Morelli: “osa, ogni tanto, cambiare strada”, solo ciò che è sconosciuto ti può cambiare, il resto è aridità

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta? Qualcosa per cui non sapevi come sarebbe andata, qualcosa che ti ha messo di fronte all’incertezza di non avere ancora una mappa, di non poter prevedere l’esito? Quel momento di squilibrio prima dello sconosciuto: lo ricordi? Raffaele Morelli ha su questo alcune frasi che vale la pena ascoltare con attenzione, perché dicono qualcosa di preciso su come funziona davvero il cambiamento.

cambiare strada

Osa cambiare strada

“Osa, ogni tanto, cambiare strada, cambiare vita: cambiare.”

La ripetizione del verbo cambiare – tre volte in poche parole, con quella costruzione che accelera – non è ridondanza stilistica. È insistenza deliberata. Morelli sa molto bene che la resistenza al cambiamento è profonda, radicata, spesso inconscia, e che serve qualcosa di più di un invito gentile e razionale per smuoverla davvero. Serve qualcosa che arrivi da un livello diverso.

Chi osa perde le certezze

“Kierkegaard diceva che chi osa va incontro a un momento di squilibrio, perché perde le certezze, ma chi non osa è perduto. Sei sempre uguale, se non osi.”

Questa è la distinzione fondamentale che Morelli vuole far emergere, citando Kierkegaard. Non che osare sia privo di costo reale. La perdita delle certezze è reale, può fare molto male, può destabilizzare in modi profondi. Ma non osare ha un costo diverso e molto più lento, e proprio per questo più difficile da vedere: restare sempre uguale, restare immobile dentro ciò che si conosce già, restare così a lungo in quello che si conosce fino a quando non si è più capaci di niente di davvero nuovo.

Siamo esseri sconosciuti a noi stessi

“Noi siamo il giorno e la notte, siamo l’alba e il tramonto, siamo il desiderio, siamo la pace, siamo esseri sconosciuti a noi stessi.”

Morelli usa una serie di paradossi – giorno e notte, alba e tramonto, desiderio e pace – per indicare la molteplicità che ognuno contiene. Non siamo una cosa sola, non siamo la figura semplice e coerente che presentiamo agli altri. Siamo molto di più, e quella parte sconosciuta a noi stessi è esattamente quello che il cambiamento può portare alla luce.

Il vocio dei pensieri inutili

“Il vocio che grida le parole inutili, i pensieri inutili ci fanno credere di essere un fantasma che non esiste.”

Quella voce interna che ripete sempre le stesse cose, che alimenta sempre gli stessi pensieri, che ci tiene in un circolo di certezze conosciute, Morelli la chiama vocio, con una parola che ha qualcosa di fastidioso e di superficiale. Non è la voce profonda. È il rumore di fondo che impedisce di sentire qualcosa di più vero.

Solo lo sconosciuto ti cambia

“Provate a cambiare strada e a osare, osare e incontrare lo sconosciuto, perché soltanto ciò che è sconosciuto ti può cambiare, ciò che è conosciuto ti tiene nella permanenza, sempre uguale, e ti porta all’aridità.”

Questa è la frase più precisa e più importante. Non lo sconosciuto in senso generico, ma lo sconosciuto che si incontra osando cambiare strada. Ciò che è già conosciuto può dare sicurezza, ma non può darti quello che non hai già. Solo ciò che non conosci ancora contiene la possibilità di trasformarti in qualcosa che non sei ancora.

Raffaele Morelli è psicologo, ricercatore, autore di numerosi libri sulla crescita interiore, sulla psicologia profonda e sull’uso dell’immaginazione nella trasformazione personale, una delle voci più originali e più poetiche della saggistica psicologica italiana.

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