“Mentre perdiamo il nostro tempo tra indugi e rinvii, la vita passa”: una citazione di Seneca

C’è una cosa che stai rimandando da settimane, forse da mesi, forse da anni. Lo sai già qual è, mentre stai leggendo questo. L’hai già pensata prima ancora che finissi questa frase. La conosci bene, sai che dovresti farlo, sai perché non lo fai, sai quanto ti pesa non averlo ancora fatto. Lucio Anneo Seneca era profondamente e quasi ossessivamente preoccupato da una sola cosa: che il tempo passa e non torna. In tutto quello che ha scritto, sotto qualsiasi forma, c’è questa urgenza. Questa frase ne è la versione più immediata e più difficile da ignorare.

citazione di Seneca

La vita passa tra indugi e rinvii

“Mentre perdiamo il nostro tempo tra indugi e rinvii, la vita passa.”

Non serve molta analisi. La frase dice esattamente quello che dice, senza ornamenti. Mentre aspetti il momento giusto, mentre rimandi a domani, mentre ti prepari ancora un po’, la vita avanza. Non ti aspetta. Non ha pazienza infinita.

Gli indugi e i rinvii: i nemici silenziosi

Gli indugi non sono drammatici, e per questo sono così efficaci, così invisibili, così difficili da combattere come forma di perdita. Un dramma si nota, ti costringe ad affrontarlo, alla fine lo superi. L’indugio è silenzioso e gentile con se stesso: oggi non è il momento giusto per farlo, domani ci penso con più calma, la settimana prossima quando sarò meno stanco e meno stressato. Ogni singolo rinvio, preso da solo, sembra ragionevole e giustificato. L’insieme – tutti quei rinvii messi uno dopo l’altro negli anni – è una vita rimandata indefinitamente.

Seneca aveva riflettuto a lungo su questo meccanismo. Lo chiamava con una parola latina precisa: distentio, dilazione, dispersione dell’energia e dell’attenzione verso il futuro invece di concentrarla nel presente. Non è semplice pigrizia, che è un difetto riconoscibile. È qualcosa di più sottile: una forma di relazione con il tempo che privilegia sistematicamente il domani sull’oggi, che posticipa sistematicamente il vivere.

Perché si rimanda

Non per stupidità o per mancanza di volontà. Spesso chi rimanda di più è anche chi ha obiettivi più alti e aspettative più precise su se stesso. Si rimanda perché agire adesso comporta un rischio reale, di sbagliare, di non riuscire come si sperava, di essere giudicati dagli altri o da se stessi.

Rimandare preserva la possibilità illesa. Finché non hai fatto quella cosa, puoi ancora dire che potresti farla, e che la faresti bene. Una volta che ci hai provato, sai come è andata davvero. La non-azione è un modo psicologicamente molto efficace di tenere aperta l’illusione della propria potenzialità senza doverla mai mettere alla prova.

Seneca lo sapeva, e sapeva bene che quell’illusione ha un prezzo preciso e definitivo: il tempo che passa senza ritorno.

Quello che non torna

Il tempo è l’unica risorsa che non si recupera in nessun modo, a nessun prezzo. I soldi si possono guadagnare di nuovo con il lavoro e la fortuna. La salute si può ripristinare in parte con le cure giuste. Le relazioni si possono riparare con la volontà di entrambi. Il tempo no, nessuna cura, nessun guadagno, nessuna volontà al mondo può restituire un’ora già passata. Ogni ora passata ad aspettare il momento giusto – che non arriva mai – è un’ora che non c’è più e non ci sarà mai più.

Una sola cosa, oggi

Non devi smettere di rimandare tutto in un colpo solo. Scegli una cosa sola, quella che stai rimandando da più tempo, quella che ogni tanto ti viene in mente prima di dormire e che spingi via con una promessa per domani.

Fai un passo concreto nella sua direzione oggi. Anche un passo piccolo, anche parziale. Seneca non ti chiede di cambiare tutto radicalmente in un giorno. Ti chiede di smettere di perdere tempo ancora adesso, in questo momento.

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