Umberto Galimberti non cerca di piacere a tutti, anzi, si direbbe che abbia costruito deliberatamente la sua presenza pubblica esattamente sull’opposto. Filosofo, psicoanalista, professore universitario, editorialista: il suo stile è una miscela di profondità e ironia che può farti sorridere mentre ti senti a disagio per quanto ci ha preso. E quando parla dei figli maschi e delle madri, lo fa con una lucidità quasi chirurgica che fa un po’ male, perché tocca qualcosa che molti hanno vissuto o stanno vivendo, spesso senza averlo ancora nominato.

1. Depressione o narcisismo
“I maschi trascurati dalle madri o che hanno delle madri troppo severe hanno due chance per vivere: o vanno in depressione oppure investono su se stessi.”
Due uscite, nessuna delle due felice nel senso pieno del termine. La depressione: la resa totale, il sentirsi inadatti e invisibili, il vuoto di chi non ha ricevuto abbastanza calore e riconoscimento nei primi anni di vita. O l’ipercompensazione: costruirsi un’immagine di forza e successo, diventare “il migliore”, riempire il vuoto affettivo con l’eccellenza, il lavoro, l’autoaffermazione continua.
La cosa fondamentale che Galimberti sottolinea è che entrambe le strade nascono dallo stesso posto: una fame affettiva profonda che non è stata saziata nella fase più cruciale dello sviluppo. La radice psicologica è identica, le uscite comportamentali sono opposte, ma il dolore di partenza è esattamente lo stesso.
2. La disgrazia per chi li ama
“I maschi trascurati dalle madri o con madri troppo severe investono su se stessi per salvarsi, ma è la disgrazia per chi ci vive insieme.”
Queste parole non demonizzano gli uomini, li spiegano, il che è molto più utile. L’investimento su se stessi come strategia di sopravvivenza emotiva produce un adulto che funziona bene all’esterno – competente, affascinante, spesso di successo – ma che in una relazione intima non sa smettere di essere al centro. Non perché sia egoista in modo consapevole e deliberato, ma perché ha costruito la propria identità intorno all’autoaffermazione, e smettere di farlo sentirebbe come sfaldarsi completamente.
Chi ama questi uomini si trova spesso e inevitabilmente nella posizione di dover sempre confermare, sempre approvare, sempre applaudire, senza ricevere la stessa cosa in cambio, perché loro quell’energia la dirigono verso se stessi.
3. Non cascateci
“Se conoscete un maschio che ha investito in se stesso, anche se è bello, anche se è affascinante, non cascate in questa trappola, perché non vi daranno niente.”
Galimberti è diretto quasi fino alla brutalità. Non stai vedendo l’uomo che è davvero, stai vedendo la sua performance, costruita mattone dopo mattone per non dover mai più sentire quel vuoto originario. E quella performance non è per te: è per lui. È il modo in cui si difende dal vuoto che porta dentro. L’altro, in quella dinamica relazionale, è sempre un po’ uno specchio, utile solo in quanto riflette la sua immagine positiva, conferma il suo valore, alimenta il suo bisogno di approvazione costante.
4. La catena che si può spezzare
Il punto finale di Galimberti non è la rassegnazione né la condanna. È un invito a capire e a usare quella comprensione per fare qualcosa di diverso. Questi uomini non sono “cattivi” o deliberatamente egoisti, sono feriti, e le loro ferite vengono dall’infanzia, da un legame primario che non ha funzionato come avrebbe dovuto, che ha lasciato un vuoto che poi tutta la vita adulta cerca di riempire.
Capire questo non significa giustificare tutto, significa vedere la radice. E vedere la radice è il primo passo per spezzare la catena. Come si fa concretamente? Crescendo figli maschi che ricevano abbastanza affetto autentico da non dover costruire un ego smisurato per sentirsi degni di esistere. Figli che vengano visti, ascoltati, accolti nella loro fragilità invece di essere addestrati esclusivamente alla performance. Figli che imparino sul serio che si può essere amati senza dover essere invincibili, senza dover dimostrare niente, senza dover competere.
Leggi anche: Galimberti ai genitori: ecco l’unica frase che non dite mai ai vostri figli e che cambierebbe tutto