“La natura ti dà la faccia che hai a 20 anni, è compito tuo meritarti quella che avrai a 50”: una frase di Coco Chanel

Il viso di una persona a cinquant’anni non è solo il risultato del tempo biologico che passa e delle sue conseguenze fisiche inevitabili, ma è anche, e in misura significativa, il risultato di come quella persona ha vissuto. Delle scelte che ha fatto nel corso degli anni. Delle cose che ha attraversato e di come le ha attraversate. Di quello che ha lasciato andare alla fine e di quello che ha tenuto anche quando costava. Di quanto si è permessa di ridere, di piangere, di essere presente. Gabrielle “Coco” Chanel aveva su questo una frase che va molto al di là della superficie estetica e tocca qualcosa di essenziale su come si costruisce la propria presenza nel tempo.

frase di Coco Chanel

La nostra faccia a 50 anni dipende da ciò che abbiamo scelto di fare

“La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni.”

La parola chiave è “meritarti”. Non “costruirti”, non “fare il possibile per mantenere”: meritarti. Come se la faccia dei cinquant’anni fosse qualcosa che si guadagna, che si vince o si perde attraverso quello che si sceglie di essere.

La faccia dei 20 anni

A vent’anni, il viso è fondamentalmente il prodotto della genetica e della fortuna biologica: della combinazione fortuita di geni, di struttura ossea, di qualità della pelle che non si è scelta e che non si è guadagnata. È un dato biologico di partenza. Non è un merito da rivendicare o da nascondere: è un punto di partenza neutro. Può essere bellissima in senso convenzionale, può essere ordinaria, può essere percepita come difficile da accettare, ma in ogni caso non l’hai costruita tu attraverso le tue scelte e la tua vita.

Guardando le foto di quando avevo vent’anni, capisco Coco Chanel in modo molto concreto. Non sapevo ancora che faccia stavo costruendo con ogni giorno che passava. Non sapevo che le scelte che facevo, i dolori che attraversavo o evitavo, le gioie che permettevo o rifiutavo, i principi che tenevo o mollavo avrebbero lasciato traccia visibile. Oggi lo so e lo capisco meglio anche grazie a queste parole.

La faccia dei cinquant’anni

A cinquant’anni, il viso è diventato anche – e in modo sempre più visibile – il prodotto di quello che si è vissuto e di come lo si è vissuto. Le rughe che vengono dai sorrisi frequenti e dalle risate ricorrenti hanno una forma diversa da quelle che vengono dal cipiglio cronico e dalla tensione trattenuta per anni. La luce negli occhi di chi ha coltivato la curiosità verso il mondo è diversa, riconoscibile, dall’opacità di chi ha smesso di cercare e di meravigliarsi. Non è magia né coincidenza: è la scrittura fisica, progressiva e implacabile, di come si è stati nel mondo per decenni.

“Meritarsi” quella faccia significa che non è automatica e non arriva da sola col tempo. Richiede scelte consapevoli, accumulate nel tempo. Richiede una certa coerenza tra quello che si pensa e quello che si fa, tra i valori che si dichiara di avere e il modo in cui si agisce ogni giorno. Richiede di aver coltivato qualcosa di vivo – la generosità, la curiosità, la pace con se stessi – invece di aver lasciato tutto all’inerzia del tempo che passa.

Oltre la superficie

Coco Chanel stava parlando di qualcosa che va molto oltre la cura estetica. Stava parlando di responsabilità nei confronti della propria vita, del fatto che quello che si è dentro lascia traccia anche fuori, nel tempo. La faccia dei cinquant’anni è in qualche modo il ritratto della persona che si è stati.

Gabrielle “Coco” Chanel è stata una stilista francese, imprenditrice visionaria, icona della moda mondiale, fondatrice della maison Chanel che ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne nel Novecento liberandole dal corsetto e introducendo la semplicità elegante come standard estetico. Una delle figure più influenti, più controverse e più rivoluzionarie nel mondo della moda, dell’estetica e della cultura del XX secolo, qualcuno che sapeva osservare le donne con una lucidità rara.

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