Nella vecchiaia capisci che il tempo è un flusso che scorre fuori di te: una citazione di Andrea Camilleri

Il 17 luglio 2019 è morto Andrea Camilleri, scrittore, regista, sceneggiatore e drammaturgo siciliano, autore del commissario Montalbano e di una produzione letteraria straordinariamente vasta che ha superato abbondantemente il centinaio di titoli tra romanzi, racconti e saggi, una delle personalità più amate, più produttive e più riconoscibili della cultura italiana contemporanea, tradotto in decine di lingue in tutto il mondo. Aveva novantaquattro anni quando è morto, e aveva continuato a scrivere quasi fino alla fine. Tra le molte cose che ha scritto e detto nel corso della sua lunga vita c’è una riflessione sul tempo e sulla vecchiaia che colpisce per la sua precisione quasi fenomenologica, come se stesse descrivendo un processo che aveva osservato dall’interno con la cura di uno scienziato.

citazione di Andrea Camilleri

Come percepiamo il tempo in base all’età, secondo Camilleri

“In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te.”

La frase è in tre movimenti – gioventù, maturità, vecchiaia – e traccia un’evoluzione della percezione del tempo che ha qualcosa di quasi filosoficamente rigoroso. Camilleri non stava improvvisando: stava descrivendo qualcosa che aveva osservato dall’interno nel corso di quasi un secolo di vita.

Il tempo in gioventù: astrazione

In gioventù il tempo non si sente davvero, non nel modo in cui lo descrive Camilleri. Si sa che esiste in senso intellettuale: si guarda l’orologio, si pianifica la settimana, si aspetta qualcosa con impazienza o con ansia. Ma quella conoscenza è astratta, non incarnata nel corpo e nell’esperienza.

Il tempo è una convenzione sociale, uno strumento di coordinamento, qualcosa che appartiene al calendario molto più che alla propria carne e ai propri anni. Non si sente scorrere perché sembra illimitato nella sua estensione futura, e quello che sembra illimitato non si percepisce come flusso che porta via qualcosa.

C’è qualcosa di vero in questo che si tocca in modo molto diretto leggendo i diari di qualsiasi persona a vent’anni: il tempo ha un sapore diverso. Non c’è urgenza. C’è un’apertura al futuro che sembra infinita. Camilleri cattura quella qualità con esattezza.

Il tempo in maturità: connessione

Nella maturità il tempo comincia a legarsi al proprio esistere in modo molto più concreto e personale. Si sente in modo più viscerale che le scelte hanno conseguenze che si portano nel tempo, che alcune finestre di possibilità si chiudono in modo irreversibile, che il passato comincia ad avere un peso reale che non si sentiva prima.

Il tempo smette di essere astrazione filosofica e diventa qualcosa che riguarda questa vita specifica e personale: non il tempo in generale come concetto, ma il proprio tempo come esperienza incarnata.

Il tempo in vecchiaia: flusso esterno

Questa è la parte più sorprendente e più profonda di tutta la riflessione di Camilleri. In vecchiaia – quella vera e avanzata, quella in cui lui stesso stava scrivendo e pensando – il tempo non è più nemmeno connesso al proprio esistere: è diventato un flusso che scorre al di fuori di te. Come un fiume che passa e tu sei seduto sulla riva, non nell’acqua.

Quella descrizione non è rassegnazione: è la constatazione tranquilla di qualcuno che ha abbastanza prospettiva per vedere il tempo da una posizione che nessuno più giovane può avere. Il tempo va avanti indipendentemente da te, e arrivarci a capirlo senza terrore è forse uno dei traguardi più difficili e più rari della vita.

Il dono di Camilleri

Ha scritto Montalbano fino a quasi novantaquattro anni. Ha continuato a pensare, a raccontare, a interessarsi al mondo. Non perché negasse la vecchiaia — ma perché aveva trovato il modo di starci dentro con curiosità invece che con paura. Questa frase sul tempo è parte di quella postura: guardare il flusso che scorre fuori di sé senza smettere di guardarlo.

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