Luciana Littizzetto non è uno di quegli autori che scrive libri seri su temi seri con un’aria grave. Non ci ha mai provato, e ha fatto bene. Quello che sa fare è prendere una cosa complicata, tenerla in mano, girarla da tutti i lati, e poi dirtela in modo che tu possa ridere e sentirti capito nello stesso momento. Il tempo del la la la fa esattamente questo. E la cosa complicata che tiene in mano questa volta è l’amore.

Il libro: Il tempo del la la la
Il tempo del la la la è il titolo di un libro che parla di tempo: il tempo che passa, il tempo che si perde, il tempo che si vorrebbe riavere, il tempo che si capisce solo quando è già andato. E parla di amore: non quello da romanzo, quello vero, imperfetto, a volte distratto, a volte intenso, quasi sempre più complicato di come lo si immaginava.
Il “la la la” del titolo è una cosa precisa: è quello che canticchi quando non sai le parole, quando non hai ancora trovato le parole, quando le parole ti mancano o ti fanno paura. È il suono di chi è nel mezzo di qualcosa che non sa ancora come chiamare.
Luciana Littizzetto usa la sua voce – ironica, diretta, torinese nel senso più preciso del termine – per parlare di una cosa che quasi tutti attraversano almeno una volta: quel momento in cui guardi intorno a te e non riesci a capire dove sia finito l’amore. Non se n’è andato con una scena drammatica. Non c’è stato un tradimento, un addio, una rottura. È solo che a un certo punto non lo senti più. E non sai se è tuo o dell’altro. E non sai se è sparito o se sei tu che hai smesso di cercarlo.
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“Bisogna allenarsi a sentire l’amore”
La frase che Luciana Littizzetto ha detto a Verissimo è questa:
“Bisogna allenarsi a sentire l’amore.”
Non è una frase edificante nel senso convenzionale. Non è un consiglio da cartolina motivazionale. È qualcosa di più preciso e più scomodo.
Allenarsi implica che non sia naturale. Che non basti volerlo. Che ci sia qualcosa da fare, da ripetere, da correggere quando si sbaglia. Implica che sentire l’amore sia una competenza – qualcosa che si può imparare, perdere, recuperare – non uno stato che semplicemente arriva o non arriva. E questo cambia tutto.
Se l’amore è qualcosa che si sente o non si sente, allora quando non lo senti puoi solo aspettare. Aspettare che torni, aspettare la persona giusta, aspettare il momento giusto, aspettare che qualcosa cambi fuori di te. Se invece è qualcosa che si allena, allora il tuo ruolo è diverso. Più attivo. E più esigente, certo, ma anche più pieno di possibilità.
L’iscrizione all’app di incontri, che Luciana Littizzetto racconta con quella leggerezza comica che è il suo modo di avvicinarsi alle cose che fanno un po’ male, è una forma di allenamento. Non necessariamente verso una storia, o una persona in particolare. Verso la disponibilità. Verso il rischio di incontrare qualcuno. Verso la capacità di mettersi in una posizione in cui l’amore possa trovare dove atterrare.
Quando pensi di averlo perso
Ci sono momenti in cui guardi la tua vita e non riesci a trovare l’amore dentro di essa. Non è detto che tu sia solo. Non è detto che intorno a te non ci siano persone che ti vogliono bene. Ma non lo senti. È come se qualcosa tra te e la tua stessa capacità di sentire si fosse ostruito.
Può succedere dopo anni in una relazione che si è lentamente raffreddata. Può succedere dopo una perdita: di una persona, di un’illusione, di una versione di te stesso che non c’è più. Può succedere semplicemente con il tempo, con il peso delle cose pratiche, con l’abitudine che si deposita sopra tutto.
Luciana Littizzetto non offre risposte facili a questo. Il suo libro non è un manuale di istruzioni. È qualcosa di più simile a una compagnia: la sensazione di stare con qualcuno che capisce quella condizione – il “la la la” quando le parole mancano – e che invece di fingere che non esista o di dire che passa, ci fa su una risata e poi ti guarda e ti dice: dai, allenati.
Allenarsi non significa fingere di sentire quello che non senti. Significa creare le condizioni perché ci sia qualcosa da sentire. Uscire, anche quando non hai voglia. Rispondere a quel messaggio, anche quando è più comodo non farlo. Lasciare che qualcuno entri, anche quando è più facile tenere la porta chiusa.
È un lavoro piccolo e quotidiano. Non garantisce risultati immediati. Ma è l’unico modo che funziona.
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Perché Luciana Littizzetto riesce a dire queste cose
Non è scontato riuscire a dire cose vere sull’amore senza cadere nella retorica, nel sentimentalismo o nel cinismo. Luciana Littizzetto ci riesce perché non sceglie nessuno dei tre: usa l’ironia come strumento di precisione, non come scudo. Ride, e mentre ride ti avvicina a qualcosa di reale.
È il suo metodo da trent’anni: prendere quello che fa ridere e usarlo per dire quello che è difficile da dire in altro modo. Funziona perché non c’è distanza. Non c’è un “io so e ti insegno”. C’è una donna che ha cinquant’anni passati, che ha vissuto, che ha sbagliato, che si è iscritta a un’app di incontri per scrivere un libro e ci ha trovato materiale per un capitolo e forse qualcosa d’altro, e che ti dice: non lo so neanche io esattamente dove sia finito l’amore, ma so che bisogna continuare a cercarlo.
E questo vale qualcosa.
Ho sentito la frase di Littizzetto mentre facevo altro, con la televisione accesa in sottofondo. Poi mi sono fermata. “Bisogna allenarsi a sentire l’amore.” L’ho ripensata per giorni. Non perché sia una frase rivoluzionaria: non lo è. Ma perché dice una cosa che sapevo già e che avevo smesso di ricordarmi: che le cose belle nella vita non stanno ad aspettarti ferme. Anche quelle devi andartele a cercare, anche quando sei stanca, anche quando hai voglia di dire la la la e non pensarci.
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