I santi della porta accanto: verso Ognissanti, le frasi di Papa Francesco sulla santità nascosta in chi hai vicino

Il 1° novembre si celebra Ognissanti: la festa di tutti i santi, non solo di quelli con il nome sul calendario. È una distinzione che Papa Francesco ha voluto rendere concreta in uno dei suoi documenti più letti, l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate del 2018. Il messaggio centrale è semplice e, per molti, inaspettato: i santi più veri spesso non li troviamo nei libri di agiografia. Li troviamo accanto a noi.

santi della porta accanto

Il passo di Gaudete et exsultate, n. 7

Nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (“Rallegratevi ed esultate”, dal versetto delle Beatitudini), pubblicata il 19 marzo 2018, Papa Francesco scrive al numero 7:

“Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. […] Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio.” – Papa Francesco, Gaudete et exsultate, n. 7, 19 marzo 2018

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Cosa intende Francesco con “popolo di Dio paziente”

La parola “paziente” qui non significa rassegnato. Nella tradizione cristiana, la pazienza – dal latino patientia, che viene da patior, sopportare – è una virtù attiva: è la capacità di tenere fermo, di non cedere, di continuare a fare bene anche quando non se ne vede il senso immediato.

Il “popolo di Dio paziente” è quello che non occupa le prime pagine. È chi si alza presto per andare a lavorare e torna tardi. È chi sta accanto a un familiare malato per settimane, per mesi, per anni, senza che ci sia un finale felice in vista. È chi insegna, chi cura, chi cresce figli, chi porta avanti qualcosa di ordinario con una fedeltà che non ha nulla di spettacolare ma ha tutto di solido.

Papa Francesco, in questo passo, non sta dicendo che tutti vanno in paradiso automaticamente. Sta dicendo che la santità si trova anche lì. Soprattutto lì.

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Due esempi concreti di santità della porta accanto

La madre che rimane sveglia di notte. Non una sola notte: le notti, per mesi o anni, quando un figlio è malato o attraversa un momento difficile. Non perché abbia voglia. Non perché si senta eroica. Perché non riesce a fare altrimenti. Quella veglia silenziosa, che nessuno vede e nessuno premia, è esattamente la forma di presenza di cui parla Francesco.

L’anziano che continua a fare la spesa al vicino. In molti palazzi italiani, soprattutto nelle grandi città, c’è qualcuno – spesso un’anziana, a volte un pensionato – che porta la spesa al vicino che non può uscire, che suona il campanello per controllare che stia bene, che si ricorda di chiamare nei giorni di festa. Lo fa senza aspettarsi gratitudine, senza che nessuno lo sappia. È la santità della porta accanto: letterale.

Chi è stato per te un “santo della porta accanto”?

Quasi tutti, se ci pensano, trovano qualcuno. Non necessariamente una persona religiosa nel senso tradizionale del termine. Qualcuno che ha fatto le cose difficili senza farsene un vanto, che è rimasto quando sarebbe stato più comodo andarsene, che ha continuato a dare quando non aveva niente da guadagnare.

Per molti è una nonna. Per altri è un insegnante delle medie, dimenticato per vent’anni e poi improvvisamente presente al momento giusto. Per altri ancora è un vicino, un collega, un amico che c’era sempre e che si è capito solo dopo quanto valesse quella presenza.

Il 1° novembre è anche questo: fermarsi un momento a pensare a chi, nella propria vita, ha incarnato qualcosa che assomiglia a quello che Francesco descrive. Qualcuno che non sarà mai canonizzato, che non avrà mai il nome su un calendario. Ma che è stato, in qualche momento della tua vita, un riflesso della presenza di qualcosa di buono nel mondo.

Perché questa festa conta ancora

Ognissanti è una delle feste più antiche del calendario cristiano: le prime tracce di una celebrazione dedicata a tutti i martiri risalgono al IV secolo, e la data del 1° novembre fu fissata nel IX secolo da papa Gregorio IV. Nei secoli si è sovrapposta a tradizioni molto diverse – tra cui quelle che confluiranno in Halloween – ma il suo significato centrale è rimasto: ricordare che il bene ordinario conta, che le vite ordinarie contano, che chi non lascia traccia visibile nella storia non è necessariamente chi non ha lasciato traccia.

La «santità della porta accanto» di cui parla Francesco non è una consolazione per chi non è riuscito a fare grandi cose. È un cambio di prospettiva su cosa siano le grandi cose: non le imprese eccezionali, ma la fedeltà quotidiana. Non i gesti straordinari, ma la continuità di quelli ordinari. Non la vita da raccontare, ma la vita da vivere.

Chi ti viene in mente?