C’è una frase che tutti conosciamo, che tutti attribuiamo alla stessa persona, e che quella persona – con ogni probabilità – non ha mai pronunciato. Questa frase è diventata il simbolo perfetto della distanza tra un’aristocrazia cieca e un popolo affamato. Ma le date, quando le metti in fila, raccontano una storia completamente diversa. Vediamo insieme qual è questa frase, come nasce e cosa vuol dire, insieme al significato che le attribuiamo oggi.

“Che mangino brioche” è una frase di Maria Antonietta? Il problema delle date
Maria Antonietta nacque nel 1755 e arrivò in Francia solo nel 1770. Eppure la frase che le viene attribuita compare già scritta, nero su bianco, in un testo firmato da un altro autore, riferito a un episodio di quasi quindici anni prima della sua nascita. Ma qual era la frase, e chi l’aveva scritta davvero per primo?
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Chi ha scritto per primo quella frase, e quando
La frase è questa:
“Se non hanno pane, che mangino brioche.”
Fu Jean-Jacques Rousseau, ne Le Confessioni, a scrivere di essersi ricordato del suggerimento di una grande principessa, a cui era stato detto che i contadini non avevano più pane, e che aveva risposto: che mangino delle brioches. Il passaggio si trova nel Libro VI dell’opera, pubblicata postuma nel 1782, ma l’episodio raccontato risale al 1741, quando Rousseau era ospite di Madame de Mably.
Ma se non si tratta di Maria Antonietta, a quale grande principessa si riferiva Jea-Jacques Rousseau?
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Chi era davvero quella “grande principessa”?
Qui la ricostruzione si complica, ed è forse la parte più interessante. Quindici anni prima della pubblicazione delle Confessioni, il marchese Louis-Antoine Caraccioli aveva già attribuito una frase simile a una Granduchessa di Toscana, che consigliava a chi non aveva pane un pasticcio di carne, non una brioche. Secondo la storica Antonia Fraser, la principessa a cui si riferiva davvero Rousseau sarebbe Maria Teresa d’Austria, moglie di Luigi XIV, vissuta e morta ben prima che Maria Antonietta nascesse.
C’è anche chi ha messo in dubbio l’intero aneddoto: il saggista Paul Johnson ha sostenuto che si trattasse di un’invenzione dello stesso Rousseau, più che il resoconto di un fatto realmente accaduto.
Tra poco vedremo anche che significato ha oggi questa frase per noi e come la utilizziamo, ma prima cerchiamo di capire perché, di tutte le persone possibili, è rimasta legata proprio a Maria Antonietta.
Perché la frase è rimasta attribuita a Maria Antonietta?
Questa è forse la domanda più importante, e anche la più rivelatrice. La prima attribuzione della frase a Maria Antonietta risale al 1843 – cinquant’anni dopo la sua morte – comparsa su una rivista satirica francese, Les Guêpes di Alphonse Karr.
Maria Antonietta era già stata giustiziata da mezzo secolo: non poteva smentire nulla, e la sua immagine pubblica – quella della regina frivola e distante dal popolo – si prestava perfettamente a un aneddoto già esistente. È possibile che chi voleva delegittimare la sua memoria abbia scelto di attribuire proprio a lei un episodio raccontato decenni prima, per rendere la sua figura ancora più impopolare agli occhi dell’opinione pubblica.
È un meccanismo che oggi chiameremmo, senza troppi giri di parole, disinformazione: una frase vera, un contesto reale, ma una persona sbagliata, scelta a posteriori perché la storia doveva avere un’antagonista, e lei si prestava meglio di chiunque altro fosse realmente esistito prima di lei.
Cosa intendiamo oggi, quando usiamo questa frase
Nonostante la frase non sia mai stata pronunciata da Maria Antonietta, il suo significato è sopravvissuto benissimo al dettaglio storico. Oggi la usiamo come scorciatoia immediata per indicare qualcuno – spesso chi detiene potere o privilegio – completamente incapace di comprendere un bisogno reale di chi ha meno di lui, al punto da proporre, in perfetta buona fede, una soluzione che rivela solo quanto sia distante dal problema.
La usiamo per il politico che risponde a una crisi economica con una battuta fuori luogo. Per il dirigente che, davanti a un problema concreto di chi lavora per lui, propone una soluzione che nessuno con quel problema potrebbe permettersi. Per chiunque, insomma, dia un consiglio che suona bene solo a chi non ha mai vissuto la situazione di cui sta parlando.
In italiano esiste anche un equivalente più antico e altrettanto efficace per la stessa idea:
“Il sazio non crede al digiuno.”
Per indicare chi non riesce a immaginare cosa significhi davvero non avere pane, e quindi ha una vita dettata dalla fatica.
È forse per questo che la frase, pur falsa nell’attribuzione, non è mai stata smentita nell’uso comune: descrive un tipo umano che esiste davvero, indipendentemente da chi l’abbia detta per primo.
Cosa resta, oggi, di questa frase
Resta il fatto che nessuna fonte storica attendibile documenta Maria Antonietta mentre pronuncia quelle parole. Resta un aneddoto vero, ma spostato di oltre un secolo e attribuito alla persona sbagliata. E resta una lezione che vale ben oltre il Settecento: le frasi che sembrano perfette per descrivere qualcuno – che confermano esattamente l’idea che già ci eravamo fatti – sono proprio quelle da verificare con più attenzione, prima di darle per vere.
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