Roberto Vecchioni – cantautore, professore di liceo per decenni, autore di canzoni come Samarcanda e Chiamami ancora amore – non parla degli insegnanti da teorico. Ha passato una vita intera in classe, dalla parte della cattedra, a guardare adolescenti fare esattamente quello che descrive questa frase. E ha anche visto i genitori di quegli adolescenti: come reagivano, cosa si aspettavano, cosa chiedevano. Quello che dice è scomodo per i genitori di oggi. Ma vale la pena ascoltarlo.

Non credete ai figli che dicono di essere stravolti dagli insegnanti
“Se vostro figlio torna a casa e dice di essere stravolto, non credetegli, non esistono insegnanti che li stravolgono.”
Detto da un ex insegnante che ha passato una vita in classe, questa frase ha un peso diverso. Vecchioni non sta difendendo i colleghi per corporativismo. Sta descrivendo qualcosa di preciso su come i ragazzi raccontano la scuola ai genitori e su come i genitori reagiscono a quel racconto.
Perché i ragazzi dicono di essere “stravolti”
Un adolescente che dice di essere stato “stravolto” da un insegnante ha ricevuto quasi sempre una di queste cose: una valutazione che non si aspettava, una critica al suo lavoro, una richiesta di impegno superiore a quello che stava mettendo, o semplicemente qualcuno che non ha ceduto alla sua versione delle cose. Niente di tutto questo è stravolgente nel senso drammatico del termine. Ma lo diventa nel racconto, perché il confronto con un adulto esigente, specialmente quando si è abituati a ricevere conferme, può sembrare un attacco.
La psicologa dell’educazione Carol Dweck ha studiato per decenni come i ragazzi reagiscono alle critiche: chi ha un “fixed mindset” interpreta la critica come un giudizio sul proprio valore, non sul lavoro. Per loro, un voto basso o una richiesta di fare meglio non è un’informazione: è un insulto. Ed è lì che nasce il “mi ha stravolto”.
Il problema con i genitori che ci credono
Il vero problema non è che i ragazzi si lamentino, è normale, lo hanno sempre fatto, e probabilmente lo fai anche tu ancora adesso in situazioni simili. Il problema è quando i genitori prendono quella lamentela come verità assoluta, senza fare nessuna domanda, e si schierano automaticamente dalla parte del figlio contro l’insegnante. Quella reazione – per quanto comprensibilissima come impulso protettivo – priva il ragazzo di qualcosa di fondamentale: l’esperienza di essere in torto, di ricevere una valutazione critica, e di doverci fare i conti senza che qualcuno venga a risolvergli il problema.
Gli insegnanti che “stravolgono”, nella versione dei ragazzi, sono quasi sempre quelli che li mettono alla prova. Quelli che esigono, che non abbassano l’asticella, che non accettano il minimo sforzo come risultato sufficiente. Sono, paradossalmente, i migliori, e quelli che i ragazzi ricorderanno di più, anche se non lo sanno ancora. E Vecchioni – che ha insegnato letteratura greca e latina per decenni, che ha visto generazioni di ragazzi passare davanti alla sua cattedra – lo sa bene da entrambe le parti.
Il paradosso dell’insegnante che “stravolgeva”
C’è una domanda che vale la pena farti adesso: hai un ricordo nitido di un insegnante che ti ha cambiato qualcosa? Quasi certamente quella persona non era comoda. Era esigente, o strana, o ti chiedeva qualcosa che non ti aspettavi e non capivi perché. Forse anche tu, a casa, dicevi ai tuoi genitori che ti faceva del male. E invece ti stava facendo crescere in un modo che hai capito molto dopo.
Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono situazioni “limite” ed esistono anche insegnanti che, davvero, possono stravolgere la vita di un ragazzo. Ma sono davvero pochi, e bisogna essere molto attenti a cercare di capire dove sta la verità.
Cosa puoi fare per capire dove sta la verità
Ascolta tuo figlio. Prendi sempre sul serio il suo disagio, che è reale anche quando la causa non è esattamente quella che racconta. Ma poi fai domande vere. Chiedigli cosa ha fatto lui, come ha risposto, cosa pensa che gli sia stato chiesto. La risposta a quelle domande è spesso molto più illuminante di tutta la lamentela iniziale messa insieme. E quella conversazione – quella in cui non stai solo dalla sua parte, ma lo aiuti a guardare la situazione da fuori – è molto più utile di una telefonata all’insegnante.
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