La vecchiaia è davvero la fine di tutto o può ancora essere piena di piaceri? Dialogo tra Cicerone e Seneca

E se proprio nella vecchiaia due filosofi, così vicini nel pensiero, finissero per mostrare due modi diversi di vivere l’ultima stagione della vita? In un giardino sospeso tra il tempo di Roma e quello di chi legge oggi, Cicerone e Seneca si incontrano per parlare di ciò che quasi tutti temono prima o poi: l’arrivo della vecchiaia.

Per Cicerone:

“La vecchiaia è il compimento della vita, l’ultimo atto della commedia.”

Invece, per Seneca:

“Amiamo e apprezziamo la vecchiaia; perché è piena se si sa come usarla.”

Da questo incontro nasce una domanda che riguarda chiunque, anche chi è ancora lontano da quell’età: la vecchiaia è davvero una lenta rinuncia o può diventare uno dei momenti più ricchi dell’esistenza? Viene quasi da chiedersi: se li ascoltassi oggi, seduto su una panchina di un parco, mentre osservi le persone passare, cosa direbbero del tuo modo di guardare il tempo che scorre? E che domande ti porresti?

Dialogo tra Cicerone e Seneca

Cosa succede quando Cicerone e Seneca provano a definire la vecchiaia

«Che posto curioso», dice Cicerone osservando le vasche avvolte dal vapore. «Ogni mattina qui ricomincia qualcosa.»
Seneca sorride mentre un cameriere appoggia sul tavolo due tisane ancora fumanti.
«Eppure, quasi tutti entrano pensando a quello che li aspetta dopo, non al momento che stanno vivendo.»

Cicerone prende la tazza tra le mani.
«Forse è per questo che la vecchiaia spaventa così tanto. Si continua a guardarla come se fosse soltanto la fine, dimenticando che è anche il compimento di tutto ciò che è venuto prima.»

Seneca lo osserva.
«O forse perché pochi imparano a usare il tempo che hanno, a qualunque età. E senza questa capacità, anche una vita lunga sembra troppo breve.»

Poco distante, l’addetto continua ad accompagnare gli ospiti tra le vasche. Distribuisce teli, indica i percorsi, sistema con cura gli spazi. Passando accanto ai due uomini, non può fare a meno di sentire alcune parole: vecchiaia, tempo, compimento.

Mentre porge un asciugamano a un cliente anziano, si accorge di una cosa: l’uomo non guarda l’orologio, non ha fretta di spostarsi da una vasca all’altra. Rimane immobile, lasciando che l’acqua calda lo avvolga. L’addetto si ritrova a pensare: Perché io corro continuamente? Perché ho sempre l’impressione che il tempo non basti? E se il problema non fosse quanti anni ho, ma il modo in cui li vivo?

Intanto Cicerone segue con lo sguardo quella scena.
«Vedi quell’uomo?» dice indicando il cliente anziano. «Molti credono che con gli anni diminuiscano i piaceri. Io credo, invece, che cambino. E proprio per questo acquistino un valore diverso
Seneca annuisce.
«Perché il piacere non dipende dall’età, ma dall’animo. C’è chi arriva vecchio senza aver mai imparato a vivere, e chi invece scopre soltanto allora ciò che conta davvero.»

Cicerone si volta verso di lui.
«Allora dimmi: la vecchiaia ci sottrae qualcosa o ci insegna finalmente a vedere ciò che abbiamo?»
Seneca risponde senza esitazione.
«Fa entrambe le cose. Toglie ciò che è superfluo e, se siamo disposti ad accettarlo, lascia emergere l’essenziale

Per un momento il brusio delle terme sembra coprire ogni parola. Il lieve scorrere dell’acqua, il vapore che sale nell’aria, le persone che si muovono lentamente tra le vasche rendono quella conversazione quasi invisibile, eppure incredibilmente vicina.

Poi Cicerone riprende.
«Molti temono la vecchiaia perché la confondono con la perdita
Seneca sorride appena.
«Quando invece può essere il tempo della misura. Non perché resti meno tempo da vivere, ma perché si impara finalmente a sprecarne di meno.»

Cicerone appoggia la tazza.
«La natura non ci conduce fin qui per punirci, ma per insegnarci che ogni stagione ha il suo compimento
Seneca alza lo sguardo verso la sala.
«E che una vita piena non dipende da quanti anni restano, ma da quanto siamo capaci di viverli

Nel frattempo l’addetto accompagna l’ultimo ospite, si ferma per un istante e osserva le terme. Per la prima volta non vede soltanto persone da assistere, ma storie diverse che scorrono con la stessa calma dell’acqua che riempie le vasche ogni giorno.

Seneca rompe il silenzio.
«La vecchiaia non è povera. È povero soltanto chi arriva fin lì senza aver imparato a vivere il presente
Cicerone annuisce.
«Ed è forse questo l’insegnamento più grande: ricordarci che il valore della vita non diminuisce con il passare degli anni
Seneca sorride.
«Cambia soltanto il modo in cui possiamo gustarla.»
Cicerone si alza.
«Allora la vecchiaia non è la fine del piacere
Seneca lo segue.
«È il momento in cui impariamo che i piaceri più profondi sono spesso anche i più semplici

Cos’è la vecchiaia?

Forse la risposta non sta nello scegliere tra le due prospettive. La vecchiaia non è semplicemente il tempo in cui qualcosa finisce, né è automaticamente un’età più saggia o più serena. Diventa ciò che siamo capaci di farne. Cicerone ci invita a guardarla come il naturale compimento della vita, una stagione che acquista valore proprio perché raccoglie tutto ciò che l’ha preceduta. Seneca, invece, ricorda che nessuna età è ricca di per sé: lo diventa solo se impariamo a usare bene il tempo che ci è dato. Una visione completa l’altra. Non basta arrivare alla vecchiaia; bisogna arrivarci avendo imparato a vivere.

Questa riflessione riguarda molto più il futuro. Ci riguarda ogni volta che rimandiamo ciò che conta, convinti che ci sarà sempre un momento migliore per farlo. Ogni volta che attraversiamo le giornate con la fretta di arrivare alla successiva, senza accorgerci di quella che stiamo vivendo.

Non elimina la paura di invecchiare – quella fa parte della natura umana – ma può trasformarla. La vecchiaia smette di essere soltanto qualcosa da temere e diventa un invito a guardare il tempo con occhi diversi. E forse è proprio questo il punto in cui Cicerone e Seneca si incontrano: ricordarci che una vita ben vissuta e piena non si misura dagli anni che restano, ma dalla capacità di dare valore a quelli che stiamo vivendo, qualunque sia la nostra età.

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