Pazienta, la verità è figlia del tempo e i calunniatori non vivono a lungo: una frase di Franz Kafka

Il 3 luglio è la data in cui, nel 1924, è morto Franz Kafka sono diventati così universali da aver generato un aggettivo: “kafkiano”. Kafka è famoso per quella scrittura dove i personaggi si trovano in situazioni assurde e soffocanti senza poter capire perché. Meno noto è il fatto che ha lasciato anche alcune lettere in cui la sua voce è molto più diretta e quasi luminosa, come questa, che parla di pazienza, di verità e di tempo.

frase di Franz Kafka

Quanto dobbiamo aspettare per vedere i torti rivendicati?

“Pazienta per un poco: i calunniatori non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: presto la vedrai apparire per vendicare i tuoi torti.”

Kafka scriveva questo a qualcuno che stava subendo un torto, qualcuno che veniva diffamato, denigrato, accusato ingiustamente. Non offre strategie di difesa, non suggerisce come rispondere alle accuse. Offre qualcosa di diverso: la prospettiva del tempo. E quella prospettiva, nelle sue mani, diventa quasi una promessa.

I calunniatori non vivono a lungo

Questa non è una valutazione morale nel senso banale. È una osservazione che Kafka fa sulla natura stessa della calunnia: chi costruisce la propria posizione su menzogne e su accuse false si costruisce su basi instabili. Non necessariamente perché il mondo sia giusto e le bugie vengano sempre smascherata; l’esperienza di Kafka, anzi, era quella di un mondo tutt’altro che giusto. Ma perché la calunnia richiede uno sforzo continuo di mantenimento che alla lunga non regge.

La verità, per quanto lenta nel manifestarsi, non richiede quel mantenimento continuo. Esiste da sola, senza bisogno di essere alimentata costantemente con nuove invenzioni o nuove distorsioni. Quella differenza strutturale – nel lungo termine – fa una differenza enorme.

La pazienza che Kafka suggerisce non è passività: è la fiducia che quello che è vero continua ad esserlo anche quando qualcuno lo nega. Anche io ho dovuto farne i conti, con quella sottile erosione di credibilità che alcuni ci vogliono infliggere. Alla fine, penso che tutti, prima o poi, ne facciamo esperienza.

La verità è figlia del tempo

Questa è una delle formulazioni più antiche e più durature della filosofia morale, e Kafka la usa con tutta la sua semplicità, senza renderla più complessa del necessario. La verità non nasce già visibile, già riconosciuta, già affermatasi nel modo in cui si vorrebbe. Nasce in un momento, e poi richiede tempo – a volte molto tempo – per emergere, per essere vista da chi non la voleva vedere, per diventare incontestabile.

Quella lentezza non è un difetto della verità: è la sua natura costitutiva. Le cose che si affermano troppo in fretta, senza resistenza, senza dover superare nulla, spesso sono mode o convenienze temporanee destinate a svanire. Le cose che resistono al tempo, quelle che continuano ad essere vere anche dopo che è passato, sono le uniche che contano davvero.

Pazienta per un poco

L’imperativo che Kafka usa è “pazienta”. Non “combatti”, non “difenditi pubblicamente”, non “spiega la tua versione”. Pazienza: la capacità di stare in un momento difficile senza precipitare l’esito, senza forzare una risoluzione che il tempo non ha ancora prodotto, senza cedere alla tentazione di fare qualcosa – qualsiasi cosa – pur di non restare ferma nell’attesa. Non è rassegnazione passiva: è fiducia attiva nel processo.

Kafka scriveva questo a qualcuno che probabilmente stava soffrendo e che forse voleva agire, rispondere, difendersi. E non cercava di minimizzare quella sofferenza o di renderla più sopportabile con parole confortanti. La riconosceva, e offriva solo la certezza sobria che non sarebbe durata quanto sembrava.

Franz Kafka è stato uno scrittore ceco di lingua tedesca, nato a Praga nel 1883, autore de La metamorfosi, Il processo e Il castello, una delle voci più originali, più oscure e più inquietanti della letteratura del Novecento. Ha trattato temi come il senso di colpa, il labirinto burocratico, l’alienazione moderna.

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