Passi la vita per metà a reprimere impulsi e per metà a convincerti di non averlo fatto: un aforisma di Michelangelo

C’è qualcosa che vorresti e non ti permetti? Qualcosa che hai messo a tacere così a fondo da non ricordare più con precisione quando l’hai fatto, o se l’hai fatto? Qualcosa che ti sei convinto di non volere davvero, e che ogni tanto, in certi momenti silenziosi, torna a farti sentire la sua presenza? Michelangelo – il Michelangelo della Sistina, del David, delle mani che hanno liberato figure dal marmo – ha lasciato una frase che sembra scritta da uno psicoanalista del Novecento. Anzi: sembra scritta da qualcuno che il Novecento lo ha anticipato di quattro secoli. È una frase scomoda, perché non parla degli altri. Parla di te. Continua a leggere, se hai il coraggio di portartela dentro.

aforisma di Michelangelo

Passiamo metà della vita a reprimere impulsi

“Passiamo metà della nostra vita a reprimere impulsi. L’altra metà a convincerci che non li abbiamo repressi.”

Il paradosso è matematicamente perfetto nella sua formulazione, e devastante nel contenuto. La vita si divide in due metà uguali: il fare e il negare il fare. Prima reprimi, metti a tacere quello che vorresti, quello che senti, quello che desideri ma non ti permetti, per ragioni di ogni tipo: sociali, morali, pratiche, di paura. Quella prima metà ha una sua logica, anche se fa male.

Ma poi – ed è qui che la frase ti afferra per il collo – ti convinci di non averlo fatto. Non solo smetti di fare la cosa: smetti anche di ammettere a te stesso che avresti voluto farla. La negazione diventa così completa da cancellare persino il desiderio originario. Come se non fosse mai esistito. Come se fossi sempre stato così.

La repressione come normalità

Freud – che avrebbe incontrato Michelangelo secoli dopo nella teoria psicoanalitica, tanto da scriverci sopra un saggio famoso – aveva identificato la rimozione come il meccanismo centrale della vita psichica. Non un evento eccezionale che accade solo nelle nevrosi gravi: il meccanismo ordinario, universale, con cui la mente gestisce quello che non può o non vuole elaborare coscientemente. Gli impulsi non spariscono quando vengono repressi. Vengono spostati, trasformati, negati, incanalati altrove. Cambiano forma, ma restano.

Michelangelo lo aveva capito osservando la vita attorno a lui: i potenti, gli artisti, i religiosi, i mecenati, e forse anche guardando dentro la propria vita intensa e contraddittoria. E aveva visto la parte più sottile, la più acuta: chi vive reprimendo non lo sa. Non è qualcuno che sa di tenersi a bada e sceglie consapevolmente di farlo. È qualcuno che ha già perso la percezione di cosa stesse tenendo a bada, e vive sereno nella storia alternativa che ha costruito intorno alla repressione.

Il convincersi: la negazione della negazione

La seconda metà della frase è quella più difficile da accettare, perché parla di un processo quasi invisibile. Non è solo che reprimi, è che poi ti convinci di non averlo fatto. La storia che ti racconti diventa: sono così, non ho questi impulsi, non desidero quella cosa. Non è menzogna consapevole. È qualcosa di più profondo e più inquietante: la ristrutturazione dell’immagine di te stesso intorno alla repressione, fino a non vedere più il confine tra quello che sei e quello che hai deciso di non essere.

E quella frontiera, una volta cancellata, è la più difficile da ritrovare.

Perché questa frase è ancora attuale

Viviamo in una cultura che glorifica l’autenticità sopra quasi tutto il resto: sii te stesso, vivi secondo i tuoi valori, non tradire la tua natura. Sullo sfondo di tutto questo, la frase di Michelangelo suona come una sfida profonda e scomoda.

Quante delle cose che dici di non volere non le vuoi davvero, o hai smesso di ammetterlo? Quanti degli impulsi che non riconosci più stanno lì, silenziosi e attivi, a colorare le scelte che credi libere e le reazioni che credi spontanee?

Non è una domanda con una risposta rapida. Non è nemmeno una domanda che si risolve in un pomeriggio di riflessione. Ma vale la pena portarsela appresso, perché le domande che fanno più paura sono spesso quelle che fanno avanzare di più.

Portati questa frase di Michelangelo nelle situazioni in cui ti senti inspiegabilmente a disagio, nelle reazioni che ti sembrano sproporzionate, nei momenti in cui senti un’irritazione che non sai spiegarti. Spesso, lì dentro, c’è qualcosa che stai ancora convincendo te stesso di non sentire. Riconoscerlo non risolve tutto, ma è il momento in cui smetti di essere il personaggio della storia che hai scritto, e torni a essere chi la storia la sceglie.

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