Crepet: la felicità non è gratis e se risparmi sui tuoi straordinari errori sarai infelice per tutta la vita

Paolo Crepet non ha mai avuto paura di dire cose scomode. Anzi, le cose scomode sono il suo terreno preferito. Questa è forse la più diretta: la felicità non è gratis. Non si ottiene con la prudenza, non arriva a chi aspetta le condizioni giuste. E se stai cercando il modo per avere una vita piena senza pagare il prezzo – senza rischiare, senza sbagliare, senza mai sentirti a disagio – stai risparmiando esattamente sulla cosa sbagliata.

la felicità costa cara

La felicità costa

“La felicità costa. C’è tanta gente che tutta la vita ha risparmiato pur di essere infelice, perché abbiamo capito che la felicità – come il coraggio, come le passioni – costa carissimo, son le cose più care che ci siano.”

“Risparmiare pur di essere infelice” è una delle formulazioni più precise che Crepet abbia mai usato, e vale la pena fermarsi su questa apparente contraddizione. Non è, infatti, una contraddizione: è la descrizione esatta e un po’ crudele di come funziona concretamente la logica dell’evitamento. Si evita il rischio, si evita il disagio, si evita la fatica di volere qualcosa con tutto se stessi. E si ottiene, in cambio, una vita senza dolori acuti e senza gioia vera.

Il paradosso più sottile è che chi risparmia sulla felicità non vive necessariamente male nel senso ordinario del termine. Magari ha un buon lavoro stabile, una famiglia funzionante, una vita ordinata e prevedibile. Ma c’è qualcosa che manca – qualcosa che a volte non riesce nemmeno a nominare – e quella mancanza precisa è esattamente quello per cui ha scelto deliberatamente di non pagare.

Gli straordinari errori

“La passione ti fa fare cose sbagliate, logico, meravigliosamente giusto. Sono i tuoi straordinari errori che poi ti insegnano a crescere.”

Nota l’aggettivo: “straordinari”. Non gli errori banali, non le sviste quotidiane, non i piccoli calcoli sbagliati. Gli errori che si commettono quando si è davvero dentro qualcosa, quando si ama con tutto se stessi, quando si rischia senza rete di sicurezza, quando si vuole qualcosa con abbastanza intensità da perdere la prudenza. Quelli sono straordinari perché vengono dall’impegno pieno. E quelli – solo quelli – insegnano davvero qualcosa che non si dimentica.

Chi non ha mai fatto errori straordinari è quasi certamente qualcuno che non ha mai voluto qualcosa con tutto se stesso. Ha gestito, ha ottimizzato, ha evitato. È rimasto al sicuro. E quella sicurezza ha un costo altissimo: il costo di non sapere mai cosa si sarebbe potuto diventare.

Chi risparmia sulla felicità

“Quanta gente risparmia sulla felicità… si accontenta di quasi niente pur di non sudare, pur di non rischiare, pur di non volere qualche cosa di davvero diverso per sé e per gli altri.”

Crepet non sta parlando di chi non ce la fa per ragioni oggettive, di chi ha ostacoli reali, difficoltà concrete, circostanze che limitano le scelte in modo genuino. Sta parlando di chi avrebbe la possibilità di volere qualcosa di più, e sceglie deliberatamente di non volerlo per non pagarne il prezzo. Quella è la rinuncia più costosa che esista, non di denaro, ma di esperienza, di vita vissuta, di sé stessi.

Gli inquieti che hanno cambiato il mondo

“Per fortuna che ci sono stati uomini e donne inquieti, che hanno deciso di intraprendere.”

L’inquietudine – quella sensazione persistente che qualcosa possa essere diverso, che non si sia ancora arrivati dove si dovrebbe, che ci sia qualcosa di importante da fare – è il carburante di quasi tutto quello che vale la pena ricordare nella storia. Non la placida accettazione, non la gestione ottimale del poco. La spinta verso qualcosa di più grande, anche senza garanzie.

Essere inquieti non è comodo, anzi. È la condizione di chi ha visto abbastanza da sapere che le cose potrebbero essere diverse, e che non riesce proprio ad accontentarsi. È il prezzo dell’entusiasmo e della vita piena. E – dice Crepet – è un prezzo che vale moltissimo pagare.

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