“Il Natale è uno stato d’animo”: la frase di Coolidge e perché addobbiamo l’albero sempre prima secondo la scienza

Ti sei accorta anche tu che ogni anno le luminarie compaiono prima, i negozi profumano di cannella già a ottobre, e tu stessa – che ti eri ripromessa di aspettare almeno dicembre – ti ritrovi a tirare fuori le palline di vetro il 20 novembre? Non è nostalgia infantile, non è marketing che ti ha convinta, e soprattutto non è una tua debolezza. È psicologia. Ed è una frase del 1927, pronunciata da un presidente americano, a dirlo meglio di qualunque studio scientifico.

perché addobbiamo l’albero sempre prima

La frase di Calvin Coolidge

Il 24 dicembre 1927, il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge pronunciò un discorso radiofonico natalizio. L’apertura era questa:

“Il Natale non è un momento né una stagione, ma uno stato d’animo.”

Calvin Coolidge non era un oratore particolarmente brillante, veniva anzi chiamato Silent Cal (Cal il Silenzioso) per la sua proverbiale parsimonia di parole. Eppure quella frase è sopravvissuta a tutto il resto del discorso, ed è ancora oggi tra le definizioni di Natale più citate in lingua inglese.

Lo “stato d’animo” di cui parla Coolidge non è un sentimento vago. È qualcosa di preciso: la capacità di sentire il Natale indipendentemente dalla data sul calendario. E se il Natale è uno stato d’animo, allora non c’è nessuna regola che dica quando deve iniziare.

Cosa dice la scienza sull’anticipo degli addobbi

Negli ultimi decenni, la psicologia ha studiato il comportamento natalizio, non per giustificarlo o condannarlo, ma per capirlo. I risultati sono più interessanti di quanto sembri:

  • Gli addobbi come segnale sociale. Nel 1989, Werner, Peterson-Lewis e Brown pubblicarono sul Journal of Environmental Psychology uno studio sulle case addobbate (.Werner, C. M., Peterson-Lewis, S. e Brown, B. B. (1989), Inferences about homeowners’ sociability: Impact of Christmas decorations and other cues, Journal of Environmental Psychology, vol. 9, n. 4, dicembre 1989, pp. 279-296). Risultato: le case con decorazioni natalizie all’esterno venivano percepite dai vicini come più accoglienti, e chi ci abitava come più aperto alla relazione sociale. Addobbare non è solo estetica: è un gesto di apertura. Un modo di dire a chi passa davanti a casa tua: siamo qui, siamo accessibili, vogliamo fare parte del quartiere.
  • L’attesa come fonte di piacere. Nel 2014, Amit Kumar, Matthew Killingsworth e Thomas Gilovich pubblicarono su Psychological Science una ricerca sull’anticipazione delle esperienze piacevoli (Kumar, A., Killingsworth, M. A. e Gilovich, T. (2014), Waiting for Merlot: Anticipatory consumption of experiential and material purchases, Psychological Science, vol. 25, pp. 1924-1931). La conclusione: aspettare qualcosa di bello produce felicità già prima che arrivi. Non è la stessa intensità dell’esperienza vera, ma è piacere reale, misurabile. Chi comincia a preparare il Natale a novembre non sta bruciando le tappe: sta allungando il periodo in cui quella felicità è presente nella sua vita.
  • L’ambiente sensoriale cambia l’umore. Nel 2005, Spangenberg e colleghi pubblicarono sul Journal of Business Research uno studio sugli effetti di musica e profumi natalizi nei negozi (Spangenberg, E. R., Grohmann, B. e Sprott, D. E. (2005), It’s beginning to smell (and sound) a lot like Christmas: the interactive effects of ambient scent and music in a retail setting, Journal of Business Research, vol. 58, n. 11, novembre 2005, pp. 1583-1589): i clienti esposti a quell’atmosfera giudicavano meglio i prodotti, si sentivano meglio, stavano più a lungo. Le catene commerciali lo sanno da tempo: luci, odori, suoni non sono decorativi. Cambiano lo stato emotivo di chi ci sta dentro. E questo vale anche a casa.
  • I dati italiani del 2025. Confcommercio, in collaborazione con Format Research, ha rilevato che durante il Black Friday 2025 il 66,7% degli acquirenti italiani ha comprato per i regali di Natale. Il Black Friday cade a fine novembre. Il Natale è il 25 dicembre. Quasi un mese di anticipo, e due italiani su tre sono già in modalità natalizia. Non è un’anomalia: è la norma.

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Una cosa importante da non confondere

Ogni anno circolano articoli che citano “uno studio scientifico” secondo cui chi addobba presto è più felice. Vale la pena dirlo chiaramente: quello studio non esiste.

L’origine della notizia è un’opinione dello psicoanalista Steve McKeown, rilasciata in un’intervista ai media britannici nel 2017. McKeown disse che addobbare prima può riportare a ricordi felici dell’infanzia: un’idea ragionevole, ma non è ricerca pubblicata, è un’opinione di un professionista. Purtroppo è stata amplificata come se fosse un dato scientifico, e continua a circolare così ogni anno.

Le quattro ricerche citate sopra sono studi reali, pubblicati su riviste sottoposte a revisione paritaria. La differenza conta.

Perché il Natale comincia sempre prima

Mettendo insieme i dati: l’anticipazione produce piacere, l’ambiente sensoriale cambia l’umore, addobbare è un gesto sociale, e in più, in un periodo dell’anno sempre più affollato di impegni, iniziare prima significa avere più tempo per il Natale che vuoi davvero, non solo quello che riesci a infilare in due settimane frenetiche.

Non è nostalgia. Non è debolezza. Non è cedere al marketing, anche se il marketing ci guadagna, e molto. È una risposta razionale a un bisogno reale: avere più spazio per uno stato d’animo che fa bene.

Coolidge lo aveva capito nel 1927 senza bisogno di studi. Il Natale è uno stato d’animo. E lo stato d’animo non aspetta una data.

Io sono tra quelle che tirano fuori le palline di vetro troppo presto, e ogni anno mi difendo con qualche argomento diverso. Quest’anno ho la scienza. Ma la verità è più semplice: c’è qualcosa nel Natale – le luci, il profumo di cannella, il fatto che per qualche settimana le persone si trattano un po’ meglio  che vale la pena allungare il più possibile. Non per rimandare l’inverno. Per godersi quel pezzo di anno in cui il mondo sembra, almeno un po’, più caldo di quello che è.