Il matrimonio è come il Mosè di Michelangelo, un’opera mai finita che richiede coraggio: 3 citazioni di Galimberti

Umberto Galimberti non è il tipo che ti rassicura sul matrimonio. Non ti dice che se vi amate abbastanza andrà tutto bene, che basta la buona volontà, che con il dialogo si supera tutto. Ti dice invece qualcosa di più scomodo e di più interessante: che l’amore romantico è solo il punto di partenza, e che il vero lavoro viene dopo: un lavoro lungo, difficile, per molti sorprendente. Ma bello in un modo completamente diverso da come te lo aspettavi quando hai detto sì, o da come lo immaginavi guardando i film sentimentali in cui la storia finisce sempre con il bacio.

citazioni di Galimberti

1. Il matrimonio come opera d’arte

“Il matrimonio è un’opera d’arte, una sorta di sguardo un po’ simile a quello che Michelangelo aveva per il Mosè; continuava a scolpirlo, mai soddisfatto e alla fine, quando avrebbe raggiunto la perfezione, gli ha scaraventato addosso lo scalpello e gli ha chiesto: ‘Perché non parli!’. C’è qualcosa ancora di segreto in quel marmo.”

L’immagine è potente e inquietante al tempo stesso: Michelangelo e il Mosè. La leggenda vuole che lo scultore, dopo anni di lavoro ossessivo sulla statua, convinto di aver raggiunto la perfezione assoluta, abbia colpito il marmo con il martello chiedendogli perché non parlasse. Era arrivato così vicino al vivo che si aspettava una risposta.

Galimberti usa questa storia per dire che una relazione profonda ha sempre qualcosa di inesauribile, un “segreto nel marmo” che non si finisce mai di scoprire. Il matrimonio non è un problema da risolvere una volta per tutte: è un’opera a cui lavorare per tutta la vita, senza la garanzia che parli.

2. Il salto mortale

“Con l’innamoramento non dovete far niente, ma il salto mortale è passare dall’innamoramento all’amore e, ancora più difficile, al matrimonio, che è una decisione eterna.”

L’innamoramento è automatico: chimica, neurobiologia, dopamina. Non richiede nessuno sforzo da parte tua: arriva, ti travolge, ti convince che quella persona è perfetta. Il problema è che dura dai diciotto mesi ai tre anni. Poi si stabilizza, la scintilla si attenua, e quello che rimane sei tu con un’altra persona nella vita quotidiana, con le sue abitudini, le sue stanchezze, le sue richieste. E lì inizia la parte che nessuno ti aveva preparato: costruire qualcosa che non sia più alimentato dall’ormone dell’innamoramento, ma da qualcosa di più solido, consapevole e deliberato. Galimberti lo chiama “salto mortale”. Non esagera.

3. Michelangelo o le passioni

“O siete capaci di qualcosa di simile a quello che ha fatto Michelangelo con Mosè o evitate i matrimoni e non imbarcatevi nell’amore, rimanete a quel livello elementare che sono le passioni.”

Questa è la più scomoda. Galimberti non condanna chi non ce la fa, dice semplicemente che il matrimonio richiede un tipo di capacità che non tutti vogliono o possono sviluppare.

Le “passioni elementari” non sono qualcosa di negativo: sono intense, vive, reali. Ma sono diverse dall’impegno a lungo termine che il matrimonio – come lo intende lui – richiede. Meglio essere onesti su quello che si è in grado di fare, che promettere qualcosa che non si è pronti a mantenere.

Cosa significa scolpire una relazione

Nella pratica quotidiana, cosa vuol dire fare quello che faceva Michelangelo con il Mosè? Significa non lasciare la relazione in autopilota per mesi o anni, non dare per scontato che l’altro sappia ancora cosa provi, che il legame si mantenga da solo senza nutrimento, che le difficoltà accantonate si risolvano da sole col tempo.

Significa tornare continuamente a lavorarci, con la stessa curiosità di chi scopre qualcosa di nuovo invece che con la rassegnazione di chi conosce già tutto. Significa che quel “qualcosa di segreto nel marmo” – quel nucleo dell’altro che non hai ancora capito del tutto – è una risorsa, non un problema. È la ragione per cui vale la pena continuare a guardare.

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