Crepet: devi arrivare a una certa età e poter dire “ho avuto una buona vita e non mi avrete mai come volete voi”

C’è un momento in cui ci si accorge di aver passato troppo tempo a vivere secondo le aspettative degli altri. A fare, dire, essere quello che qualcuno si aspettava: i genitori, la società, il partner, i colleghi. A ottimizzare non per sé, ma per l’approvazione esterna. E a un certo punto ci si chiede: quando comincio a vivere secondo le mie aspettative invece che quelle degli altri? Paolo Crepet ha una risposta a quella domanda che non è consolatoria. È una sfida molto precisa.

arrivare a una certa età

Non essere mai come vogliono gli altri

“Arrivare a una certa età e dire ‘beh, ho fatto la mia vita e ho avuto una buona vita, ma in ogni caso non mi avrete mai come volete voi’ è un’operazione molto delicata.”

“Operazione molto delicata”: quella scelta di parole è precisa e vale la pena fermarsi. Non facile, non scontata, non automatica. Delicata: come qualcosa che richiede cura costante, attenzione consapevole, un lavoro quotidiano su se stessi che non finisce mai del tutto. Arrivare a dire “ho avuto una buona vita” con sincerità – senza nostalgia, senza rimpianto, senza il peso di quello che gli altri avrebbero voluto che tu fossi – è un traguardo importante. Non un punto di partenza che si ha già.

Il dubbio dell’amor proprio

“A volte ti sembra di non riuscire: quanti di noi hanno dubitato del proprio amor proprio, del volersi bene?”

Crepet non sta descrivendo qualcosa di raro o di patologico riservato a pochi. Sta descrivendo una condizione molto comune: quel momento in cui ci si chiede se si è abbastanza, se si vale abbastanza, se il modo in cui si è fatti sia quello giusto o quello atteso. Quel dubbio non è debolezza: è il segno che si sta cercando qualcosa di autentico e vero invece di accontentarsi di quello che gli altri hanno detto che dovresti essere.

Ho attraversato anche io quel dubbio in modo molto concreto, diverse volte. Mi sono ritrovata a interrogarmi su chi fossi al di là dei ruoli – figlia, madre, scrittrice – e su cosa restasse quando quei ruoli si ridefinivano. La risposta non è arrivata subito. Ma so che il processo di scrittura è stato per me un modo per rispondermi: un modo per dire “sono questa, e questa vita è mia”.

Voler bene a se stessi per poterlo dare agli altri

“Perché per voler bene agli altri devi voler bene a te stesso, se no come fai? Sennò siamo delle crocerossine.”

La parola “crocerossine” è tagliente, e molto giusta. Chi si prende cura degli altri senza aver costruito un rapporto solido con se stesso finisce per farlo da una posizione di bisogno, non di pienezza. Non dà amore davvero: cerca conferma. Non cura: si esaurisce lentamente. Il volersi bene non è narcisismo: è la condizione necessaria perché quello che si dà agli altri sia davvero un dono e non uno scambio travestito.

“Non mi avrete mai come volete voi”

Questa è la parte più difficile, e la più liberatoria. “Non mi avrete mai come volete voi” non è arroganza. È il confine sano di chi ha capito che non può piacere a tutti, che non può essere quello che ognuno vorrebbe, e che vivere nel tentativo di farlo è la forma più sottile di non vivere affatto.

Crepet dice che arrivare a pronunciare quella frase con serenità reale – senza rancore verso chi ha preteso troppo, senza rivendicazione di chi si sente finalmente libero – è delicato. Perché richiede di aver davvero costruito qualcosa di proprio, qualcosa in cui riconoscersi abbastanza da non averne bisogno di conferma esterna per esistere.

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