Il tuo adolescente ti ha detto che vuole bruciare casa, che non andrà mai più a scuola, che chiamerà la polizia se tocchi il suo telefono? Prima di allarmarti, ascolta quello che dice Daniele Novara, pedagogista, fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e autore di Mollami! (Rizzoli 2025). Ha un test per te. E la risposta potrebbe sorprenderti.

Il test di Daniele Novara
Durante gli incontri di Scuola per Genitori, Daniele Novara ha proposto questo esperimento ai padri e alle madri in difficoltà: “Vi faccio un test su quello che vi dicono. Se hai trovato almeno otto frasi che tuo figlio dai 12 anni ti ha detto, sei un genitore normale, hai dei figli normali.”
Ecco le 17 frasi. Segna quelle che hai già sentito.
La casa e la famiglia
- “Ho deciso di cambiare casa.”
- “Me ne vado. Questa è la vostra casa, non la mia.”
- “Questa casa mi fa schifo. Se la trovate bruciata, sono stato io.”
Queste tre frasi puntano al cuore della famiglia come istituzione. L’adolescente non sta pianificando una fuga reale, sta dicendo che ha bisogno di uno spazio suo, di distanza simbolica dai genitori. La casa che “fa schifo” non è la casa: è la dipendenza dall’infanzia che sente ancora attorno a sé.
La scuola
- “Basta, da domani non vado più a scuola.”
- “Ci vado solo perché sono obbligato da voi.”
- “Domani resto a casa a dormire.”
- “Non vedo l’ora di essere bocciato.”
- “Vacci tu se ti piace così tanto.”
Cinque variazioni sullo stesso tema: la scuola come terreno di potere. L’adolescente usa la scuola per testare quanto i genitori tengano alla sua performance, e quanto siano disposti a scendere a compromessi. Daniele Novara ironizza su chi cede: “Ci vai tu a scuola, ti presenti. Scusi, mio figlio stamattina aveva un po’ di ansia. Vengo io, va bene? Me l’ha detto lui. L’ho ascoltato.” L’ascolto passivo di ogni lamentela, spiega Novara, non è empatia: è abdicazione. Il genitore che corre a scuola al posto del figlio non lo sta aiutando: gli sta togliendo l’esperienza di affrontare una difficoltà.
I vestiti e lo shopping
- “Mi vergogno di come vi vestite.”
- “Tutto quello che mi comprate fa schifo.”
- “In giro per negozi ci vai con le tue amiche, non con me.”
- “Datemi soldi che mi vesto come voglio.”
- “Siete preistorici.”
L’immagine esteriore è uno dei territori più caldi dell’adolescenza: è lì che si costruisce l’identità separata dai genitori. Vergognarsi di come si vestono mamma e papà è quasi un passaggio obbligato; significa “io sono diverso da voi, sto diventando qualcun altro”. Non è un insulto: è una dichiarazione di autonomia.
I videogiochi e lo smartphone
- “Più gioco e più divento intelligente. Non come voi.”
- “Non esco, gioco con i miei amici.”
- “Ho diritto alla mia privacy. Devo chiamare la polizia?”
- “Se provi a guardare il mio smartphone, finisce male.”
Lo schermo come castello. Il figlio si chiude nel suo spazio digitale e difende quel confine con la stessa energia con cui difenderebbe la propria stanza. La minaccia della polizia è grottesca, e proprio per questo è efficace: spiazza i genitori e li mette sulla difensiva.
Cosa fare con tutto questo
La risposta di Daniele Novara è netta: non prendere alla lettera nessuna di queste frasi. Non sono intenzioni, sono provocazioni nel senso etimologico del termine: chiamate all’azione, tentativi di misurare la solidità del genitore.
“Perché comunque loro fanno i ragazzi e noi dobbiamo fare i genitori.” Questa è la frase chiave di tutto il ragionamento. Il ruolo educativo non va abdicato davanti alle intemperanze verbali, va mantenuto con calma e fermezza. L’autorevolezza non è rigidità: è la capacità di reggere la provocazione senza esserne travolti e senza rispondere con altrettanta provocazione.
Chi è Daniele Novara
Daniele Novara è pedagogista, fondatore e direttore del Centro Psicopedagogico per la Pace di Piacenza, autore di decine di libri sull’educazione tra cui Litigare fa bene, Non è colpa dei bambini e il recente Mollami! Educare i figli adolescenti e trovare la giusta distanza per farli crescere (Rizzoli 2025). Da trent’anni lavora con genitori e insegnanti, e il suo approccio parte da una convinzione precisa: il conflitto con i figli non è un problema da eliminare, è uno strumento educativo da imparare a usare.
Se hai trovato otto frasi o più in questo elenco – e quasi certamente le hai trovate – non è un segnale d’allarme. È la conferma che tuo figlio sta crescendo nel modo in cui gli adolescenti crescono da sempre: sfidando il confine per capire dove sta. Il tuo compito non è impedirgli di farlo. È restarci dentro, solido, mentre lo fa.
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