Hemingway: oggi è un giorno qualunque, ma da quello che fai dipende cosa ti accadrà in tutti i giorni che verranno

Il 2 luglio è una data particolare per chi ama Ernest Hemingway: è il giorno in cui, nel 1961, lo scrittore americano morì a Ketchum, nell’Idaho, nella casa in cui si era ritirato dopo una vita vissuta sempre in modo estremamente intenso. Hemingway ha lasciato, tra le molte cose memorabili che ha scritto, questa frase sul peso nascosto di ogni giorno ordinario.

giorno qualunque

Oggi è un giorno qualunque, ma non per il tuo domani

“Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi.”

La frase funziona per sottrazione, e questa struttura è già significativa, costruita con la stessa economia di parole che caratterizza tutta la prosa di Hemingway. Prima toglie al giorno di oggi ogni specialità, ogni aureola di eccezionalità: è un giorno qualunque, esattamente come tutti gli altri giorni che sono venuti prima e che verranno dopo. Non c’è niente di speciale in sé nel fatto di essere oggi invece che ieri o domani.

E poi, proprio da quella normalità apparente, Hemingway costruisce il peso reale di questo giorno: quello che fai oggi può cambiare tutto quello che viene dopo. Non necessariamente in modo clamoroso e visibile. Ma in modo reale e duraturo.

La trappola del giorno speciale

C’è un meccanismo molto comune e molto efficace nel sabotare quello che vogliamo fare: aspettare il momento giusto, la condizione perfetta, il giorno in cui si avrà più energia o più chiarezza o meno distrazioni per fare la cosa importante. Hemingway smonta questa attesa con una osservazione semplicissima e quasi brutale: non esiste il giorno speciale per cui vale la pena aspettare. Esiste questo giorno — ordinario, come tutti gli altri — in cui si può scegliere di fare qualcosa che conta.

La grandezza di oggi non dipende da quello che è dall’esterno. Dipende da quello che ci si mette dentro con le proprie scelte.

“Può dipendere”

Hemingway non dice “dipende”, non dice che quello che fai oggi determinerà con certezza quello che accadrà dopo. Dice “può dipendere”: quella sfumatura è importante e precisa. Non è determinismo meccanico che promette relazioni causali certe e prevedibili. Non è la certezza che ogni azione abbia una conseguenza diretta e misurabile nel breve termine.

È qualcosa di più aperto, di più reale e di più onesto: quello che fai oggi crea possibilità che altrimenti non esisterebbero, apre strade che altrimenti resterebbero chiuse senza che tu te ne accorga. Non garantisce i risultati che si spera, ma apre la strada verso di essi, costruisce le condizioni perché possano accadere.

Ogni giorno qualunque

Questo non è un invito a vivere sotto pressione continua, come se ogni scelta di ogni giorno fosse decisiva e carica di un’aspettativa insostenibile. È qualcosa di più quieto e di più sostenibile: un invito a non svalutare sistematicamente i giorni normali, a non trattarli come tempo di attesa prima del giorno vero.

Oggi, che sembra uguale a ieri e a domani nella sua ordinarietà quotidiana, può contenere una scelta che diventa fondamentale guardando indietro da qualche anno di distanza. Non si sa quale sarà quella scelta. Si sa solo che vale la pena essere presenti – davvero presenti – mentre accade.

Ernest Hemingway è stato romanziere, giornalista, corrispondente di guerra, autore de Il vecchio e il mare, Addio alle armi, Per chi suona la campana e di numerosi altri romanzi e racconti che hanno cambiato la letteratura del Novecento, Premio Nobel per la Letteratura nel 1954, una delle voci più influenti e più imitate della narrativa americana.

Leggi anche: “Il mondo spezza tutti, e poi alcuni sono forti nei punti spezzati”: una citazione di Ernest Hemingway