Ti accorgi di essere invecchiato quando allacciandoti una scarpa ti chiedi cos’altro puoi fare già che sei giù: la frase di G. Burns

C’è un tipo di umorismo che funziona perché dice la verità in modo talmente diretto e inaspettato che fa ridere e fa pensare esattamente nello stesso momento, non in sequenza, ma contemporaneamente. È l’umorismo di chi non teme quello di cui ride, di chi ha abbastanza distanza da trasformarlo in commedia senza negarlo. George Burns aveva su questo una frase che è insieme una battuta di struttura perfetta e un’osservazione molto precisa sulla fisica del corpo che cambia nel tempo.

essere invecchiato
American comedian and actor George Burns (1896 – 1996) poses for a portrait with his cigar in Los Angeles, California, May 7, 1985. (Photo by Bonnie Schiffman/Getty Images)

Quando ci accorgiamo di essere invecchiati secondo George Burns

“Ti accorgi di essere invecchiato quando, chinandoti per allacciarti una scarpa, ti chiedi cos’altro puoi fare già che sei giù.”

La struttura della frase è perfetta nella sua meccanica comica. La battuta funziona su due livelli che si attivano quasi contemporaneamente nel lettore: il gesto fisico del chinarsi diventa così costoso energeticamente – nella percezione corporea di una certa età – che, una volta in quella posizione scomoda, la mente razionale suggerisce di ottimizzare lo sforzo già fatto invece di sprecarlo per un’unica scarpa.

L’ironia è tutta nell’applicazione di una logica di efficienza economica a un gesto quotidiano automatico che da giovani non richiedeva nessun calcolo consapevole, nessuna attenzione, nessuna strategia.

Il corpo che conta i propri sforzi

C’è qualcosa di molto riconoscibile in questa frase per chiunque abbia superato una certa età, e il riconoscimento arriva spesso con una risata che ha qualcosa di sollievo. Il momento in cui alcuni movimenti fisici cominciano a richiedere un piccolo investimento di attenzione consapevole: non di sforzo eroico e straordinario, solo di attenzione.

Il momento in cui si nota una scala che prima non si notava. Il momento in cui alzarsi dal pavimento dove si è seduti per giocare con un bambino o un nipote richiede una piccola strategia di appoggio.

Burns trasforma tutto questo in commedia, e quella commedia funziona con una precisione che non dipende solo dalla battuta, ma da quello che la battuta riconosce. Non nega il processo fisico del tempo che passa: lo descrive con affetto e con distanza. Non è paura della vecchiaia: è osservazione ironica di quello che succede al corpo nel tempo.

Su frasicelebri.it abbiamo incontrato lo stesso tema dell’invecchiamento da un’angolatura completamente diversa, con la frase di Sofocle: “nessuno ama la vita come chi sta diventando vecchio”. Lì era la profondità dell’amore per la vita che cresce con l’avanzare dell’età. Qui Burns offre la versione comica dello stesso processo, e le due cose non si escludono.

L’umorismo come risposta al tempo

Burns era ancora sul palco a novantasei anni, qualcosa che pochissimi possono dire. Non perché non sentisse il peso degli anni, non perché fosse immune dall’invecchiamento fisico, ma perché aveva trovato nell’ironia verso quel processo un modo per starci dentro senza esserne schiacciato.

Ridere di quello che ti sta succedendo al corpo non è negarlo: è tenerlo a una distanza che permette di continuare a guardarlo in faccia senza che diventi fonte di angoscia.

Quella qualità specifica – la capacità di usare l’umorismo per non essere sopraffatti da quello che non si può cambiare – è forse una delle competenze più utili e meno insegnate che esistano, a qualsiasi età.

Non solo invecchiamento

La frase di George Burns funziona anche molto bene come metafora più ampia del quotidiano: il momento in cui, di fronte a un’incombenza scomoda ma necessaria, ci si chiede cos’altro si può fare già che si è lì. Ottimizzare il disagio già sostenuto. Trovare un vantaggio collaterale in una posizione scomoda che non si è scelti. È una strategia cognitiva piccola e utile che non riguarda solo le scarpe.

George Burns è stato un attore e comico americano, nato nel 1896 e morto nel 1996 all’età esatta di cento anni, uno dei più longevi e più prolifici artisti dello spettacolo americano del Novecento, qualcuno che ha continuato a lavorare quasi fino alla fine e che aveva fatto dell’invecchiamento con ironia il suo marchio distintivo e il suo materiale comico principale.

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