture e vuoi che siano quello che desiderano: 3 frasi di Recalcati

Quante volte – da genitore o da figlio – hai sentito il peso di dover corrispondere a un’aspettativa? Di dover essere in un certo modo, scegliere certe strade, costruire una vita che somigliasse a qualcosa di già conosciuto e già approvato? Quella pressione – anche quando è silenziosa, anche quando nessuno la nomina esplicitamente, anche quando nessuno è cattivo o in malafede – è una delle cose più pesanti che un figlio possa portare. Massimo Recalcati – psicanalista lacaniano, professore e autore di libri come Il complesso di Telemaco e Cosa resta del padre – ha elaborato una visione della genitorialità che ribalta questa logica.

frasi di Recalcati

1. Lasciarli perdere per trovarsi

“I figli possono trovare il loro cammino quando la nostra mano ha la fede sufficiente per perderli.”

“Perdere” i figli – nel senso di lasciarli andare per strade che non sono le nostre, che non avevamo previsto, che magari ci preoccupano o non capiamo – è la forma più alta di amore genitoriale secondo Recalcati. Non per indifferenza o per disinteresse: per fede. Una fede attiva, non passiva. Fede che abbiano dentro di loro le risorse per trovare il loro percorso anche senza che noi lo tracci in anticipo. Fede che il nostro compito non sia costruire il percorso al posto loro, ma accompagnarli abbastanza vicino al punto in cui devono andarci da soli. E poi, al momento giusto, fermarsi.

2. Il dono del ritrarsi

“Amare significa donare a lui il nostro ritrarsi: è il sacrificio della proprietà.”

Questa è la frase più controcorrente delle tre, e forse la più difficile da accettare davvero, a livello viscerale. Recalcati chiama “sacrificio della proprietà” il rinunciare a considerare il figlio come un progetto da realizzare o come un’estensione di sé. Un figlio non è tuo nel senso in cui lo pensi; vive attraverso di te, ma non ti appartiene. Il dono più difficile che un genitore possa fare è proprio questo: ritirarsi consapevolmente e senza rimpianto. Fare spazio autentico. Non riempire ogni centimetro della vita del figlio con le proprie aspettative, le proprie paure o i sogni non realizzati.

3. Amare le storture

“Il dono più grande della genitorialità è amare le storture, le bizzarrie. Non raddrizziamo le viti storte, scommettiamo tutto invece sulle diversità. Io genitore voglio che tu sia quello che desideri.”

“Viti storte” è un’immagine potente e precisa. La tentazione del genitore – spesso in buona fede, con le migliori intenzioni – è raddrizzare: normalizzare, correggere, ridurre il figlio a qualcosa di più comprensibile, più gestibile, più in linea con ciò che si è abituati a vedere come “normale”. Quella passione senza sbocchi evidenti. Quella personalità difficile. Quella via che non assomiglia a nessuna strada già conosciuta. Recalcati dice il contrario: le viti storte sono esattamente dove sta il valore più prezioso. Le bizzarrie, le diversità, gli angoli strani, non sono difetti da correggere. Sono la firma di una persona unica al mondo.

Il figlio non è un progetto

Recalcati parte da una convinzione psicoanalitica molto precisa: il figlio non nasce per realizzare il desiderio dei genitori, ma il proprio. E il compito del genitore non è dare le risposte, spiegare il senso della vita, garantire il successo. È qualcosa di molto più sottile e più difficile: mostrare – con l’esempio quotidiano, non attraverso la retorica – che la vita ha senso. E farlo mostrando anche la propria fragilità, le proprie incertezze, il proprio essere profondamente imperfetti.

Non ci sono esperti in questo, dice Recalcati. Nessuno ha la verità su come si cresce un figlio. Non esiste un manuale che funzioni per tutti. C’è solo il tentativo onesto di essere presenti, senza pretendere di avere tutte le risposte, senza normalizzare il figlio verso uno standard che non gli appartiene, senza riempire il silenzio tra voi con le proprie aspettative. A volte il gesto più generoso e più difficile è semplicemente stare lì, accanto, senza invadere.

Chi è Massimo Recalcati

Massimo Recalcati nasce a Milano nel 1959. Psicanalista di orientamento lacaniano, professore universitario e autore di numerosi libri tra cui Il complesso di Telemaco, Cosa resta del padre e Le mani della madre – tutti dedicati all’esplorazione della famiglia, della genitorialità e del desiderio nell’era contemporanea. La sua scrittura è nota per la capacità rara di rendere accessibile la teoria psicoanalitica senza banalizzarla. Le sue frasi sui figli e sui genitori vengono da decenni di lavoro clinico e di riflessione su cosa significa davvero accompagnare qualcuno nella vita senza schiacciarlo.

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