Quante cose dici a tuo figlio in un giorno? E quante di quelle cose pensi che rimangano? Molto più di quante immagini, e molto prima di quanto credi. Maria Rita Parsi – psicoterapeuta, autrice, fondatrice della Fondazione Movimento Bambino e tra le voci più autorevoli della psicologia italiana – ha dedicato decenni a studiare come nasce l’autostima nei bambini. La risposta è più scomoda di quanto sembri.

Le parole possono costruire o distruggere
“La parola che i genitori usano con i figli ha il potere di costruire o distruggere l’autostima.”
Semplice. Diretta. E più pesante di quanto sembri. Maria Rita Parsi non sta parlando di grandi discorsi educativi o di conversazioni importanti pianificate. Sta parlando delle cose che dici ogni giorno, di corsa, senza pensarci; “sei sempre il solito”, “non sei capace”, “quante volte devo dirtelo?”, “tuo fratello lo fa meglio di te”.
Quelle frasi – dette distrattamente, dette stancamente, dette senza cattiveria – si accumulano. Diventano la voce interna del bambino. Quella voce che, da adulto, continuerà a sentire anche quando i genitori non ci sono più.
Quando inizia l’autostima
Maria Rita Parsi è chiara su questo: l’autostima non nasce quando il bambino comincia a parlare. Inizia molto prima, dal modo in cui viene guardato, tenuto, risposto. Un bambino piccolo che piange e viene preso in braccio sta imparando qualcosa di fondamentale: sono importante, le mie esigenze contano, esisto per qualcuno.
Questo è il primo mattone dell’autostima. E i mattoni successivi vengono aggiunti ogni giorno, con ogni interazione. Non serve fare cose straordinarie: serve essere presenti in modo autentico, coerente, attento. Per Maria Rita Parsi, la genitorialità non si improvvisa: si costruisce con presenza reale, responsabilità e cura nelle piccole cose di ogni giorno.
Le parole che costruiscono
Costruire autostima con le parole non significa fare complimenti continui. L’elogio vuoto produce il contrario di quello che si spera. Significa riconoscere lo sforzo invece del solo risultato. Dire “hai provato con impegno” invece di “sei bravissimo sempre” insegna che il valore dipende da chi sei e da come ti impegni, non dal risultato finale.
Significa anche parlare con rispetto: rivolgendoti a tuo figlio come a una persona degna di ascolto, non come a qualcuno che deve obbedire in silenzio. Quella differenza – piccola nella forma, enorme nel messaggio – dice al bambino: meriti considerazione.
Le parole che distruggono
Maria Rita Parsi identifica alcune categorie di parole particolarmente dannose: i confronti (“tua sorella non fa così”), le etichette (“sei pigro”, “sei difficile”, “sei ansioso”), le squalifiche globali (“non combini mai niente”). Non perché siano cattiverie, ma perché il bambino le prende letteralmente e le trasforma in identità.
Un bambino a cui viene detto spesso “sei pigro” non pensa “i miei genitori sono frustrati in questo momento”. Pensa “sono pigro”. E quella convinzione – consolidata nel tempo – diventa una realtà psicologica difficile da scardinare anche da adulti.
Cosa fare di concreto
Maria Rita Parsi non chiede perfezione; chiede consapevolezza. La prossima volta che stai per dire qualcosa a tuo figlio con rabbia o frustrazione, fai una pausa. Non per nascondere l’emozione, ma per scegliere le parole con cui esprimerla. La differenza tra “sei insopportabile” e “adesso sono stanco e ho bisogno di silenzio” è enorme: la prima parla di chi è lui, la seconda parla di come stai tu.
Quella distinzione – tra messaggi che parlano del figlio e messaggi che parlano di te – è una delle cose più pratiche che Maria Rita Parsi ha insegnato per decenni. E cambia tutto. Perché l’autostima di tuo figlio si costruisce un mattone alla volta, ogni giorno, con le parole ordinarie di una vita ordinaria.
Il genitore non deve essere perfetto, deve essere presente
Maria Rita Parsi torna spesso su questo punto: i bambini non hanno bisogno di genitori infallibili. Hanno bisogno di genitori presenti, che si accorgano di loro, che rispondano, che ci siano. Un genitore che sbaglia, che chiede scusa, che dice “mi sono sbagliato”, sta insegnando qualcosa di fondamentale: che gli errori si riconoscono, che le parole hanno un peso, che il rispetto vale per tutti, anche per i figli.
Chi era Maria Rita Parsi
Maria Rita Parsi è stata psicoterapeuta, scrittrice e fondatrice della Fondazione Movimento Bambino, realtà impegnata da decenni nella tutela dei diritti dell’infanzia e nella formazione dei genitori. Autrice di numerosi libri sull’educazione, ha lavorato con migliaia di famiglie e ha portato la psicologia dell’infanzia nelle scuole, nelle aziende e nei media. Il suo approccio era diretto e concreto: non prescriveva teorie astratte, ma offriva strumenti pratici per migliorare la qualità delle relazioni tra genitori e figli nel quotidiano.
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