Raffaele Morelli: telefonate inutili, incontri inutili, persone che non sopporti… liberatene e fai avanzare il nuovo

Raffaele Morelli – psichiatra, scrittore e direttore dell’Istituto Riza – ha un approccio che non somiglia alla psicologia del benessere nel senso rassicurante del termine. Non ti dice di pensare positivo, non ti dà tecniche in cinque passi per essere più felice. Ti dice cose dirette, a volte scomode, che tagliano in modo molto preciso il problema. Questa è una delle più pratiche che abbia mai detto, e la più utile: prima di aggiungere qualcosa di nuovo alla tua vita, togli quello che la appesantisce. Il nuovo non trova posto finché il vecchio occupa tutto lo spazio.

fai avanzare il nuovo

Annota tutto ciò che è inutile nella tua vita

“Prendete un bel block notes e fate un elenco: telefonate inutili; incontri inutili; parole inutili; persone che non sopporto ma che devo vedere; serate che non mi piacciono ma che in qualche modo mi toccano.”

La concretezza è deliberata e importante. Non “rifletti su cosa ti pesa”: prendi un block notes, fisico, e scrivi. Non “identifica le relazioni tossiche”: scrivi esattamente “persone che non sopporto ma che devo vedere”. L’elenco fisico, su carta, ha un effetto molto diverso dal pensiero vago: rende visibile quello che di solito rimane nella zona dell’indefinito; lamentato, percepito come problema, ma mai affrontato perché non ha ancora una forma.

Dargli una forma è già un atto. Scrivere “serate che non mi piacciono ma che mi toccano” è già riconoscere che esiste un problema, e riconoscere è il primo passo per decidere se vuoi continuare a portarlo.

Il lato del nuovo

“Innovazione: stasera sto solo e faccio una cosa che mi piace da solo; stasera vado a ballare dopo tanti anni che non lo faccio; voglio provare un cibo che non ho mai provato, non voglio pensare alle cose del passato, soprattutto ai rancori e alle delusioni.”

Morelli non dice di fare cose grandi o di cambiare vita da un giorno all’altro. Va a ballare dopo anni. Prova un cibo nuovo. Sta solo facendo qualcosa che gli piace. Queste non sono rivoluzioni, sono piccoli gesti di presenza a se stessi. Ma arrivano dopo aver tolto il peso: e tolto il peso, anche le cose piccole hanno finalmente spazio per respirare.

Pensa a quando sei tornato da una vacanza leggera – senza impegni fissi, senza “devo” su tutto – e nelle prime giornate di rientro vedevi tutto con occhi leggermente diversi. Eri più presente, meno pesante. Quella leggerezza non dipendeva solo dalla vacanza: dipendeva dall’assenza temporanea di quello che di solito ti pesa. Quella leggerezza è possibile anche senza partire. Ma richiede di togliere prima quello che appesantisce.

Ripulire il cervello

“Ripulire il cervello vuol dire prima di tutto sapere che il nuovo può avanzare.”

Questa frase finale è la più importante di tutto il ragionamento. La ripulitura non è fine a se stessa, è la condizione necessaria perché qualcosa di nuovo possa entrare. Un cervello pieno di telefonate inutili, di serate a cui si va per obbligo silenzioso, di persone che si frequentano per inerzia, non ha spazio per qualcosa di diverso. Non perché manchino le risorse, ma perché manca il vuoto necessario perché il nuovo trovi posto.

La psicologia cognitiva chiama questo “carico cognitivo”: ogni impegno, ogni relazione, ogni obbligo che teniamo in mente – anche solo in modo latente – occupa banda. Liberarsene non è egoismo: è igiene mentale. È la condizione di base per poter scegliere invece di subire.

Morelli non sta dicendo di diventare eremiti o di tagliare i ponti con tutti quelli che conosci. Sta dicendo qualcosa di più preciso e più difficile: molte delle cose che ti pesano non le hai scelte davvero, ci sei finito dentro per inerzia, per abitudine, per educazione, per paura di deludere qualcuno che si aspetta la tua presenza. Non le hai scelte, le stai subendo. E riconoscerle per quelle che sono – mettere nero su bianco “questa cosa non la voglio” – è il primo atto di libertà che puoi compiere oggi.

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