Galimberti: i bambini sono figli dell’educazione, non dell’utero; è importante come crescono, non come nascono

In un’epoca in cui si discute moltissimo e molto accesamente di come i bambini arrivano al mondo – maternità surrogata, adozione, fecondazione assistita, genitorialità biologica – Umberto Galimberti sposta il punto di osservazione in modo radicale e, per qualcuno, scomodo. Non è interessante come nasce un bambino, dice. È interessante come cresce. Quello è il punto vero. Galimberti lo dice con una chiarezza che non lascia molto spazio all’equivoco e che sposta il dibattito esattamente dove dovrebbe stare.

bambini sono figli dell'educazione

I bambini non crescono come le piante

“I bambini non crescono come le piante, e non basta metterli al mondo.”

Questa frase demolisce una fantasia molto diffusa e mai abbastanza esaminata: quella per cui la nascita sia il momento decisivo della vita di un bambino, e quello che viene dopo sia quasi automatico, naturale, dato.

Le piante crescono con acqua, luce e terreno, e qualcuno che non le calpesti. I bambini no. Richiedono relazione autentica, presenza costante, attenzione reale a quello che sono come persone specifiche, non solo a quello che hanno bisogno fisicamente per sopravvivere.

Non è interessante come nasce un bambino

“Tutti questi discorsi terrificanti sulla maternità surrogata… non è interessante come ‘nasce’ un bambino, ma come ‘cresce’ un bambino.”

Galimberti usa la parola “terrificanti”, non per giudicare le pratiche di cui si discute, ma per descrivere la sproporzione: il livello di attenzione, di energia sociale e di conflitto che queste discussioni ricevono rispetto a quello che succede dopo.

Si litiga su come un bambino deve venire al mondo: con quale utero, con quale procedura, con quale riconoscimento legale. E poi ci si dimentica di chiedersi, con altrettanto impegno, cosa gli servirà per crescere bene, chi starà davvero con lui, come verrà visto e rispettato nella sua specificità. La nascita è un evento. La crescita è un processo lungo vent’anni almeno.

Questa è la parte che mi ha commosso di più, da madre e da autrice che ha scritto di genitorialità. La discussione su chi sia il genitore “vero” si concentra quasi sempre sull’origine biologica. Ma i bambini non sanno nulla di biologia; sanno chi è lì quando piangono di notte, chi risponde quando chiamano, chi si siede con loro quando qualcosa fa paura. Quello è il genitore che conta. Quello è il genitore che Galimberti sta descrivendo.

I bambini sono figli dell’educazione

“I bambini sono figli dell’educazione, non degli uteri.”

Questa frase è la più diretta e la più necessaria. L’utero – biologico o surrogato – è il luogo dell’inizio. L’educazione è il luogo della formazione. Un bambino diventa quello che diventa non in base a chi lo ha portato nel corpo, ma in base alle relazioni e alle esperienze che incontra mentre cresce.

Questo non svaluta il legame biologico, che può essere profondo e prezioso e che non va minimizzato. Ma dice con chiarezza dove si trova la sostanza reale della genitorialità: nell’incontro quotidiano, nella risposta ai bisogni, nella costruzione paziente di una relazione che dà sicurezza.

Cosa significa educazione nel senso di Galimberti

Non l’educazione come trasmissione di regole, di contenuti scolastici, di buone maniere da insegnare. L’educazione nel senso profondo che Galimberti intende è qualcosa di molto più fondamentale: la presenza relazionale: il modo in cui un adulto sta di fronte a un bambino nel quotidiano, lo vede nella sua specificità, lo rispecchia, risponde ai suoi segnali, lo aiuta a costruire un senso di sé stabile e realistico.

Quella è la genitorialità che forma davvero una persona, non il DNA, non il parto, non l’utero che lo ha portato. E quella è accessibile a chiunque abbia la volontà, la presenza e la capacità di farla, indipendentemente da come quel bambino è arrivato nella propria vita. È una responsabilità enorme. È anche una possibilità aperta.

Umberto Galimberti è psicoanalista lacaniano, filosofo, professore universitario per decenni, autore di decine di opere fondamentali sulla psiche, sulla cultura e sulla condizione umana contemporanea, una delle voci più originali e più coraggiose del pensiero italiano.

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