Ti è mai capitato di desiderare di stare da solo, per poi sentirti terribilmente solo appena il silenzio ti avvolge? È uno dei paradossi più dolorosi dell’animo umano: allontanarsi dagli altri per ritrovare se stessi, ma sperare, in fondo, che qualcuno si accorga della nostra assenza. Vittorino Andreoli ci aiuta a comprendere perché la solitudine possa essere, allo stesso tempo, un rifugio e una ferita.

Perché abbiamo bisogno di stare soli?
Ci sono giorni in cui vorremmo soltanto chiudere la porta, spegnere il telefono e lasciare il mondo fuori; ma proprio mentre cerchiamo la solitudine, può capitare di sentirci terribilmente soli. Come ci ricorda Vittorino Andreoli, psichiatra e profondo conoscitore delle fragilità umane:
“La solitudine è, prima di tutto, un grande desiderio.”
Un desiderio che nasce spesso dalla stanchezza, dalla necessità di ritrovarsi dopo aver trascorso troppo tempo a rispondere alle aspettative altrui. A volte desideriamo soltanto smettere di dover dimostrare qualcosa, di essere sempre disponibili, forti, comprensivi. Vogliamo ritrovare quello spazio interiore in cui possiamo essere finalmente noi stessi, senza spiegazioni e senza maschere.
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Tra solitudine e bisogno di silenzio
Viviamo immersi nel rumore, siamo sempre raggiungibili. Nonostante ciò, non sempre ci sentiamo davvero vicini a qualcuno. È in questo contrasto che il desiderio di solitudine acquista un significato diverso.
“Osservando il mondo, così rumoroso, inquieto, e così folle, mi viene voglia di silenzio.”
Quanto spazio concediamo a noi stessi? Il silenzio, il più delle volte e soprattutto oggi, non è necessariamente una fuga: può diventare un modo per recuperare le energie e distinguere ciò che sentiamo davvero da tutto quello che gli altri si aspettano da noi. Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di tutti quei piccoli gesti che ci restituiscono il diritto di non essere sempre presenti per tutti. La solitudine, quando è scelta e non subita, può trasformarsi in un luogo sicuro in cui riposare dalle fatiche del mondo.
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Come affrontare i pensieri e lasciar andare il passato
Ma stare soli non significa sempre trovare pace perché, quando finalmente tutto tace, emergono proprio quei pensieri che abbiamo cercato di evitare:
- i ricordi che fanno male;
- le delusioni;
- le parole che avremmo voluto pronunciare e quelle che ci hanno ferito.
Nel silenzio non possiamo più nasconderci dietro gli impegni o le distrazioni.
“La solitudine è una tempesta silenziosa che spezza tutti i nostri rami morti.”
Ci sono legami che continuiamo a trascinare per paura di restare soli. Lasciarli andare può far male, soprattutto quando abbiamo investito in esse una parte importante della nostra vita, ma è proprio l’assenza a mostrarci ciò che non riuscivamo più a vedere. Ci accorgiamo di quanto abbiamo dato senza ricevere, di quante volte abbiamo taciuto per non deludere qualcuno, di quanto ci siamo allontanati da noi stessi pur di non perdere gli altri.
Paura della solitudine: perché desideriamo stare soli ma abbiamo bisogno degli altri
Esiste una contraddizione che conosciamo bene: possiamo desiderare disperatamente un momento per noi e, appena lo otteniamo, sentire il bisogno di qualcuno accanto. Una cosa è scegliere la solitudine, un’altra è sentirsi esclusi, dimenticati o incapaci di trovare una presenza con cui condividere la propria vita.
“La solitudine implica dei pensieri importanti, pieni di significato, implica contemplazione, tranquillità, saggezza.”
È nel tempo che dedichiamo a noi stessi che possiamo imparare ad ascoltarci, a riconoscere i nostri bisogni e a comprendere quali relazioni ci fanno stare bene. La difficoltà sta proprio nel trovare un equilibrio tra il desiderio di proteggerci e quello di lasciarci raggiungere dagli altri. Non dobbiamo avere paura di chiedere compagnia quando il silenzio pesa troppo, così come non dovremmo sentirci in colpa quando abbiamo bisogno di allontanarci.
“La solitudine è una pace inaccettabile.”
Quella pace ci mette davanti a verità che non siamo ancora pronti ad accogliere, ma che possiamo imparare ad abitarla senza trasformarla in una prigione. In fondo desideriamo poter stare con gli altri senza perderci, e stare con noi stessi senza sentirci abbandonati. Ed è proprio in questo fragile equilibrio che possiamo cominciare a sentirci, finalmente, a casa.
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