Margaret Mazzantini: stiamo nel mezzo della vita, non c’è inizio né fine; tutto gira e tornano le cose e i visi

Non sai bene quando è cominciato. Non c’era un momento preciso in cui la vita si è messa in moto: era già in moto, e ti ci sei trovato dentro senza cerimonie. Non sai bene dove finirà, e non riesci a immaginarlo davvero in modo concreto. C’è solo questo: il mezzo, il durante, il continuo presente in cui si è completamente immersi senza poter vedere i margini né la distanza dai bordi. Margaret Mazzantini aveva trovato per questo stato di cose una descrizione che non spiega razionalmente ma che mostra, con la precisione del linguaggio poetico che non definisce, ma che fa sentire dall’interno.

nel mezzo della vita

Dove stiamo?

“Si sta dove non c’è inizio, dove non c’è fine. In quel mezzo c’è la vita. E tutto gira, gira, gira… Le cose? Le cose tornano. Tornano i visi.”

La struttura della frase è volutamente circolare e quasi musicale: i puntini di sospensione, la ripetizione insistita, il ritorno su “tornano”. Come se la forma stessa della frase cercasse di imitare quello che descrive: qualcosa che gira, che non ha inizio, che non ha fine.

Il mezzo come luogo

Quello che Margaret Mazzantini chiama “il mezzo” non è la mediocrità o la via di mezzo in senso morale: è il durante, il dentro, quello spazio di vita continuo in cui si è immersi così completamente da non poterne vedere i bordi con chiarezza.

Non si sa quando è cominciata l’infanzia vista dall’interno dell’infanzia, si sa solo che ci si stava dentro, e poi era finita. Non si sa quando è finita l’adolescenza vista dall’interno dell’adolescenza, si sa solo che ad un certo punto non ci si stava più dentro. Si sa solo che si è sempre in mezzo, in quel mezzo che è l’unico posto in cui si vive davvero.

Ho letto questa frase penando alla crescita di mio figlio negli anni. Non riesco a individuare il momento preciso in cui ha smesso di essere bambino e ha cominciato a essere altro. Non c’era un giorno preciso segnato in calendario: c’era solo il mezzo, e poi una mattina il mezzo era cambiato senza avvisare nessuno. Margaret Mazzantini dice: è sempre così. È sempre mezzo.

Tutto gira

“Tutto gira, gira, gira”: la ripetizione nella scrittura di Margaret Mazzantini non è enfatica ma strutturale, non è ornamento ma contenuto. Il girare non è movimento caotico o casuale: è il ritorno ciclico delle stagioni della vita, delle situazioni che si ripresentano in forme diverse, delle fasi che si pensava di aver attraversato e che tornano con un vestito nuovo.

Si torna sempre a qualcosa che sembra già vissuto, qualcosa di familiare nel modo in cui è familiare un luogo che si è visitato anni prima. Si riconoscono dinamiche che si pensava di aver lasciato definitivamente dietro. Si ritrovano parti di sé che sembravano concluse e che invece erano solo in pausa.

Le cose tornano, tornano i visi

La chiusura della frase di Margaret Mazzantini è la più bella e la più densa di tutto il pezzo. Le cose tornano: le situazioni si ripetono in forme che si riconoscono, le dinamiche che si pensava di aver superato si ripresentano in abiti diversi, i temi fondamentali della propria vita non si chiudono mai definitivamente come ci si aspetterebbe.

E poi, la cosa più commovente di tutto: tornano i visi. Le persone riappaiono nel momento in cui non le si aspettava più. Chi sembrava uscito definitivamente dalla vita rientra per ragioni imprevedibili. Chi era lontano si avvicina di nuovo. La vita non è lineare come un libro con inizio, svolgimento e fine: è circolare, e il circolo ha il suo modo di riportare quello che sembrava andato.

Margaret Mazzantini è scrittrice italiana, autrice di Non ti muovere, Venuto al mondo, Mare al mattino e di molti altri romanzi che esplorano la vita, il corpo e le relazioni con una profondità e una fisicità rare nella letteratura italiana contemporanea.

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