A te che hai sofferto e non ti fidi più, Elsa Morante ti scrive: non è tutto finito solo perché qualcosa è andato storto

A volte ti accorgi di quanto qualcosa ti abbia ferita solo dopo, quando è passato: lo capisci dalla fatica a fidarti e dalle parole che trattieni. Alcune esperienze finiscono, ma continuano a decidere come lasci entrare qualcuno nella tua vita. Elsa Morante ha raccontato la guerra, la perdita e la solitudine, e ciò che resta in chi le subisce senza averle scelte. Ciò che hai vissuto può averti cambiata, ma non stabilisce chi sei: la tua storia non finisce dove ti hanno ferita. Questa è la lettera che, probabilmente, ti scriverebbe Elsa Morante.

hai sofferto e non ti fidi più

La lettera che Elsa Morante scriverebbe a chi ha dimenticato la propria forza

Cara lettrice,
so che ci sono giorni in cui sei stanca di essere quella che riesce sempre a farcela. Hai imparato a non chiedere troppo, a non mostrare quando qualcosa ti fa male, a raccogliere i pezzi senza aspettare che qualcuno lo faccia al posto tuo. E magari gli altri ti chiamano forte proprio perché non hanno mai visto quanto ti è costato diventarlo. Non devi vergognarti della parte di te che avrebbe ancora bisogno di essere ascoltata, capita, tenuta per mano. Essere forti significa poter sentire ancora, anche dopo essere state ferite. Per questo, nella mia poesia Alibi, scrissi:

“Solo chi ama conosce. Povero chi non ama!”

Non lasciare che il dolore ti convinca che sentire sia una debolezza. Amare, fidarsi, lasciarsi coinvolgere significa anche accettare la possibilità di soffrire. Se qualcosa ti ha ferita, significa che quella cosa per te contava. La vita, però, può insegnarti il contrario. Può convincerti che devi diventare più dura, più distante, più brava a non aspettarti niente e quando impari a proteggerti, rischi di dimenticare quanto eri viva prima di farlo.

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Non voglio dirti che tutto quello che hai vissuto aveva un senso. Alcune cose fanno semplicemente male, alcune ingiustizie non hanno una spiegazione capace di renderle accettabili. C’è una differenza tra ciò che ti è successo e ciò che farai di te dopo. Ci saranno giorni in cui sarà difficile crederci. Giorni in cui il passato sembrerà più grande del futuro e la tentazione sarà quella di non aspettarti più nulla. Anche la speranza, però, può essere ambigua. Una volta scrissi un romanzo, L’isola di Arturo, nel quale lasciai queste parole:

“Una speranza, a volte, indebolisce le coscienze, come un vizio.”

Non parlo della speranza che obbliga a sorridere quando si vorrebbe piangere. Parlo della possibilità di non considerare conclusa la propria storia solo perché una parte di essa non è andata come si desiderava. Puoi ricominciare senza sapere esattamente dove stai andando, avere paura e continuare e, addirittura, sentirti stanca senza considerarti sconfitta.

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Cosa puoi fare quando il passato pesa ancora

Puoi provare a ricordare alcune cose quando senti che ciò che hai vissuto sta diventando più forte di ciò che desideri:

  • non confondere la prudenza con la paura;
  • non pretendere di stare bene sempre;
  • non trasformare il passato in una sentenza;
  • ricordati di ciò che è rimasto;
  • lascia spazio a ciò che non conosci ancora.

Ti lascio un’ultima cosa da ricordare: non devi diventare invulnerabile per dimostrare di essere forte. Puoi avere paura e andare avanti lo stesso. Puoi essere ferita e non lasciare che il dolore diventi l’unico modo in cui guardi il mondo  perché forse sei più forte di quanto credi non quando riesci a sopportare tutto, ma quando capisci che non devi più farlo.

La tua amica e confidente,
Elsa Morante

Cara lettrice, Elsa Morante mi ha ceduto la parola e vorrei aggiungere soltanto questo: non siamo soltanto ciò che ci è accaduto. Siamo anche quello che scegliamo di conservare di noi, nonostante ciò che abbiamo perso.
Puoi essere cambiata senza esserti perduta. Puoi portare le tue ferite senza lasciare che siano loro a decidere chi sei e allora, prima di salutarti, voglio lasciarti una domanda: quale parte di te hai smesso di ascoltare per imparare a sopravvivere e che oggi avrebbe bisogno, semplicemente, di tornare a vivere?

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