Hai mai incontrato qualcuno e sentito un’attrazione intensa, quasi irrazionale? Non necessariamente romantica: quella qualità in loro che ti magnetizza, quella cosa che vorresti avere o essere, quella presenza che non riesci a smettere di ammirare. Jung direbbe che quella qualità è già tua. Solo che non lo sai ancora. E questa intuizione cambia completamente il modo in cui si guardano le persone che ci affascinano.

Le persone affascinanti sono un frammento della nostra personalità
“Tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono riportate indietro. Quindi, se preferiamo non farci ingannare dalle nostre stesse illusioni, dovremo analizzare accuratamente ogni forma di fascinazione per ricavarne, come quintessenza, un frammento della nostra personalità, e ci renderemo a poco a poco conto che, lungo il cammino della vita, non facciamo che incontrare sempre di nuovo noi stessi, sotto mille travestimenti.”
Questa osservazione di Carl Gustav Jung è una delle più scomode – e delle più liberatorie al tempo stesso – che la psicologia del profondo abbia mai prodotto.
Cosa sono le “parti scisse”
Jung elaborò il concetto di “Ombra”, quella parte della personalità che viene repressa o rimossa perché ritenuta inaccettabile, incompatibile con l’immagine che si vuole dare di sé o con i valori ricevuti dall’educazione. L’Ombra non scompare: rimane nell’inconscio. E si manifesta in modo indiretto, proiettandosi sugli altri.
Quando qualcuno ti affascina profondamente, stai proiettando su di loro una qualità che appartiene alla tua Ombra. Non alla tua parte negativa necessariamente, anche la parte positiva può essere rimossa. Chi è cresciuto in un ambiente che sminuiva la creatività può aver rimosso quella qualità profondamente. Chi è cresciuto con messaggi di modestia eccessiva e costante può aver rimosso l’ambizione o la gioia come qualcosa di inaccettabile. E quando incontra qualcuno che incarna quelle qualità, sente quella vibrazione intensa.
Il cammino come incontro con se stessi
La parte più straordinaria del testo di Jung è la conclusione: lungo il cammino della vita non facciamo che incontrare sempre di nuovo noi stessi, sotto mille travestimenti. Ogni persona davvero significativa che incontriamo è uno specchio. Ogni fascinazione è una freccia che punta verso una parte di noi non ancora riconosciuta.
Questo non significa che le altre persone non esistano o non contino. Significa che quello che le rende significative per noi – quella qualità specifica che ci colpisce – dice qualcosa di preciso su di noi. E che recuperare quella qualità, integrarla invece di ammirarla solo negli altri, è una delle forme più profonde di crescita.
Come usare questa idea nella vita quotidiana
La prossima volta che sei intensamente attratto da qualcuno – che lo ammiri con intensità, che lo invidi in modo che ti sorprende, che ti sembra irraggiungibile – chiediti: quale qualità specifica mi colpisce? Cosa ha lui o lei che io percepisco come mancante in me? La risposta a quella domanda non è una descrizione dell’altro. È una mappa di te.
Jung non dice che devi diventare come quella persona. Dice che quella qualità è già in te, in forma latente e non ancora riconosciuta. Il lavoro è trovarla, riconoscerla, darle spazio nella tua vita, invece di continuare a inseguirla negli altri senza mai portarla a casa.
Quando la fascinazione diventa riconoscimento
C’è un momento preciso, in questo processo, che Jung descrive come trasformativo: quando si smette di cercare quella qualità nell’altro e si comincia a coltivarla in se stessi. L’ammirazione si trasforma in riconoscimento. Invece di inseguire qualcuno che incarna la libertà, si comincia a permettersi di essere liberi. Invece di ammirare chi crea, si comincia a creare.
Quel passaggio – dall’ammirazione alla integrazione – è quello che Jung chiamava individuazione: il processo di diventare pienamente se stessi, recuperando le parti negate o dimenticate. Non è un processo rapido. Ma ogni fascinazione consapevolmente analizzata è un passo in quella direzione.
Chi era Carl Gustav Jung
Carl Gustav Jung nacque a Kesswil, in Svizzera, nel 1875 e morì nel 1961. Medico e psichiatra, allievo e poi antagonista intellettuale di Freud, fondò la psicologia analitica. I suoi contributi – il concetto di inconscio collettivo, gli archetipi, il processo di individuazione, l’Ombra – hanno influenzato non solo la psicologia ma la letteratura, l’arte e la filosofia del Novecento. La sua opera rimane tra le più citate nei campi della psicologia clinica, della creatività e della spiritualità laica.
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