Le commoventi frasi di Paolo Villaggio prima di morire: “Ho una strana angoscia, andarsene è drammatico”

Il 3 luglio 2017 è morto Paolo Villaggio. Aveva 84 anni. Poco prima di morire, in un’intervista che è rimasta impressa a molti, aveva rilasciato alcune dichiarazioni in cui, per una volta senza la protezione dell’ironia, aveva parlato di quello che sentiva avvicinarsi. Quelle parole, per la loro onestà sorprendente e per la commozione autentica che le attraversava, meritano di essere ricordate e di essere lette con molta attenzione.

frasi di Paolo Villaggio

Morire è un evento formidabile

“Morire è un evento formidabile. Quando ti avvicini a questo grande evento ti viene una strana angoscia.”

“Formidabile” nel senso antico e preciso del termine: qualcosa che suscita tremore, che ha una grandezza che sovrasta. Paolo Villaggio non sta dicendo che è bello: sta dicendo che è enorme. E che di fronte a quella enormità, l’angoscia è una risposta onesta e umana.

“Ve lo confesso: io ce l’ho una strana angoscia”

“Ve lo confesso: io ce l’ho una strana angoscia. Adesso ho 84 anni, ma allora quanto può durare… cosa può durare la vita? La vita dopo un po’ finisce anche per i più grandi.”

Paolo Villaggio usa la parola “confesso”, come se ammettere la paura della morte fosse qualcosa di cui chiedere scusa o almeno qualcosa di insolito e forse un po’ imbarazzante da dire ad alta voce, soprattutto per qualcuno che aveva costruito una carriera intera sull’ironia e sulla distanza comica. E invece è la cosa più profondamente umana del mondo.

La vita finisce per tutti, senza eccezioni. “Anche per i più grandi”. Quella piccola aggiunta è importante: dice che nemmeno il successo enorme, nemmeno la fama duratura, nemmeno l’essere stati amati da milioni di persone per decenni protegge da questo. È uguale per tutti.

“È drammatico andarsene”

“La paura è che tutto sia finito… vabbè, chi se ne frega… non è vero, invece… è drammatico andarsene… mi vien da piangere.”

Questo passaggio è straordinario nella sua struttura e nella sua onestà improvvisa. Villaggio parte con il tono difensivo di chi cerca di non darsi troppo peso, di chi usa il distacco ironico come protezione – “chi se ne frega” – e poi si ferma, si corregge, dice la cosa vera senza più nascondersi: “non è vero, invece”. È drammatico andarsene. È davvero drammatico. E mentre lo dice, piange.

Quello scivolamento dall’ironia al pianto è uno dei momenti più autentici che un personaggio pubblico possa mostrare. Non è debolezza. È la verità che emerge quando si smette di recitare anche solo per un momento.

“Ho pensato di fingere di piangere, e invece piango sul serio”

“Ho pensato di fingere di piangere, prima di dire queste cose, e invece, parlando di queste cose ti rendi conto che piangi sul serio.”

Questa frase dice tutto sul rapporto profondo e complicato tra la recitazione e la verità. Paolo Villaggio – che aveva passato cinquant’anni e più a interpretare personaggi memorabili, a usare il corpo e la voce per comunicare emozioni in modo controllato – pensava di poter fingere anche questa, come aveva fatto mille altre volte. E poi ha scoperto che non si può fingere sempre. Che certi argomenti fanno quello che vogliono, indipendentemente dall’intenzione.

“Vabbè… addio”

La chiusura è quella parola sola: addio. Detto con quella leggerezza malinconica che era la sua firma. Non una conclusione retorica. Il saluto di qualcuno che sa che è vicino, che lo dice senza tante cerimonie, e che in quell’ultima parola porta tutto il peso e tutta la tenerezza di una vita intera.

Paolo Villaggio è stato attore, scrittore, comico, il creatore del Ragioner Fantozzi che ha fatto ridere e riconoscere generazioni di italiani, autore della saga letteraria diventata cult, vincitore del premio BAFTA, Orso d’oro onorario a Berlino, una delle personalità più amate e più originali dello spettacolo e della cultura italiana.

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