Daniela Lucangeli: l’emozione che nascondiamo di più è la solitudine, ma siamo una specie socievole che ha paura dell’altro

Quanto spesso ammetti apertamente di sentirti solo, davvero solo, non solo fisicamente isolato da contatti umani, ma solo nel senso profondo ed esistenziale del termine? Quella domanda mette a disagio molte persone, anche quelle circondate da relazioni numerose. Daniela Lucangeli ha qualcosa di molto importante e di molto liberatorio da dire su questa emozione che quasi tutti nascondono, anche a se stessi.

Daniela Lucangeli

L’emozione che nascondiamo di più

“L’emozione che nascondiamo di più a noi stessi e agli altri è la solitudine. Tutti siamo stati morsi dalla solitudine.”

Il verbo “morsi” è preciso e doloroso: non “sfiorati”, non “visitati”. Morsi: con un dolore acuto, con un segno che resta. Daniela Lucangeli dice che questa esperienza è universale, quindi non riservata a chi è oggettivamente isolato, ma comune a chiunque, anche a chi è circondato da persone.

Capire come funziona la nostra specie

“Se riconosciamo questo, capiamo come funziona la nostra specie, che fa finta di essere una specie di solitari, mentre è una specie di creature socievoli.”

Questa è l’osservazione centrale di tutto il discorso di Daniela Lucangeli: ci comportiamo spesso, nella vita quotidiana e nei valori che professiamo, come se fossimo fatti per stare soli, come se l’autosufficienza assoluta fosse il valore più alto da raggiungere. Ma la nostra natura biologica, costruita in milioni di anni di evoluzione, dice esattamente il contrario: siamo costruiti per la relazione, per il bisogno reciproco, per l’aiuto condiviso.

Mi sono riconosciuta profondamente in questa contraddizione quando scrivevo il mio saggio sulla solitudine delle neomamme. Tante donne mi raccontavano di sentirsi sole pur essendo circondate – dal partner, dai familiari, dagli amici – perché nessuno sembrava vedere davvero quella fatica specifica. Fingevano di essere forti, autosufficienti, “ce la faccio da sola”, mentre dentro morivano di voglia che qualcuno si avvicinasse senza che dovessero chiederlo.

L’evoluzione attraverso l’aiuto reciproco

“Noi siamo una specie che per milioni di anni evolutivi è migliorata perché ha fatto risorsa dell’altro a fianco, quindi si è saputa in qualche modo aiutare.”

La storia evolutiva dell’essere umano non è, contrariamente a un mito molto diffuso, una storia di lupi solitari che sopravvivono grazie alle proprie sole forze individuali. È una storia di gruppi che si aiutano reciprocamente, che condividono risorse scarse, che si proteggono a vicenda dai pericoli che da soli sarebbero stati fatali. La cooperazione, non l’isolamento autosufficiente, è stato il motore reale del nostro successo come specie nel corso di milioni di anni di evoluzione.

Ha vinto la paura dell’altro

“In tutta l’evoluzione, la nostra specie ha vinto non la tendenza ad aiutare, ma a isolare… ha vinto la paura dell’altro.”

Questa frase descrive un paradosso doloroso: nonostante la nostra natura cooperativa, nella cultura contemporanea sembra aver vinto la tendenza opposta: l’isolamento, la diffidenza, la paura di esporsi e di chiedere aiuto. Non è la nostra natura biologica a portarci all’isolamento. È qualcosa che abbiamo costruito sopra di essa.

Basta con l’isolamento

“Dobbiamo dire basta a questa tendenza all’isolamento. Da soli e isolati dall’altro si sta male, abbiamo bisogno di ritrovare l’altro.”

Daniela Lucangeli chiude con un imperativo chiaro: tornare a cercare l’altro, smettere di fingersi autosufficienti, riconoscere il bisogno di connessione come un bisogno legittimo e fondamentale, non come una debolezza da nascondere.

Riconoscere la propria solitudine

Il primo passo, secondo Daniela Lucangeli, non è trovare immediatamente compagnia o riempire ogni spazio vuoto con presenze, ma è ammettere a se stessi quella morsa specifica, senza vergogna e senza la fretta di risolverla subito. Solo riconoscendola onestamente, nominandola per quello che è, si può iniziare a fare quello che la nostra natura biologica e relazionale ci chiede da sempre: ritrovare l’altro, senza fingere più di non averne bisogno, senza la maschera dell’autosufficienza totale che la cultura contemporanea spesso premia.

Daniela Lucangeli è psicologa dello sviluppo, professoressa ordinaria all’Università di Padova, una delle voci più ascoltate e più amate in Italia sulla psicologia dell’apprendimento, delle emozioni e dello sviluppo infantile.

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