Charles Baudelaire sull’amore: non è quello che credi; è l’orrore della solitudine e il bisogno di dimenticare l’Io

E se l’amore che crede di salvarlo fosse, in realtà, il modo più elegante che l’uomo ha inventato per non restare solo? A volte bisognerebbe avere il coraggio di guardare oltre i gesti romantici, gli abbracci e le promesse, e spingersi fin dentro quel vuoto che ciascuno porta dentro di sé. Charles Baudelaire ebbe proprio questo coraggio: guardare l’uomo nelle sue contraddizioni, senza addolcirne le inquietudini. E il 31 agosto 1867, con la sua morte, lasciò una domanda che ancora oggi non ha smesso di interrogare chi ama: quanto dell’amore nasce davvero dal desiderio dell’altro e quanto, invece, dalla paura di rimanere soli?

orrore della solitudine

Quando l’amore nasce dalla paura

C’è una forma di solitudine che non dipende da quante persone si abbiano accanto, ma da quanto rumore faccia il vuoto quando si rimane soli con se stessi. È quel silenzio che arriva quando ogni presenza si allontana e non resta più nulla dietro cui nascondersi. Proprio lì Baudelaire affonda il suo sguardo, fino a toccare una verità scomoda: dietro il bisogno di amare, si nasconde talvolta il disperato bisogno di non sentirsi soli:

“Quest’orrore della solitudine, il bisogno di dimenticare il proprio io in una carne estranea, è ciò che l’uomo chiama nobilmente bisogno di amare.”

Dietro queste parole non si trova un’immagine romantica dell’amore, ma un pensiero inquieto, quasi doloroso. L’uomo, secondo Baudelaire, può chiamare “amore” ciò che nasce in realtà dal terrore di rimanere solo con se stesso. Quando la solitudine diventa uno specchio nel quale egli è costretto a guardare le proprie fragilità, le proprie paure e le proprie mancanze, cerca qualcuno in cui poterle dimenticare. Così l’altro diventa rifugio, distrazione, persino una possibilità di fuga.

La definizione di Baudelaire appare allora volutamente provocatoria: egli mette in discussione una delle parole più nobili che l’essere umano conosca, mostrando il lato oscuro che può nascondersi dietro di essa. L’amore, infatti, può nascere da un desiderio autentico di incontrare l’altro, ma può anche essere utilizzato per non incontrare se stessi. Non sempre chi cerca un’altra persona cerca davvero quella persona; talvolta cerca soltanto un modo per non sentire il vuoto che lo abita.

L’altro come rifugio e come specchio

Baudelaire parla di “dimenticare il proprio io in una carne estranea”. Cosa cosa significa questa espressione così intensa e quasi brutale? Descrive l’amore come smarrimento di una persona dentro un’altra. In questa prospettiva, l’altro può diventare una specie di nascondiglio: tra un abbraccio, una presenza, una voce e una promessa, l’individuo può per qualche istante dimenticare il peso della propria esistenza.

Ma sai cosa? Nessuno può davvero fuggire da se stesso, anche quando trova qualcuno disposto a stringerlo. Il vuoto che non ha imparato ad ascoltare può tornare, magari di notte, quando il mondo tace e rimane soltanto il rumore dei propri pensieri. Per questo la frase non condanna l’amore, ma mette in guardia da una sua deformazione: quella in cui l’altro viene amato non per ciò che è, ma per ciò che permette di non vedere. Un amore simile può diventare dipendenza, paura dell’abbandono, bisogno continuo di conferme.

Quando invece l’uomo riesce a stare anche nella propria solitudine, l’incontro con l’altro cambia significato perché non cerca più qualcuno che lo salvi dal vuoto, ma qualcuno con cui condividere una pienezza, persino fragile e imperfetta.

Non per perdersi, ma per incontrarsi

Oggi abbiamo provato a guardare l’amore da una prospettiva diversa, mettendo in discussione qualcosa che spesso diamo per scontato. Può succedere, infatti, che mentre cerchiamo qualcuno da amare, stiamo cercando soprattutto qualcuno che ci faccia sentire meno soli. Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare una presenza, ma l’amore rischia di diventare un peso quando chiediamo all’altro di riempire tutti i nostri vuoti o di salvarci dalle nostre paure.

Prima di cercare qualcuno che riempia ogni spazio vuoto, forse vale la pena imparare a stare un po’ con se stessi. Il silenzio può fare paura, ma può anche insegnare a conoscersi. Quando si impara a stare bene da soli, l’altro non viene più cercato come un salvagente, ma come qualcuno con cui condividere il viaggio.

Prima di salutarti, voglio farti ancora una domanda: quando cerchi qualcuno, lo fai per condividere la tua vita o per sfuggire alla tua solitudine? Forse non esiste una risposta immediata, ma vale la pena porsela. Per quanto mi riguarda, penso che l’amore più autentico nasca quando non si cerca qualcuno che ci salvi, ma qualcuno con cui condividere ciò che siamo, perché prima di cercare qualcuno in cui perdersi, bisogna imparare a non perdersi dentro se stessi. Solo allora si può amare davvero: non per riempire un vuoto, ma per condividere la propria vita con qualcuno.

Leggi anche: “La vita è un ospedale in cui ciascun paziente è posseduto dal desiderio di cambiare letto”: un aforisma di Baudelaire