Hai mai letto un libro sulla genitorialità, seguito un corso, ascoltato un esperto con curriculum impeccabile e poi, nel momento in cui serviva davvero, nel momento difficile con tuo figlio, non hai saputo cosa fare? E ti sei sentita inadeguata, come se stessi mancando qualcosa che tutti gli altri genitori sembravano avere? Massimo Recalcati ha qualcosa di molto liberatorio da dire su questa sensazione. Non ti sta per dire come farlo meglio. Ti sta per dire qualcosa di diverso.

1. Non esiste un vademecum per essere un buon genitore
“Nessuno può spiegare a un genitore cosa deve fare per essere un buon genitore. Non esiste un vademecum, non esistono delle regole che rendono un genitore un buon genitore.”
Questa è già una notizia importante. Non stai mancando qualcosa che esiste. Non c’è un manuale nascosto da qualche parte che se solo lo trovassi ti renderebbe il genitore che vuoi essere. Quello strumento non esiste. E non perché nessuno l’abbia ancora scritto, ma perché non può esistere.
Quando ho scritto il mio saggio sulla genitorialità ad alto contatto, una delle cose che ho voluto dire fin dall’inizio era esattamente questa: non esiste il metodo. Esiste la relazione. Quello che ho vissuto con mio figlio non si trasferisce a un altro bambino con un altro genitore. Si trasferisce la sensibilità, l’attenzione, la disposizione ad ascoltare. Non le regole.
2. Fare il genitore è impossibile
“Freud diceva che fare il genitore è un mestiere impossibile. Vuol dire che tutti noi sbagliamo, che fare il genitore significa navigare a vista, barcamenarsi.”
“Navigare a vista” è forse l’immagine più onesta che si possa dare della genitorialità reale, non quella dei libri, non quella che si racconta agli altri, ma quella che si vive davvero.
Non c’è mappa affidabile, non c’è rotta predefinita che funzioni per tutti i figli in tutte le situazioni. Ci sono quel figlio specifico, quel momento specifico, quella relazione specifica tra quella persona e quel genitore, e tutto il resto è adattamento continuo, spesso in tempo reale. Sbagliare non è un’eccezione al processo: è parte integrante e inevitabile del processo stesso.
3. Attenzione agli esperti
“Anche i cosiddetti specialisti che spiegano agli altri genitori cosa possono o non possono dire ai loro figli, bisognerebbe andare a vedere i loro figli come sono messi.”
Recalcati lo dice con un’ironia che ha il peso di un’osservazione clinica. Chi dispensa consigli sulla genitorialità come se fossero leggi universali spesso dimentica che anche la propria vita familiare è piena di complessità, contraddizioni e fallimenti. L’autorità del sapere non immunizza dall’imperfezione del fare.
4. I genitori peggiori
“Chi sono i peggiori genitori? I peggiori genitori sono quelli che si pongono nei confronti dei loro figli come dei modelli ideali, dei modelli esemplari.”
L’immagine del genitore come modello ideale sembra positiva in superficie, e invece produce esattamente il contrario di quello che si spera. Il figlio che cresce di fronte a un genitore che non sbaglia mai, che ha sempre la risposta giusta, che non mostra mai i propri limiti e le proprie imperfezioni, si sente inevitabilmente e continuamente inadeguato. Non perché sia inferiore: ma perché la distanza tra lui e quel modello irraggiungibile diventa una misura permanente della propria insufficienza.
5. I genitori migliori
“Chi sarebbero invece i migliori genitori? Sarebbero quelli consapevoli della loro insufficienza e della loro inevitabile natura fallimentare.”
Questa è la frase più liberatoria di tutte. I migliori genitori non sono i più competenti, i più coerenti, i più informati. Sono quelli che sanno di sbagliare e lo riconoscono, lo mostrano, ci tornano sopra quando serve. Quella consapevolezza insegna al figlio qualcosa di molto più prezioso di qualsiasi regola: che si può essere imperfetti e continuare ad andare avanti.
Massimo Recalcati è psicoanalista lacaniano, autore di Il complesso di Telemaco e Cosa resta del padre?, uno degli intellettuali italiani più letti e più ascoltati sulla genitorialità, sulla psicologia del desiderio e sui legami familiari.
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