C’è qualcosa che i genitori lasciano nei figli che non assomiglia a nessun’altra eredità. Non è un oggetto che si possiede, non è un valore che si può elencare, non è nemmeno un ricordo specifico che si può identificare e conservare. È qualcosa di più sottile, più pervasivo, più difficile da descrivere. Roberto Vecchioni l’ha chiamata con un’immagine che, una volta sentita, tende a restare esattamente come quella musica di cui parla.

L’amore dei genitori è musica
“L’amore dei genitori è una musica che resta anche quando non la senti più.”
L’immagine musicale è scelta bene. La musica non si vede, non si tocca, non occupa spazio fisico. Ma una melodia che hai sentito abbastanza spesso entra dentro, è lì anche quando non la stai ascoltando, emerge quando meno te lo aspetti, ti accompagna senza che tu l’abbia messa consapevolmente.
Come resta la musica
La musica che resta davvero – quella che non dimentichi mai del tutto – non è necessariamente quella che si ricorda come musica in senso conscio. È quella che ti ha formato il gusto dall’interno, l’orecchio interno, il modo in cui percepisci e senti le altre cose anche senza accorgertene.
L’amore dei genitori funziona in modo molto simile: non lascia solo ricordi specifici identificabili, ma lascia soprattutto un modo di stare nel mondo, un orientamento di base verso la vita, qualcosa che nel tempo è diventato così profondamente tuo da non sembrare più provenire dall’esterno.
Anche quando i genitori non ci sono più – perché muoiono, per sono distanti geograficamente, per la complessità irrisolvibile di certi rapporti – quella musica interiore resta. Non scompare con loro. Cambia forse la sua qualità, a volte diventa più silenziosa in certi periodi, a volte emerge in momenti inaspettati e toccanti. Ma non finisce.
Ho capito cosa intende Vecchioni solo dopo la morte di mio padre. Pensavo che perdere qualcuno significasse perdere la sua presenza. E invece ho scoperto che la sua musica era già dentro di me da venticinque anni, così profonda da non sentirla più come qualcosa di esterno. È diventata parte del modo in cui penso, in cui scrivo, in cui mi muovo nel mondo. L’ho riconosciuta solo quando ha smesso di suonare ad alta voce. Quella di mia madre, ho imparato ad ascoltarla meglio proprio perché la morte di mio padre mi aveva insegnato a farlo, e quando è andata via anche lei, le loro musiche si sono unite formando un concerto con strumenti perfettamente accordati tra di loro, che suonano dentro me.
La musica che non senti più
“Anche quando non la senti più”: questa è la parte più densa di tutta la frase, e quella che richiede più attenzione. Ci sono momenti in cui la musica dei genitori sembra completamente silenziata: quando il rapporto è difficile e doloroso, quando ci si allontana per necessità o per scelta, quando si attraversano conflitti che sembrano definitivi e irrisolvibili. E ci sono momenti in cui non la si sente semplicemente perché è diventata così parte intima di sé da non distinguerla più dall’interno: è diventata la propria voce.
In entrambi i casi – il silenzio del conflitto e il silenzio dell’assimilazione profonda – la musica è ancora lì, presente in modo diverso. Non sempre udibile consapevolmente, ma presente.
Cosa significa per chi è diventato genitore
Se sei genitore, stai scrivendo anche tu una musica, che lo voglia o no, che ne sia consapevole o no. Non necessariamente nel modo in cui la pianifichi durante i momenti di riflessione, non con le parole che scegli consapevolmente quando insegni qualcosa. Ma con la presenza quotidiana concreta, con il modo in cui stai nelle cose difficili senza crollare, con quello che mostri – non quello che dichiari di insegnare – su come si affronta la vita.
Quella musica entrerà nei tuoi figli in modi che non potrai prevedere, che non controllerai, e che forse non riconoscerai mai pienamente come tua. Ma resterà in loro. E a volte, quando meno se lo aspettano, la sentiranno suonare da dentro.
Roberto Vecchioni è cantautore, scrittore, professore di letteratura greca e latina al liceo per quasi quarant’anni, qualcuno che ha portato la filosofia, la poesia e la riflessione sulla vita dentro le canzoni con una costanza rara, una delle voci più poetiche e più pensanti della musica italiana.
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